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Consumatori

società partecipate pubbliche: ecco la legge per favorire i grandi interessi

Il Governo pensa di far convergere tante piccole realtà piene di problemi in un unico grande contenitore, così da divenire un unico grande problema!

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Oggi RCI al Senato per discutere delle società a partecipazione pubblica. Nel DDL presentato dal  legislatore si mira più alla grandezza che alla qualità dei servizi!

Ecco le nuove regole per le partecipate, Atto del Governo 297 (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica)

Il provvedimento in oggetto è ispirato da due principi evidentemente irrinunciabili: “concentrazione e concorrenza”. Immaginiamo che questi due principi siano stati scelti per massimizzare la soddisfazione dell’utente sotto il duplice aspetto della qualità del servizio reso e della sua economicità. Si pensa che una migliore organizzazione delle imprese partecipate (e quindi la loro concentrazione in poche organizzazioni più grandi delle attuali), permetta una maggiore economicità e quindi maggiore soddisfazione dell’utente. Per ottenere questo risultato – oltre alla maggiore dimensione aziendale – si introducono maggiori controlli e quindi si coinvolgono altri pezzi dello stato nell’improbo compito di evitare disfunzioni, diseconomie e indebite appropriazioni.

Noi come associazioni di consumatori non condividiamo il testo della legge giacché, già la denominazione evidenzia il fatto che le società debbano essere pubbliche. La legge dice che le associazioni dei consumatori dovrebbero partecipare alla stesura di determinati documenti proprio per permettere una maggiore tutela dei cittadini. Invece siamo completamente esclusi dall’ andamento dei servizi pubblici, che è un diritto fondamentale della cittadinanza, che noi rappresentiamo. Quindi se di partecipazione pubblica stiamo parlando, che sia partecipazione reale!

I dati ISTAT parlano chiaro:

le società pubbliche in Italia (Fonte Annuario ISTAT 2013).

Nel 2013 sono 10.964 le unità per le quali si registra una forma di partecipazione pubblica in Italia, con un peso in termini di addetti pari a 953.100. Il 57,6% delle unità analizzate è partecipato da soggetti pubblici per una quota maggiore del 50%, il 13,8% per una quota compresa tra il 20% e il 50%, il 28,6% per una quota inferiore al 20%. Tra le unità a partecipazione pubblica, le imprese attive sono 7.767 e impiegano 927.559 addetti, corrispondenti al 97,3% degli addetti di tutte le partecipate. La dimensione media delle imprese partecipate è di 119 addetti per impresa. La forma giuridica con la dimensione media maggiore (307 addetti per impresa), è la società per azioni, scelta dal 31,8% delle imprese partecipate, che ha un peso in termini di addetti del 81,6% sul totale delle imprese partecipate. Il settore di attività economica con il maggior numero di imprese attive partecipate da un soggetto pubblico è quello delle Attività professionali, scientifiche e tecniche, con il 13,9% di imprese e il 2,7% di addetti. Il settore che impiega invece il maggior numero di addetti è quello del Trasporto e magazzinaggio, che raccoglie il 37,4% di addetti e il 10,3% di imprese. Nel 23,3% dei casi la sede delle imprese partecipate è situata nel Centro Italia (54,4% degli addetti).

Numero addetti e dimensione sociale (Fonte Annuario ISTAT 2013).

Quasi un milione di addetti nelle imprese attive a partecipazione pubblica Analizzando le caratteristiche delle unità partecipate sono stati individuati quattro insiemi: 7.767 imprese attive, quindi presenti nel Registro Asia imprese, con 927.559 addetti; 1.260 imprese non attive, ma che hanno comunque presentato nel 2013 il bilancio d’esercizio o la dichiarazione dei redditi con modello Unico; 1023 unità fuori dal campo di osservazione del registro Asia imprese3 ; si tratta di unità agricole e unità no – profit con 13.110 addetti; 914 unità residuali che impiegano 12.43 addetti (1,3% del totale), attualmente non classificabili.

 

Che gli enti locali controllino esclusivamente loro la governance di queste aziende è assurdo, bisognerebbe Invece estendere questa partecipazione alle associazioni dei consumatori per uscire da questa forma di “monopolio”. Immaginiamo cosa avrebbero potuto fare i consumatori partecipando attivamente alle discussioni sul servizio idrico locale. Questa è la prima critica. La seconda, è che questo disegno di legge si concentra su un unico aspetto, quello della dimensione aziendale. La dimensione aziendale per quando grande non corrisponde necessariamente a efficentamento e qualità dei servizi.

