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Socializzazione integrale della morosità. Ecco chi sono i morosi in Italia

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Abbiamo riportato ieri la notizia della socializzazione integrata della morosità e di ciò che andrà a comportare per i consumatori:  l’integrale spalmatura a tutti gli utenti degli oneri non pagati dai morosi.

Morosità dell’energia elettrica che ammonterebbero a 200 milioni di euro come prima tranche.

Ma chi sono i morosi di cui si parla?

Ebbene, dai dati dell’Autorità per l’energia, più nello specifico dal monitoraggio retail sui morosi, appare lampante come in questo Paese a non pagare sono sostanzialmente: la pubblica amministrazione e  le imprese e comunque tutti colori che consumano in “media tensione (MT) altri usi, quindi non gli utenti domestici, ovvero non i privati cittadini.

Pertanto sul monte complessivo di insoluto il consumatore ha inciso per il 2016 al 16,2%, mentre gli ”MT altri usi” per il 26,2%; nel 2012 sono arrivati ad essere morosi per ben il 37,8%, come riportato dall’Autorità.

GRAFICI MOROSITà

Quindi ci sorge spontaneo il quesito del perché se sono le imprese e la PA a consumare e a non pagare, debbano essere i consumatori, tutti indistintamente, a sopperire e colmare un buco creato da altri soggetti.

“Non appena verrà chiusa la consultazione del documento, impugneremo davanti al TAR questo provvedimento assurdo, l’ennesimo di questa Autorità pro distributori, afferma Luigi Gabriele di Codici, i fornitori di energia si rivalgano sui reali responsabili insolventi, tra l’altro rabbrividiamo al pensiero che altre delibere sul tema saranno messe a punto nei prossimi mesi per completare le procedure con cui i consumatori dovranno rimborsare ciò che non è stato pagato dai furbetti, chissà che altro si inventerà l’Autorità”.

Inoltre, se alcune aziende si divertono a fare prezzi al ribasso alla pubblica amministrazione per vincere gli appalti pubblici e poi questi ultimi non pagano perché da sempre insolventi (ma anche molti non disalimentabili), non deve essere problema del consumatore, ma del Governo.

In questa arida campagna elettorale ancora non abbiamo sentito un partito fare proposte per liberare le nostre bollette da oneri impropri più che di sistema.

Visto che non le fanno i partiti le facciamo noi, con l’auspicio che vengano almeno discusse.

Gli elettori/consumatori vogliono sentir parlare di questo e non di leggi elettorali.

Le nostre proposte, se attuate, permetterebbero una riduzione immediata delle bollette di almeno il 30% subito e senza alcun onere in capo allo Stato. Eccone qui alcune.

Proposte pro consumatori:

·         Ridurre il peso degli oneri di sistema razionalizzando le numerose voci ed eliminando quelle ormai anacronistiche e non coerenti con la spesa delle famiglie;

·         Annullare la riforma tariffaria che ha previsto di spalmare in modalità fissa sulle utenze basso consumanti gli oneri, anziché la più efficiente e giusta modalità della crescita progressiva;

·         Rivedere il meccanico degli incentivi alle fonti rinnovabili e riassegnare i fondi recuperati dalla frodi al fine di ridurre il peso della bolletta;

·         Ripulire la bolletta dagli oneri impropri riportando questi ultimi sulla fiscalità generale;

·         Dare rappresentanza ai consumatori domestici nel prossimo Collegio dell’Autorità attualmente in scadenza (11 aprile 2018);

·         Eliminare il prelievo iva sulle componenti che non riguardano la materia prima;

·         Abrogare il GSE e l’AU e sostituirli con un più efficiente registro pubblico digitalizzato sul sistema elettrico con base tecnologica AI (artificial intelligence), Blockchain e learning machine.

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Carte di identità elettroniche difettose

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MDC chiede ulteriori chiarimenti all’Istituto Poligrafico e denuncia il nuovo flop della digitalizzazione della P.A.

Il Movimento Difesa del Cittadino torna sul caso delle   299mila carte di identità digitali valide per l’espatrio difettose distribuite ai Comuni,  tra ottobre del 2017 e febbraio del 2018, contestando la assoluta mancanza di notizie ai cittadini interessati, che nulla avrebbero saputo se il caso non fosse emerso sulla stampa grazie all’Anci.

L’associazione di consumatori contesta in particolare l’atteggiamento finalizzato a minimizzare l’accaduto da parte del Poligrafico dello Stato, che ha emesso un comunicato stampa in cui si rassicurava l’avvio di tutte le procedure previste a livello nazionale ed internazionale per la corretta gestione di questi documenti, in caso di attraversamento di frontiere (nel caso di CIE valide per l’espatrio).

<<Anche se si tratta solo di dati secondari memorizzati in modo errato sul chip come la data di emissione del documento, pagato comunque dai cittadini € 16,79 (oltre i diritti fissi e di segreteria dove previsti), resta comunque difettoso; in assenza di comunicazioni ufficiali da parte dei Comuni coinvolti, le rassicurazioni dell’Istituto circa la gratuità delle sostituzioni entro 12 mesi sono del tutto insufficienti e comunque questa operazione avrà un costo che speriamo non sia ribaltato sui contribuenti>>. Questo il parere del Presidente del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo secondo cui <<neppure è chiaro se la difettosità delle carte comporti o meno l’impossibilità di richiedere l’identità digitale presso uno degli Identity provider accreditati presso il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) con i suoi tanti servizi>>.

Il flop fa il paio con l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente. Il progetto, annunciato 3 anni fa di un unico grande data center che avrebbe dovuto connettere entro la fine del 2016 tutti i comuni italiani, sembra svanito nel nulla o quasi con solo 172 Comuni su 8000 che vi hanno aderito.

MDC conclude come, al contrario, vada a gonfie vele la notifica della cartelle esattoriali, anche prive di firma digitale, a tutti coloro che hanno attivato la PEC come previsto dalla legge, ovvero utilizzino il domicilio digitale collegato allo SPID; evidentemente la digitalizzazione in Italia serve solo al Fisco.

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