Il concetto di città sta inevitabilmente cambiando. Nel meglio. Gli agglomerati urbani hanno avuto nella storia differenti origini ed evoluzioni e le progettazioni o gli aggiustamenti alla struttura sono sempre stati fatti a fini di sicurezza (nell’antichità), di igiene e di viabilità nelle epoche più recenti. Da qualche decennio però l’urbanistica è cambiata dato che la tendenza, anzi la necessità, è quella di avere città eco sostenibili, città “smart” intelligenti, cioè città in cui non c’è nessuno spreco di energia ne di spazio.

Nel continente Europeo abbiamo disperato bisogno di rendere le nostre città più intelligenti: alta densità di popolazione, urbanizzazione diffusa, e scarsità di risorse fanno del Vecchio Mondo una zona vulnerabile dal punto di vista energetico. Che senso ha oggi costruire nuove aree residenziali senza riprogettare le città? Quanti sono i capannoni, i palazzi, i caseggiati completamente abbandonati al degrado in ogni anche piccolo paesino della vecchia Europa? L’ottimizzazione energetica ed ambientale passa per l’ottimizzazione degli spazi: edifici vuoti e cadenti, aree coperte di rifiuti, non solo sono brutte e pericolose, ma possono essere recuperate e trasformate in edifici utili, in modo da non consumare suolo inutilmente al di fuori della città e per migliorare l’efficienza della rete dei trasporti e di quella energetica che non dovranno fare, per dirla in parole povere, troppi giri.

Un esempio di questo concetto di città intelligente ottimizzata in ogni suo aspetto è Vienna: una zona destinata alla costruzione di nuovi quartieri residenziali è stata progettata in modo tale che il trasporto pubblico,edifici autonomi energeticamente, e design siano stati pensati insieme. Il risultato? L’abbattimento dei costi del’80% un risultato inaspettato anche per i progettisti! L’Italia è ancora indietro: il 75% delle abitazioni del Belpaese è stata costruita prima dell’introduzione delle prime normative edilizie sull’efficienza energetica, per prima di pensare al nuovo bisogna lavorare per ottimizzare tutto il patrimonio edilizio che già abbiamo e se alcune Regioni non si decidono ad applicare regolamenti comunitari già ratificati dallo Stato Italiano, il cammino è ancora lungo.

Esperimenti italiani di Smart City in corso oggi li troviamo ad esempio, nel quartiere San Girolamo Fesca a Bari e a Porto Potenza Picena dove il progetto immobiliare Ecocittà si propone di riqualificare un’area industriale abbandonata e fornire un nuovo modo di vivere la città. Città che invece possono già sfoggiare con orgoglio caratteristiche “smart” ecosostenibli anche se non si tratta di aree residenziali opportunamente progettate esistono. Parliamo di Torino SmarCity, con la sua metropolitana a basso impatto, bus elettrici nel centro città, e cittadini incoraggiati ad utilizzare efficienti servizi di car sharing, bike sharing e teleriscaldamento.

Il comune di Parma ha invece ridotto code agli uffici, sistemi intasati e moduli e formulari da stampare fornendo la cittadinanza di postazioni telematiche sparse ovunque per sbrigare pratiche e richiedere documenti come carte di identità. Anche se con le grandi città Nord in testa, sembra che il concetto delle smart city stia prendendo piede lentamente in tutta Italia, anche al Sud ed in cittadine più piccole di provincia. Una buona notizia ogni tanto.