Citando ciò che si è detto in precedenza riguardo al servizio idrico ci sono riscontri sul campo, specie nel Nord Italia,  che siano proprio le micro – aziende ad essere più attente ai bisogni dei consumatori e a fornire servizi qualitativamente migliori. Le esigenze del consumatore finale variano da regione a regione;  non si può valutare con lo stesso metro di misura un consumatore del centro Italia rispetto ad uno del nord o del sud. Per esempio un reclamo su Roma ha procedure e tempistiche completamente diverse da un reclamo che si manifesta in altre regioni di Italia. Si è pensato di risolvere i problemi aggregando piccole aziende nel servizio idrico nazionale, ma è evidente come le singole problematiche di piccole aziende aggregandosi in una più grande, diano vita ad un unico grande problema.

 

É giusto di ieri l’indagine antitrust sul trasposto pubblico, che lo boccia completamente: poca concorrenza, poche gare, servizi scadenti, molti soldi pubblici ma poca equità nell’accesso ai servizi. Il trasporto pubblico locale in Italia non passa l’esame dell’Antitrust, che nell’Indagine conoscitiva sul settore documenta l’«arretratezza» del comparto. Un’analisi che individua nell’apertura alla concorrenza la ricetta per risolvere molti dei problemi che attanagliano il settore e sollecita, attraverso la riforma dei servizi pubblici locali in discussione in Parlamento o in altro modo, un tempestivo intervento normativo.

Ribadiamo il concetto : chiediamo al Governo una reale partecipazione delle Associazioni di consumatori, perché solo così si può arrivare a fornire dei servizi veramente in linea con i bisogni dei cittadini.

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Consumatori

GAS: LE VERITA’ NON DETTE SUL PIANO DI SOSTITUZIONE DEI CONTATORI

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fonte: orizzontenergia.it

Il piano di sostituzione dei contatori del gas è in corso già da diversi mesi; sono numerosi i consumatori che hanno ricevuto la notifica di sostituzione del contatore dal proprio operatore. L’Associazione Codici precisa che la sostituzione non è obbligatoria per ogni consumatore: se infatti il nostro contatore non ha più di 15 anni di attività non è necessaria la sostituzione. Nel corso dell’articolo vengono forniti maggiori dettagli in merito.Migliaia di consumatori stanno ricevendo le lettere dal proprio distributore locale per la sostituzione del contatore del vecchio contatore meccanico del gas con il nuovo apparecchio elettronico che consente la tele-lettura dei consumi a distanza.

Questa sostituzione, in capo al distributore locale, è dettata da una delibera dell’Aeegsi n. 631/2013/R/gas del 27 Dicembre 2013, la quale prevede l’installazione dei contatori tele-letti. Questi dovrebbero facilitare la lettura attraverso display e la trasmissione del dato di lettura.

Ricordiamo al consumatore che non è obbligato a sostituire il contatore del gas come invece scritto nella lettera che viene recapitata a casa, infatti, come ci spiega Luigi Gabriele (Responsabile Affari Istituzionali e regolatori di CODICI): “In capo all’utente non c’è alcun obbligo di sostituzione del contatore”. “È il distributore ad essere obbligato a garantire che i contatori funzionino e ogni 15 anni “dovrebbe” fare un controllo metrico su ogni apparecchio per verificare che risponda alle condizioni metrico legali”.

Ma questi controlli hanno un costo elevato per i distributori che quindi preferiscono sostituire direttamente i contatori, ricevendo poi una cospicua remunerazione, prevista dalla stessa delibera dell’Autorità. Solo Italgas incasserà 3 miliardi e mezzo di euro da questa operazione.

L’unico obbligo che ha il consumatore è quello di accertarsi che il proprio contatore funzioni correttamente dopo 15 anni di vita. Ne deriva che, se il nostro apparecchio ha più di 15 anni, non siamo nelle condizioni di rifiutare l’operazione di sostituzione, mentre se abbiamo un contatore più moderno possiamo evitarla.

Il piano di installazione ha diverse scadenze a seconda del contatore e della dimensione del distributore.
Ad esempio al 30 Giugno 2017, secondo lo stato di avanzamento del piano di sostituzione dei contatori domestici pubblicato sul sito di Italgas Reti, risultano installati il 27% contatori, pari a 1.680.000 unità. L’obiettivo al 31 Dicembre 2018 è del 52% a fronte di un obiettivo minimo del 50% fissato dall’Autorità.

gas meter

L’operazione di sostituzione dei contatori del gas è sostanzialmente analoga a quella dei contatori dell’energia elettrica, ma ha fatto meno rumore perché c’è una differenza sostanziale – spiega Luigi Gabriele – Nel settore del gas, a differenza di quello dell’energia elettrica, la distribuzione è parcellizzata in un numero molto consistente di distributori, soprattutto a livello locale con decine di municipalizzate”.

