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Sky, secondo l’Adoc il 48% dei clienti lamenta problemi

Sky, il 48% dei clienti lamenta problemi, SkyGo il servizio più criticato
Il 45% delle segnalazioni per SkyGo, problemi anche per My Sky HD (24%) e Sky Digital Key (22%)

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Roma, 12 marzo 2015 – Quasi un cliente su due di Sky ha lamentato almeno un problema con l’emittente televisiva satellitare, secondo un’indagine dell’Adoc. Tra i più servizi più problematici al primo posto SkyGo, il 45% delle segnalazioni riguarda il servizio che permette di vedere i canali Sky su pc e dispositivi mobili.
“Dalle segnalazioni che ci sono giunte negli ultimi mesi il 48% dei clienti Sky ha lamentato almeno un problema con i servizi offerta dall’emittente satellitare nell’ultimo anno – dichiara Lamberto Santini, Presidente dell’Adoc – la maggior parte dei problemi riguarda l’utilizzo del servizio Sky Go, specialmente in concomitanza con i principali eventi sportivi, come gli incontri di calcio della Seria A, o televisivi legati ai reality trasmessi sui canali satellitari. Gli utenti hanno rilevato difficoltà sia ad accedere alla visione dei contenuti sia a proseguire nella visione degli stessi, con il segnale che cade per ore. Benché il servizio sia gratuito, l’utilizzo del servizio è riservato in via esclusiva ai clienti Sky che pagano ogni mese ingenti somme per poi non avere, in pratica, un servizio di qualità e in linea con le aspettative. I clienti spesso hanno contestato anche il limite di due soli dispositivi per utilizzare il servizio, ai loro occhi eccessivamente riduttivo. Il resto delle segnalazioni riguarda: il non corretto funzionamento del decoder My Sky HD (24%), in particolare per quanto riguarda errori nella registrazione dei programmi e, in misura minore, nelle difficoltà legata al download dei contenuti on-demand, che avvengono spesso ad una velocità ridotta, anche per problemi legati alle connessioni internet; l’impossibilità di accedere ai canali del digitale terrestre utilizzando la Sky Digital Key: in questo caso il 20% dei clienti lamenta di non avere accesso ai canali regolarmente trasmessi in digitale terrestre, compresi i principali canali Rai e Mediaset. Una situazione particolarmente limitante soprattutto in occasione di eventi criptati trasmessi sui canali normalmente in chiaro che, quindi, non possono essere visti dai clienti Sky. L’ultima situazione, 8% delle segnalazioni, riguarda i blackout totali che saltuariamente si verificano, rendendo impossibile la visione dei canali Sky. Una situazione spesso legata a episodi di maltempo ma che si è verificata anche in situazioni di assoluta normalità. Come Adoc siamo assolutamente favorevoli alla presenza di una concorrenza di qualità nel panorama televisivo italiano ma i costi sostenuti dai clienti Sky spesso non trovano riscontro nella qualità del servizio offerto. Con questo invitiamo Sky a un confronto con i consumatori per migliorare i servizi offerti alla clientela”.
L’Adoc segnala anche le lamentele da parte dei consumatori relativamente alla pubblicità aggressiva, via call center, da parte di Sky, anche verso i propri clienti.
“Riceviamo continuamente segnalazioni da parte di consumatori esausti di ricevere chiamate pubblicitarie da parte di Sky, anche tre o quattro volte al giorno – continua Santini – crediamo che la pubblicità aggressiva sia, in generale, un comportamento scorretto e lesivo della privacy, che contestiamo apertamente. Per questo invitiamo Sky e tutte le aziende che adottano tali comportamenti a eliminarli dalla loro attività”.

Problemi segnalati di Sky
Problemi segnalati
% clienti
Blackout totale 8%
My Sky HD 24%
Sky Go 45%
Sky Digital Key 20%

N.B. Indagine basata su un campione di 130 consumatori

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Consumatori

Calcio 2018/19, sanzioni per 7 milioni di euro a SKY per pubblicità ingannevole e pratica aggressiva

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COMUNICATO STAMPA


L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso l’istruttoria avviata nei confronti di SKY Italia, accertando due violazioni del Codice del Consumo e irrogando alla società sanzioni per complessivi 7 milioni di euro.

