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Smartphone in abbonamento: cosa fare quando si rompe?

Al giorno d’oggi, se si vuole acquistare l’ultimo smartphone disponibile in commercio, i prezzi elevati non sono più un fattore proibitivo. Infatti, grazie alla possibilità di scegliere una tariffa con smartphone incluso tra le diverse proposte degli operatori del settore, è possibile pagare il device a rate, riscattando la proprietà dell’apparecchio a contratto concluso.

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È sempre più conveniente acquistare uno smartphone in abbonamento, ovvero in comodato d’uso compreso nella tariffa: ma cosa fare quando si rompe?
Al giorno d’oggi, se si vuole acquistare l’ultimo smartphone disponibile in commercio, i prezzi elevati non sono più un fattore proibitivo. Infatti, grazie alla possibilità di scegliere una tariffa con smartphone incluso tra le diverse proposte degli operatori del settore, è possibile pagare il device a rate, riscattando la proprietà dell’apparecchio a contratto concluso.
Però, come succede in ogni contratto, se abbiamo un problema con lo smartphone non è sempre chiaro cosa è possibile o meno pretendere dal gestore. Il caso più comune è che l’apparecchio si manifesti fin da subito dei malfunzionamenti. A quel punto, rivolgendosi all’operatore con cui abbiamo sottoscritto il contratto, è possibile che i tempi di riparazione si dilatino oltre i termini consentiti dalla legge, che non venga rilasciato uno smartphone sostitutivo e può presentarsi la necessità di rivolgersi al Corecom (Comitati Regionali per la Comunicazione) per far valere i nostri diritti.
Ma vediamo nel dettaglio quali sono le problematiche legate alla riparazione dello smartphone guasto e l’iter da seguire per non “pentirci” fin da subito della nostra scelta di acquistarlo in comodato. Per prima cosa, la riparazione: la legge prevede dei termini congrui entro cui l’operatore deve restituire lo smartphone riparato al cliente. Anche se l’attesa prevista fosse ritenuta relativamente breve – ad esempio una o due settimane – l’operatore dovrebbe fornire intanto un cellulare sostitutivo.
Questo è un diritto del consumatore, in quanto sottoscrivente di un contratto in cui il gestore è tenuto ad offrire uno smartphone, sia esso il cellulare riparato nei tempi previsti, un sostitutivo o un nuovo prodotto. Inoltre, ogni smartphone deve essere dello stesso modello dell’“originale”, o di un tipo diverso che però rispetti la qualità e le caratteristiche previste dal modello da contratto. Può capitare però che l’operatore non voglia offrire un cellulare sostitutivo o che i tempi di attesa si allunghino oltre il consentito. In questo caso il primo passo è sicuramente sollecitare l’operatore, vediamo come.
Le Associazioni dei consumatori consigliano di procedere per prima cosa all’invio di una raccomandata di messa in mora, richiedendo di ottemperare entro 48 ore alla restituzione dello smartphone riparato o di uno sostitutivo. Per spingere l’operatore a prendere seriamente in considerazione la nostra richiesta – o semplicemente a risponderci per fornirci chiarimenti in merito – sarebbe bene chiedere un rimborso di 300 o 400 euro.
Se, però, la richiesta non venisse ascoltata, ci sono altre possibilità per far valere i nostri diritti.

Rivolgersi ad una Associazione di consumatori è sicuramente una di queste, oppure in alternativa ci si può recare al Corecom o direttamente in Camera di Commercio. Acquistare uno smartphone incluso nella tariffa di un operatore è un buon modo per ricevere un ottimo prodotto tecnologico senza dover affrontare una ingente spesa iniziale. È bene ricordare, però, che in questo modo è necessario sottoscrivere un contratto che ci impegna a determinati obblighi, ma allo stesso modo ci fornisce dei diritti che vanno sempre tutelati.

fonte:supermoney.eu

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MUTUI PRIMA CASA- Appello ADICONSUM al Governo: rifinanziare presto

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Appello di Adiconsum al Ministro dell’Economia, Giovanni Tria:
rifinanziare al più presto il Fondo Consap per l’acquisto della prima casa.
Nessun onere a carico dello Stato per il rifinanziamento

15 gennaio 2019 – Sulla nostra pagina facebook continuano ad arrivare numerose richieste di consumatori in merito al rifinanziamento del Fondo Consap per l’acquisto della prima casa, lamentando anche il fatto che, a dispetto delle esigue risorse rimaste ma comunque ancora presenti, alcuni istituti di credito stanno declinando le domande di accensione dei mutui con questa modalità già da alcuni mesi – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale.