Secondo l’ultima rilevazione dell’Aeegsi, in Italia il 50% delle fatture è ancora basato su consumi stimati e da anni le associazioni dei consumatori denunciano che milioni di contatori non vengono letti almeno una volta all’anno, come previsto dalle delibere dell’Autorità. Ed è anche per questo che i distributori si stanno affrettando a sostituire i contatori per cercare di riallinearsi con le letture.

CodiciCodici non ha aderito al Protocollo di intesa con Italgas; nonostante questa operazione massiva, non crediamo che magicamente avverrà la fine delle letture stimate e dei maxiconguagli, perché il distributore pur essendo remunerato in bolletta attraverso gli oneri di sistema non adempie ai propri obblighi.  Inoltre l’operatore, nella lettera recapitata a casa dei consumatori, continua ad affermare che il cliente non può rifiutare la sostituzione del contatore; noi ribadiamo che l’obbligo è in capo al distributore non al consumatore e quest’ultimo può liberamente scegliere di sostituirlo in base al fatto che il contatore abbia o meno 15 anni.

Il problema di detenere in modo esclusivo il dato di misura  conferisce al distributore un potere immenso e da questo deriva la madre di tutti i problemi, ovvero i maxiconguagli e le stime.

E’ stato sempre iniquo retribuire automaticamente in bolletta un’operazione che non veniva svolta e che nemmeno in futuro lo sarà, dato che anche il nuovo smart meter sarà tele-letto.

 

Articolo redatto da Codici in collaborazione con Orizzontenergia

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Consumatori

Consumatrice assicurata rinuncia a viaggio per il decesso del padre, la compagnia non vuole rimborsare

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Stefano Gallotta, Codici Lecce: “Fuori luogo chiedere cartelle cliniche, assurdo parlare di ragionevole prevedibilità dell’evento”

Prosegue la proficua collaborazione tra Codici e Radio Cusano Campus. Nell’appuntamento di martedì 16 gennaio si è parlato di un caso particolarmente delicato: quello di una consumatrice di nome Maria, che aveva acquistato due biglietti per il Canadastipulando una polizza extra per il rimborso e che purtroppo ha perso il padre a poche ore dalla partenza, trovandosi ovviamente costretta a rinunciare al viaggio. Maria ha ovviamente inviato il certificato di decesso alla compagnia aerea, che però chiede una documentazione extra (nello specifico la cartella clinica del padre) non prevista dal contratto di assicurazione stipulato.

Del caso si sta occupando Codici Lecce, nella persona dell’avvocato Stefano Gallotta, che innanzitutto ha spiegato come, secondo il codice civile, il consumatore debba essere tutelato anche in caso di clausole dubbie: “La signora Maria ha stipulato una polizza facoltativa che generalmente viene considerata in caso di viaggi particolarmente onerosi. Iniziamo col dire che esistono tantissime clausole contrattuali ed ipotesi di esclusione di operatività della polizza, ma che, in caso di clausola troppo generica, l’interpretazione dovrebbe essere sempre a favore del consumatore. Questo almeno ci dice il codice civile”.

Nel caso specifico di Maria la compagnia aerea si appella alla possibilità di esclusione indennizzo qualora l’evento provocante l’annullamento del viaggio fosse ragionevolmente prevedibile“Un concetto molto generico – prosegue Gallotta – che però ha dei paletti. Il padre della signora Maria purtroppo era malato di cancro, ma lo era da tanto tempo, non era ricoverato e non era ad uno stadio terminale: in questo caso mi pare chiaro come non si possa parlare di ragionevole prevedibilità dell’evento. In questo caso è bene ricordare che spesso i giudici ritengono particolarmente inefficaci clausole generiche come quella di cui stiamo parlando”. Anche per questo la richiesta di una cartella clinica non prevista da contratto è inaccettabile per l’avvocato di Codici, che non a caso ha parlato di atteggiamento inopportuno e fuori luogo da parte della compagnia aerea: “La richiesta dove va a parare? Va ad indagare sullo stato di salute del padre, che ripeto era malato ma non ad uno stadio terminale. Ribadisco che parliamo di un uomo purtroppo malato di cancro, ma che avrebbe potuto continuare a convivere con la malattia per anni, come succede a tanti altri. In questo caso siamo davvero fuori dal concetto di ragionevole prevedibilità.