L’Autorità ha rilevato che SKY non ha fornito informazioni chiare e immediate sul contenuto del pacchetto Calcio per la stagione 2018/19, lasciando intendere ai potenziali nuovi clienti che tale pacchetto fosse comprensivo di tutte le partite del campionato di serie A come nel triennio precedente.

Il consumatore appassionato di calcio, pertanto, in assenza di informazioni che veicolassero immediatamente e con la dovuta rilevanza i contenuti dell’offerta e in particolare le limitazioni sul numero di partite disponibili (7 su 10 per ciascuna giornata di campionato), sarebbe potuto facilmente incorrere nell’errore di ritenere compreso nel pacchetto SKY Calcio l’intero campionato di calcio di serie A, assumendo così una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso, ossia l’attivazione dell’abbonamento a tale servizio per la stagione calcistica 2018/19.

L’Autorità ha inoltre accertato che SKY ha attuato una pratica aggressiva in quanto ha esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei clienti abbonati al pacchetto SKY Calcio, i quali, a fronte di una rilevante ridefinizione dei suoi contenuti (riduzione del 30% delle partite di serie A e cancellazione dell’intero torneo di serie B) non sono stati posti nella condizione di poter assumere liberamente una decisione in merito al mantenimento o meno del pacchetto. Gli abbonati a tale servizio sono stati costretti a scegliere tra due possibilità, entrambe svantaggiose, ossia la prosecuzione degli addebiti, tra l’altro in misura invariata, nonostante il contenuto diverso e ridotto del pacchetto rispetto a quello originariamente scelto, oppure il recesso dal contratto a titolo oneroso, con il pagamento di penali e/o la perdita di sconti e promozioni connessi alle offerte con vincolo di durata minima.

Roma, 18 febbraio 2019

www.agcm.it

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Consumatori

Accordo Eni e RenOils per incrementare la raccolta degli oli alimentari usati e di frittura

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L’accordo prevede anche la realizzazione di campagne di informazione ed
educazione ambientale per raccontare i vantaggi dell’utilizzo di oli esausti per la produzione di carburanti alternativi a quelli fossili

