Mai come ora, visti i recenti scandali afferenti alla carne equina, la trasparenza nei rapporti tra aziende alimentari e consumatori ha registrato un’importanza così prioritaria. E proprio oggi si apprende dalle fonti di cronaca del sequestro di 2 quintali e mezzo di latte in polvere in un caseificio novarese specializzato nella produzione di formaggi tutelati DOP. I quantitativi di latte in polvere erano stoccati in un magazzino adibito a deposito di materie prime. Ricordiamo che sia la detenzione negli stabilimenti che l’impiego di latte in polvere nelle produzioni casearie sono illegali. In Italia lo sono da ben 40 anni. Siamo quindi di fronte ad una vera e propria frode in commercio.

Perché in tali casi il latte in polvere è illegale e quali sono le differenze con quello fresco? Usare il latte in polvere innanzitutto è molto conveniente: costa un decimo rispetto a quello fresco. Inoltre è di più semplice gestione visto che non è deperibile e si trasporta facilmente. Per questi motivi il produttore trarrebbe un grande vantaggio economico dal suo utilizzo ma, ricordiamo ancora una volta, tutto ciò è illegale. Si consideri infatti, a titolo esemplificativo, che per l’ottenimento del marchio Dop del gorgonzola è necessario che sia utilizzato esclusivamente latte intero vaccino proveniente da allevamenti situati solo in specifiche provincie italiane.

“Siamo probabilmente di fronte ad un altro caso di inganno ai danni al consumatore – commenta Ivano Giacomelli, Segretario del Codici – Ancora una volta scopriamo quanto sia probabile l’evenienza di non sapere precisamente quello che si mangia. Il Codici chiede di rendere pubblici i nominativi dei formaggi prodotti negli stabilimenti dove è avvenuto il sequestro. Tutto ciò si rende necessario per tutelare il diritto al consumatore ad essere informato, a consumare alimenti di qualità non inferiore a quella dichiarata e alimenti la cui composizione non sia diversa da quella descritta in etichetta”.