Per ADUC:

Smartphone a Scuola. Scandalosa la proposta del ministro dell’Istruzione o da Paese con le pezze al sedere?
Firenze, 13 Settembre 2017. Se in Italia la scuola Pubblica avesse aule attrezzate con Pc, proiettori, Lim e tablet per gli studenti e relative connessioni Internet a nessun ministro, sottoministro, parlamentare o consigliere comunale sarebbe mai venuta in mente la proposta di far utilizzare agli studenti lo smartphone. La proposta e’ da Paese con le pezze al sedere, che sapendo bene che la tecnologia e’ non solo utile, ma se ben utilizzata necessaria per la crescita e lo sviluppo dei cittadini di domani cerca di fare i conti con le proprie mancanze chiedendo di portare da casa uno strumento che doveva essere fornito dalla scuola.
E dire che il piano di “dematerializzazione”, piano digitale, banda larga in ogni classe e “laboratori mobili” avviato nel 2012 dal Ministro Profumo doveva attuarsi entro il 2013. La Corte dei Conti nel 2015 aveva denunciato il ritardo con una lunga e dura relazione. “Per quanto concerne la diffusione di strumenti informatici nelle scuole (secondaria di primo grado e di secondo grado), quali tablet e computer, i dati indicano che nell’anno scolastico 2013-2014 le aule in cui si usa almeno un tablet sono poco più del 2 per cento e quelle in cui si usa almeno un personal computer sono il 7%”.
Forse prima di pensare a come far usare il telefonino sarebbe stato utile dire a che punto e’ l’informatizzazione della scuola. Quante aule hanno almeno un pc, quanti tablet sono in dotazione, quanti sono connessi o sono solo soprammobili?
Donatella Poretti, consulente Aduc
Firenze, 13 Settembre 2017. Il ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, ha sostenuto l’opportunita’ dell’uso degli smartphone a scuola da parte degli studenti. Bufera! Da parte di chi? Dei soliti ignoranti che ammazzano la creativita’ delle giovani generazioni e li predispongono a clandestinita’ e asocialita’! Giudizio pesante il nostro, ma non potrebbe essere altrimenti perche’, come tutti e molti, anche chi scrive e’ stato studente (quando a stento c’era la televisione) ed ha un figlio altrettanto studente. Non solo, ma quest’ultimo e’ dotato di smartphone a cui e’ affezionato e che usa spesso durante la giornata, pur sottomettendosi con serenita’ ai divieti scolastici. Come tante cose della vita, anche lo smartphone e’ strumento di creativita’ e compagnia, da usare come complemento per migliorare, tenersi informato, divertirsi, comunicare, prevedere, organizzare. Dipende dall’uso che se ne fa. E pensiamo che coloro che alzano oggi la bufera stiano commettendo lo stesso errore che fa lo Stato e molte famiglie nei confronti della droga: creano un mito, l’oggetto del desiderio, come la mitica mela di Eva nel Paradiso Terrestre dei religiosi.
Per “una societa’ libera dalla droga”, ci raccontano tutti i giorni, ma intanto i nostri figli e i nostri studenti e i loro amministrati si fanno canne a iosa, collusi e sostenitori della malavita organizzata che gliela fornisce. Viverci accanto legalizzandola, spiegare come si spiega per l’alcool e il tabacco? Troppa fatica, e’ piu’ facile vietare. E i ragazzi si fanno canne… quando va bene.
Nella dovuta differenza, e’ la stessa cosa per lo smartphone. Con l’aggravante che quest’ultimo non e’ illegale e che -anche a detta di coloro che lo demonizzano ma che ce l’hanno in tasca sempre, usandolo anche in modo smodato e maleducato- e’ strumento di progresso, civilta’, congiungimento, legami, cultura.
Da cosa dipende? Come sempre dall’uso che se ne fa. Per le istituzioni bacchettone, regressive e con la vista corta, cosi’ come per alcune famiglie, e’ piu’ semplice vietare che spiegare. Certo, e’ faticoso per una istituzione come la scuola, cosi’ come un genitore, stare dietro ad un ragazzo e spiegare l’uso moderato, appropriato e di sviluppo di questo strumento: tempo, conoscenze appropriate, condivisione. Ogni “grande/adulto” -istituzione o genitore che sia- ha da star dietro ai propri problemi, e il tempo che dedica ai ragazzi e’ rubato alle proprie preoccupazioni, che sembra debbano essere affrontate con l’ignorare i ragazzi. Non e’ un caso, per esempio, che il nostro Paese sia in coda a tutte le statistiche per investimenti nell’istruzione, mentre le nostre famiglie sono in cima ad altrettante statistiche che vedono i figli in casa in eta’ ovunque impensabili.
E’ evidente che la lezione delle droghe non e’ servita (ed e’ evidente soprattutto perche’ non sono ancora legali). A questo oggi aggiungono un nuovo oggetto del desiderio, lo smartphone, che, cosi’ come sbagliando hanno insegnato ai nostri genitori, per essere bello non potra’ che essere proibito.
Per chi ha voglia, queste riflessioni e aspettative crediamo che possano servire.
Per Condacons:

E’ follia allo stato puro. Così il Codacons boccia senza appello la decisione della ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, di far entrare gli smartphone nelle aule scolastiche.

“Non capiamo se questa idea di consentire l’utilizzo dei telefonini in classe sia uno scherzo, una provocazione, o il frutto di un colpo di testa del Ministro – spiega il presidente Carlo Rienzi – Al pari dei cellulari, anche le sigarette o i prodotti alcolici fanno parte del mondo dei ragazzi: allora perché, seguendo il criterio del Ministro, non consentire di fumare e bere durante le lezioni? Si tratta di un provvedimento pericolosissimo, che rischia di portare i ragazzi alla perdita della capacità di pensare, leggere e scrivere in modo indipendente dai telefonini”.

Non solo. Sono noti a tutti i rischi connessi all’uso degli smartphone, dal punto di vista sia mentale che fisico, specie sui più giovani. Già dal 2011 la Iarc, agenzia dell’Oms, ha classificato i telefonini come prodotti a rischio cancerogeno, e numerosi studi internazionali confermano i pericoli per la salute determinati dagli smartphone , specie quelli di ultima generazione,  che hanno un impatto biologico 4 volte maggiore, perché trasmettono contemporaneamente su più frequenze, per inviare dati, immagini, ecc.. Diverse sentenze dei tribunali italiani hanno confermato tale aspetto, riconoscendo il nesso tra insorgenza del tumore e uso del telefonino.

“Per tale motivo – prosegue Rienzi – se il Ministro Fedeli consentirà l’ingresso degli smartphone nelle scuole, si assumerà le responsabilità penali delle conseguenze sulla salute degli studenti, ed invitiamo già da oggi i professori, se non vogliono rispondere dei danni arrecati agli alunni, a rifiutare categoricamente l’uso dei cellulari nelle scuole”.