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SOLDI: ecco il percorso di educazione finanziaria online realizzato da Adiconsum

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3 settembre 2018 – La propensione al risparmio delle famiglie italiane è nota, così come lo è lo scarso livello di alfabetizzazione finanziaria che le caratterizza.

Un recente studio di Standard & Poor’s evidenzia infatti come solo il 37% degli italiani possegga una conoscenza finanziaria di base e, secondo l’ultimo rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, ben il 41% degli intervistati non è consapevole dei pilastri del processo di investimento.

Questa mancanza di conoscenze di base può causare scelte non consapevoli di allocazione del risparmio e investimenti non coerenti con le reali esigenze dei consumatori.

Proprio dalla presa di coscienza di questo contesto nasce EducAzioni, il progetto di educazione finanziaria realizzato da Adiconsum, in collaborazione con UniCredit nell’ambito di Noi&UniCredit, il programma di partnership fra la banca e 13 Associazioni dei Consumatori di rilevanza nazionale, avviato nel 2005 per accrescere la fiducia e la consapevolezza dei consumatori sui temi di banca e finanza e contribuire a rafforzarne la tutela.

EducAzioni ha come obiettivi quelli di illustrare le principali tematiche legate al risparmio e all’investimento consapevole e chiarire, con un linguaggio semplice e accessibile, quali sono i rischi da considerare, le tutele esistenti e le buone pratiche da adottare quando si decide di investire.

EducAzioni offre a tutti i consumatori un percorso didattico articolato in moduli all’interno dei quali trovano spazio video educational, “appunti di viaggio” di celebri personalità del mondo economico-finanziario per sintetizzare e mettere a fuoco i concetti più importanti e test di fine modulo per verificare quanto si è appreso. Per accedervi è sufficiente scaricare gratuitamente l’App EducAzioni da Apple Store e da Google Play.

I video educational saranno inoltre disponibili su Youtube e sui canali Facebook, Twitter e Instagram di Adiconsum grazie ad una campagna social che prenderà il via il 3 settembre e prevederà anche la creazione, sull’account Pinterest di Adiconsum, della bacheca “Il Finanzabolario di EducAzioni” realizzata con il contributo dei volontari del Servizio Civile Nazionale.

Per saperne di più:

 

Guarda il trailer di presentazione

 

Scarica l’app EducAzioni

 
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Telefonia: il Parlamento europeo taglia i costi delle chiamate nell’UE

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Stare vicini anche a molte miglia di distanza sarà molto meno costoso: il Parlamento europeo ha approvato un taglio netto al costo di chiamate e sms internazionali all’interno del territorio europeo.

Questi sono solo alcuni dei vantaggi previsti dal pacchetto telecomunicazioni approvato a Strasburgo con 590 voti favorevoli.

Vediamo cosa succederà nei prossimi mesi:

A partire dal 15 maggio 2019

  • Tetto massimo per le chiamate internazionali fissato a 19 centesimi/minuto
  • Costo massimo per gli sms internazionali fissato a 6 centesimi

Più tutele

  • Sostegno allo sviluppo del nuovo standard 5G
  • Maggiori garanzie per chi utilizza sistemi di comunicazione via web (es. Skype o WhatsApp)
  • Diritto di conservare il proprio numero telefonico fino a un mese dalla data di recesso del contratto
  • Quando si cambia operatore telefonico, è previsto il rimborso del credito prepagato non utilizzato; in caso di ritardi o condotte scorrette al momento del passaggio è previsto anche un indennizzo
  • Allerta emergenze- gli stati membri avranno a disposizione 3 anni per creare un sistema di avvisi via sms o app per fornire avvisi tempestivi in caso di emergenze o catastrofi ambientali.
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Fibra, MDC contraria alla fusione Tim e Openfiber

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<<La fusione tra TIM ed Open Fiber senza meccanismi di garanzia per i consumatori e la concorrenza riporterà l’Italia al 1998, con un monopolista pubblico della rete libero di imporre agli utenti ed ai concorrenti  prezzi e condizioni  a proprio piacimento, bruciando tutti i vantaggi ottenuti in 20 anni di concorrenza  del mercato della telefonia>>. Queste le perplessità manifestate da Francesco Luongo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino, sulla spinta del Governo Gialloverde per la  nascita di una nuova Public company  nelle TLC italiane.

Per l’associazione di consumatori una rete pubblica e neutrale è un fatto positivo, ma dalle notizie circolate in questi giorni non è affatto chiaro in che modo la NewCo interagirebbe con il mercato, sia lato offerta verso gli utenti che quanto all’accesso dei concorrenti.