Lo scorso novembre – prosegue Danilo Galvagni, Vice Presidente di Adiconsum –  ci eravamo attivati lanciando l’allarme sull’imminente esaurimento delle risorse del Fondo Consap, inviando una lettera al Ministro, Giovanni Tria, chiedendo, oltre  ad un intervento urgente di rifinanziamento, anche l’apertura di un Tavolo con tutti gli stakeholder, comprese le Associazioni Consumatori, per omogeneizzare le regole e aumentare le opportunità. Questa lettera, purtroppo, al momento è ancora disattesa.

Il Fondo di garanzia Consap – continua Galvagni – ha svolto in questi anni un duplice ruolo: di tutela sociale, da un lato, permettendo l’accesso al credito anche a quelle persone prive di determinati requisiti (si pensi in primis al lavoratore con contratto di lavoro atipico) e di volano nel settore dell’edilizia, dall’altro.

Rivolgiamo, quindi, un appello al Ministro dell’Economia Tria – conclude De Masi – affinché intervenga al più presto per rifinanziare il Fondo, considerato che tale operazione non richiede alcun onere a carico dello Stato.

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Guerra TAXI vs NNC, secondo l’antitrust va liberalizzato il settore

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è stata sentita in audizione informale dinnanzi alla IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei Deputati in merito al disegno di legge di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2018, n. 143 “Disposizioni urgenti in materia di autoservizi pubblici non di linea”. 
Nel corso dell’audizione è stato evidenziato come nel settore della mobilità non di linea si sia sviluppata nei tempi più recenti una domanda molto estesa e diversificata di servizi che tende a non distinguere più tra attività soggette a obblighi di servizio pubblico (taxi) e attività di mercato (NCC) e che, legata ad un concetto di mobilità urbana di tipo intermodale di servizi, fa ampio ricorso ai nuovi strumenti resi possibili dall’innovazione tecnologica.

In questo quadro, qualunque riforma organica della disciplina di settore dovrebbe avere quale obiettivo ultimo il pieno soddisfacimento delle nuove esigenze dei consumatori, affinché gli stessi possano trarre pieno beneficio dalle innovazioni tecnologiche e dai mutamenti intervenuti nelle modalità di offerta dei servizi.

A tale riguardo, l’Autorità ha posto in luce come le modifiche introdotte dal Decreto in via di conversione non appaiano andare nella direzione auspicata. Il mantenimento infatti di vincoli nelle modalità di prenotazione dei servizi e delle restrizioni territoriali all’offerta di servizi NCC, unitamente all’inutilizzabilità delle piattaforme tecnologiche e alla moratoria nel rilascio di nuove autorizzazioni, tenderà a rendere sempre più difficile l’incontro della domanda e dell’offerta, con l’effetto di deprimere il benessere dei consumatori finali in termini di minore ampiezza e qualità dei servizi offerti e di prezzi più elevati.

        Sulla base di tali considerazioni, l’Autorità ha ribadito il proprio favore a un disegno di riforma complessiva della normativa del settore della mobilità non di linea secondo le linee avanzate nelle sue numerose segnalazioni in senso pro-concorrenziale e nel rispetto rigoroso del principio di proporzionalità.

Nelle more di tale processo di riforma, l’Autorità ha sottolineato la necessità di procedere, in sede di conversione, a modificare quelle parti del Decreto idonee a mantenere o addirittura a rafforzare ingiustificate restrizioni concorrenziali nel settore della mobilità non di linea.

In particolare, l’Autorità ha suggerito di: i) eliminare ogni limitazione alle modalità di prenotazione del servizio di NCC; ii) abrogare le norme della legge n. 21/92 che di fatto determinano restrizioni territoriali all’operatività delle imprese NCC; iii) abrogare la norma che introduce una moratoria al rilascio di nuove autorizzazione NCC sino alla realizzazione del registro nazionale.

Roma, 16 gennaio 2019

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CONSOB: verso la nomina di Marcello Minenna. OK dei consumatori

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16 gennaio 2019 – Esprimiamo soddisfazione per le dichiarazioni dei leaders di maggioranza di voler procedere alla copertura della presidenza della Consob, già dal prossimo Consiglio dei Ministri, indicando nella persona di Marcello Minenna, il candidato da nominare.

Consideriamo il prof. Minenna, la sua storia personale e la sua indipendenza dalla politica e dai poteri finanziari, una figura di garanzia per i risparmiatori e per i cittadini tutti, al fine di contrastare le distorsioni e le problematiche che si sono determinate, spesso causate dal potere delle elite finanziarie. 

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