Roma, 14 febbraio 2019 – Eni e RenOils, Consorzio nazionale degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, costituito nel 2016 con lo scopo di assicurare la corretta gestione della raccolta, del trasporto, dello stoccaggio, del trattamento e il riutilizzo degli oli vegetali e dei grassi animali esausti, hanno sottoscritto oggi un accordo di collaborazione volto a favorire il recupero degli oli vegetali esausti.
Eni, che attualmente utilizza circa il 50% degli oli alimentari usati disponibili in Italia, grazie anche alle aziende di rigenerazione aderenti a RenOils amplierà la possibilità di impiegare questi rifiuti per produrre biocarburante di alta qualità nella bioraffineria di Venezia, a Porto
Marghera, e a breve anche a Gela.
La lettera di intenti, sottoscritta oggi da Giuseppe Ricci, Chief Refining & Marketing Officer di Eni, e dal Presidente di RenOils Ennio Fano, prevede anche la realizzazione di campagne di informazione ed educazione ambientale per raccontare i vantaggi dell’utilizzo di oli esausti
per la produzione di carburanti alternativi a quelli fossili e di progetti di sensibilizzazione delle associazioni di categoria, dei consumatori e ambientaliste.
L’obiettivo è incrementare la raccolta e il corretto conferimento: oggi gli oli esausti prodotti a livello domestico sono quasi interamente dispersi. Nel 2018 sono state raccolte circa 75.000 tonnellate di olio alimentare di scarto, quasi esclusivamente prodotte dal settore della ristorazione e dell’industria, che rappresentano solo il 25% dell’olio prodotto in Italia, che ammonta a circa 280.000 tonnellate all’anno.
La maggior parte della produzione avviene quindi nelle case, e lo smaltimento avviene per lo più negli scarichi perché la maggior parte dei cittadini non sa che eliminare gli oli di frittura attraverso la rete fognaria può comportare gravi conseguenze ambientali. Oltre a intasare il sistema di scarico domestico e delle reti fognarie con incremento dei costi di manutenzione, lo smaltimento attraverso la rete fognaria pregiudica il corretto funzionamento dei depuratori, aumentando i costi di depurazione. Un litro di olio genera fino a 4 kg di fanghi di depurazione che dovranno poi essere gestiti come rifiuto, può giungere alle falde e rendere l’acqua non
potabile e crea inquinamento delle acque superficiali, cioè laghi, fiumi e mare con danni all’ecosistema, alla flora e alla fauna. Se disperso in acqua forma un “velo” che impedisce ai raggi solari di penetrare, causando ingenti danni all’ambiente.
RenOils ha l’obiettivo di contribuire in modo efficiente e partecipato alla gestione del sistema del riciclo degli oli esausti in Italia, incrementandone la raccolta. A oggi, sono 254 le associazioni e le imprese della filiera associate, a partire dai produttori di olio per uso alimentare, ai riciclatori e ai recuperatori del rifiuto. Il Consorzio agisce in mutualità per il conseguimento degli obiettivi ambientali che il Ministero dell’Ambiente (dal quale ha ottenuto il riconoscimento nel 2018) ha fissato per il settore. RenOils ha realizzato, in collaborazione l’Università di Roma Tor Vergata, il primo sistema di monitoraggio del comparto degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti (R_O_S) che opera su base geografica ed è fruibili all’interno di una piattaforma web. Questo tracciamento è di fondamentale importanza ai fini dell’accordo con Eni per l’impiego degli oli vegetali esausti per la produzione di biocarburante.
L’accordo siglato oggi è un ennesimo tassello delle iniziative di Eni finalizzate a mettere in atto un circuito virtuoso di “economia circolare” per la raccolta di materie di scarto che vengono, una volta purificate e rigenerate, trasformate in biocarburanti di alta qualità presso strutture industriali nazionali, dando piena valorizzazione a una risorsa energetica nazionale.

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Diamanti investiti tramite IDB: invia il Modulo entro l’8 marzo

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8 Febbraio 2019

Torniamo a parlare di diamanti da investimento, un tema che da molto tempo ha causato non pochi problemi ai risparmiatori, soprattutto se consideriamo che, negli ultimi anni, alcuni professionisti del settore, tra cui Intermarket Diamond Business (IDB), sono stati sanzionati dall’Antitrust per aver fornito informazioni poco trasparenti e ingannevoli sull’effettivo mercato di questo bene-investimento.

Pochi giorni fa, Intermarket Diamond Business è fallita e risparmiatori si sono giustamente preoccupati per i propri soldi.

Se hai investito in diamanti tramite IDB, puoi recuperare le tue pietre preziose: infatti, come ha spiegato il Curatore fallimentare, i diamanti dei consumatori non saranno registrati tra i beni sequestrati e quindi potranno essere recuperati ai sensi dell’art 87-bis Legge Fallimentare.

Cosa fare per recuperare le pietre?

È necessario contattare il Curatore fallimentare utilizzando l’apposita casella PEC di riferimento f41.2019milano@pecfallimenti.it e allegare la seguente documentazione:

  • Modulo di richiesta compilato
  • Copia del contratto di acquisto
  • Copia del codice identificativo della pietra
  • Copia del contratto di deposito.

Attenzione: I documenti dovranno essere in formato pdf e ognuno in uno specifico allegato.

Es. Allegato modulo.pdf / Allegato contratto.pdf / Allegato codice.pdf /Allegato contratto.pdf

Entro quando?

  • L’ultima data utile per l’invio del Modulo di richiesta è: Venerdì 8 marzo.

IMPORTANTE: Se non hai una casella PEC o hai bisogno di assistenza, rivolgiti alle sedi territoriali Adiconsum e fai valere i tuoi diritti.

#FacciamoCrescereTutele

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