Di recente però, la giurisprudenza  è intervenuta  riconoscendo  e sanzionando  alcuni reati a mezzo internet individuando, tra i  più comuni, la diffamazione tramite social network aggravata dal “mezzo di pubblicità” utilizzato (articolo 595, comma 3, del Codice penale).

I casi esaminati dai giudici italiani riguardano in particolar modo facebook: se si è vittima di un possibile reato sul web,   entro 90 giorni é necessario  denunciare l’accaduto e, a tal fine, è fondamentale salvare la pagina internet su supporto durevole, che comprende anche i codici Html, per lasciare traccia  e per potervi risalire, anche in caso di rimozione e, eventualmente cercare persone che acconsentano a fare da testimone  per  riferire in giudizio  riguardo il contenuto dei post offensivi.

Il pericolo di commettere reato vi è anche  quando  si clicca “mi piace” su fb, in quanto si potrebbe essere perseguiti  per concorso in diffamazione aggravata: il giudice tiene conto del fatto che la reputazione della vittima offesa dal commento pubblicato,  aumenta in proporzione al numero di persone che apprezzano i post denigratori.

Diversamente, se  l’offesa avviene in chat,  il reato configurabile è quello di ingiuria e, anche in questo caso,  si può chiedere  il risarcimento del danno.

Per  le foto  che tutti noi ci divertiamo a pubblicare  e condividere con il pubblico di facebook,  la giurisprudenza  è ferma nel sancire che  non si possono postare neppure le foto del coniuge o  altri familiari senza il  consenso e, in caso di violazione, il tribunale potrà ordinare la rimozione coattiva delle riproduzioni fotografiche. Anche i minori  potrebbero richiedere i danni ai genitori per la pubblicazione di  foto.

A mezzo social network, può verificarsi anche il reato di stalking. I giudici, infatti, sanzionano  le molestie  commesse tramite facebook, perché il social network è stato definito come  luogo aperto al pubblico. Se i messaggi inviati sia pubblicamente sia in privato, sono continui e tali da turbare la vita della vittima  si è passibili di  condanna penale che  può arrivare fino a quattro anni.

Infine, attenzione, alle promesse di matrimonio via internet: se  non vanno a buon fine, potrebbero giustificare la richiesta di restituzione dei doni fatti in vista delle nozze. Occhio dunque alla navigazione ma soprattutto all’utilizzo del social network, con un click ci si potrebbe trovare nei guai!