Purtroppo tantissimi professionisti tendono ad approfittare di queste situazioni di incertezza a scapito dei consumatori e proprio per questo l’invito, sia di Stefano Gallotta che dell’associazione Codici nella sua interezza, è quello di affidarsi sempre e comunque a professionisti del settore per fare valere i propri diritti: Il fai da te purtroppo può fare il gioco del professionista. Il mio consiglio è sempre lo stesso: rivolgersi ad associazioni di tutela dei cittadini, che possano inviare una lettera di costituzione in mora, per cercare una ragionevole definizione di un indennizzo. Ogni volta che noi interveniamo per difendere i nostri diritti stiamo difendendo quelli di tutti i consumatori: capisco possa sembrare faticoso, ma rinunciare alla tutela dei propri diritti è sempre una sconfitta, perché sono diritti conquistati con decenni di battaglie. Il codice del consumo, quello del turismo e tanti altri sono il frutto di una conquista del cittadino e del consumatore, rinunciarvi è sempre qualcosa di disdicevole. Si tratta di un atto civico dovuto, di una questione di principio.

 

Codici lavora da anni a tutela del consumatore. Se ritenete di avere subìto un trattamento scorretto non esitate a contattarci: telefonando allo sportello legale al numero 065571996, oppure inviando una mail all’indirizzo segreteria.sportello@codici.org.

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Consumatori

Addio alle maxi-bollette: prescrizione in 2 anni

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Codici: Abbiamo messo argine ad un’ingiustizia

Buone notizie per i consumatori: la Manovra di Bilancio 2018 segna l’addio per legge (speriamo definitivo) alle fastidiose maxi-bollette che troppi di noi conoscono bene e contro cui Codici combatte da ormai diversi anni. Infatti, secondo il provvedimento, nei contratti di forniture di acqua, gas e di energia elettrica il diritto al corrispettivo si prescriverà in due anni. Ovvero, non sarà più possibile richiedere al consumatore somme che vadano al di là dei due anni precedenti l’emissione della bolletta. Una bella novità, di cui beneficeranno sia gli utenti domestici che le microimprese.

Un altro diritto garantito all’utente dalla Manovra consiste nella possibilità di sospendere i pagamenti in attesa di una verifica della legittimità di condotta dell’operatore in questione, ad esempio nel caso in cui:

1)      Siano state emesse fatture a debito per conguagli relativi a periodi maggiori di due anni

2)      L’utente abbia presentato reclami riguardanti i conguagli nelle forme previste dall’Autorità

3)      L’Autorità garante abbia aperto un procedimento per l’accertamento di eventuali violazioni del codice del consumo: relative alle modalità di rivelazione dei consumi, di esecuzione dei conguagli o di fatturazione utilizzata dall’operatore interessato

Detto ciò, il diritto che, con ogni probabilità, interessa di più il consumatore consiste nell’obbligatorietà di ricevere il rimborso dei pagamenti effettuati entro tre mesi (a titolo di indebito conguaglio), in caso di esito della verifica sulla legittimità della condotta dell’operatore. Eccezion fatta per casi in cui la mancata o l’erronea rilevazione dei dati di consumo sia da legarsi ad una responsabilità acclarata dell’utente. Dunque operatori che saranno finalmente “costretti” ad occuparsi in tempi meno biblici del conteggio dati, sempre che non vogliano perdere dei soldi.

Sono anni che Codici lavora a diversi tavoli di discussione per tutelare i cittadini dalle maxi-bollette. La nostra soddisfazione è tutta nelle parole di Luigi Gabriele, Responsabile Affari Istituzionali e Regolatori: La Legge maxi-conguagli è il risultato di due anni di lavoro compiuti da Codici con il legislatore. Due anni fa il legislatore approvò una mozione che impegnava il governo a risolvere il tema dei maxi-conguagli su energia elettrica e gas: percorso infruttuoso, che non portò ad alcuna soluzione. Noi partecipammo a diversi tavoli di lavoro tecnici, che però apparivano più una perdita di tempo che altro. In Italia, da sempre sia il regolatore che il Ministero hanno una specie di soccombenza verso le organizzazioni distributrici, sia di energia elettrica che di gas: hanno sempre dileguato gli impegni da prendere senza intervenire fattivamente”. Ci sono voluti mesi e mesi di lavoro, ma l’associazione Codici, capofila per conto delle associazioni co

nsumatori, è riuscita a fare riprendere il tema: prima mettendo a punto il testo di legge e poi inserendolo all’interno della legge di bilancio.

Prosegue Gabriele: Abbiamo messo argine ad un fenomeno che l’Autorità per l’Energia ha sempre sottostimato, mentre i distributori di elettrico e gas percepivano fondi incredibilmente cospicui, che fanno buona parte dei loro bilanci, per svolgere un’attività che in effetti non svolgevano. Per fortuna oggi sono obbligati a farlo, pena la perdita del denaro”.

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