A preoccupare è soprattutto il paventato meccanismo di remunerazione automatica degli investimenti sulla rete (RAB o regulatory asset base) che rischia di trasformarsi in una sorta di tassa sulla rete, i cui introiti non necessariamente sarebbero orientati agli investimenti in un contesto che vede l’87% delle abitazioni raggiunto da reti broadband, di cui solo il 22% interamente in fibra.

In buona sostanza la paura dell’Associazione di consumatori è quella della nascita di un nuovo “carrozzone” che, dopo aver fatto guadagnare miliardi in borsa alle società interessate facendone volare le azioni, riporti il mercato al secolo scorso, visto che non è affatto chiaro se la Public company venderebbe anche servizi agli utenti e con quale regolazione, soprattutto quanto Net Neutrality.

Altro timore è su chi graverebbero i costi della fusione e se gli stessi saranno in qualche modo “socializzati”, ovvero fatti cadere sui contribuenti.

E’ noto l’indebitamento di TIM e il fatto che la società ha chiuso i primi 9 mesi del 2018 con una perdita di 800 milioni di euro ed un indebitamento finanziario netto di ben 25.190 milioni, in aumento di 49 milioni rispetto a Giugno 2018.

MDC invita pertanto il Governo ad evitare scelte affrettate e ad un confronto aperto sul tema con le Associazioni dei consumatori che da anni lottano per garantire ai cittadini adeguati livelli di accesso, qualità ed il giusto prezzo nei servizi telefonici e internet, portando in 6 anni, dal 2010 al 2016, il ricavo medio per utente nel settore della telefonia mobile in Italia dal 37% in Italia al -29%.

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Tragedia ambientale, 8 milioni di metri cubi la quantità di alberi atterrati tra Veneto, Trentino Alto-Adige e Friuli-Venezia Giulia

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I gravissimi danni al patrimonio boschivo nel Nord-Est a seguito del ciclone Vaia pongono una sfida decisiva per tutta la filiera bosco, legno, energia. L’entità del problema è allarmante: in un articolo pubblicato su L’Informatore Agrario Davide Pettenella, professore di tecnologie forestali e ambientali all’Università di Padova, stima in circa 7,8 milioni di metri cubi la quantità di alberi atterrati tra Veneto, Trentino Alto-Adige e Friuli-Venezia Giulia.

Come sottolinea in una nota il Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Forestali (CONAF) i danni subiti dalle foreste pongono problemi complessi che non possono essere affrontati attraverso ricette semplicistiche e universali. Oltre all’impatto economico, che ha causato il crollo del prezzo del legname sul mercato, si aggiunge il tema della messa in sicurezza delle aree colpite, che dovranno essere protette da smottamenti, frane o valanghe, funzioni precedentemente garantite dai boschi. A questi pericoli si aggiungono i problemi fitosanitari posti dallo sviluppo di malattie e parassiti che sarà favorito dall’ingente quantità di legno a terra, oltre che, dal punto di vista ambientale, la necessaria tutela dell’ecosistema complesso costituito dalle aree boschive.

Per risolvere questa crisi, AIEL, Associazione italiana delle energie agroforestali che rappresenta le imprese e gli operatori della filiera Legno-Energia, propone che gli stakeholder della filiera forestale (associazioni, consorzi, imprese forestali e di trasformazione) facciano fronte comune per fare proposte concrete e razionali alla politica e impostare una strategia di medio-lungo termine. Dopo un’attenta e precisa geolocalizzazione e quantificazione dei danni, è necessario rimuovere quanto più velocemente possibile la massa legnosa abbattuta destinandola all’uso più adatto caso per caso, utilizzando in modo razionale e sostenibile le risorse a disposizione. Serviranno depositi per lo stoccaggio del materiale, oltre al rilancio degli interventi di rimboschimento, adottando sistemi di gestione forestale in grado di garantirne la resilienza.

Non è possibile considerare questa situazione come un’emergenza, non solo perchè è destinata protrarre le proprie conseguenze anche nei prossimi anni ma anche perché la frequenza di eventi straordinari determinati da piogge intense unite a forti raffiche di vento si sta intensificando.

Prima che i riflettori dell’attenzione mediatica si spengano su questo dramma tra venti giorni, è necessario attivare ora proposte concrete a sostegno dell’economia forestale della montagna. Dobbiamo innanzitutto ridare impulso all’industria di prima lavorazione del legno nel quadro della gestione forestale sostenibile per la tutela dell’ecosistema boschivo che rappresenta una ricchezza per tutti noi. Sullo sfondo, il tema del cambiamento climatico che sta letteralmente sconvolgendo l’equilibrio del pianeta e l’importanza di continuare nel processo di decarbonizzazione, valorizzando l’uso sostenibile delle biomasse legnose che già oggi rappresentano la prima fonte di energia rinnovabile del Paese.

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