E’ un gran parlare del potenziale uso dei soldi del Tfr (trattamento fino rapporto) anche prima che sia finito il proprio rapporto di lavoro: cioe’ che i propri soldi, il lavoratore, possa disporne quando ritiene piu’ opportuno. Ognuno “tira la barca al proprio mulino”, soprattutto quelli che godono delle posizioni di rendita, anche se questo, per molte aziende, significa usare questi soldi del Tfr che dovrebbero mettere da parte, come garanzia per farsi prestare soldi per andare avanti. Una garanzia un po’ fumosa, ma nella disperazione diffusa che il nostro Paese sta attraversando per liquidita’ e credito, non si guarda in faccia a nessuno.
Noi crediamo che questa potrebbe essere una buona occasione per liberarci di uno dei tanti paradossi della nostra economia, nello specifico in materia di liberta’ del lavoratore di disporre dei propri soldi quando lo ritiene opportuno, e non doverli obbligatoriamente prestare al proprio datore di lavoro. Vediamo come si evolveranno le intenzioni del nostro Esecutivo nazionale e, sopratutto, dei nostri legislatori.
Bene, se passa questa logica, a nostro avviso si rompe un muro e quella diga piena di soldi rubati legalmente dall’Inps ai lavoratori, dovrebbe dissolversi nel nulla. Stiamo parlando dei contributi silenti. Buona parte dei contributi previdenziali dovuti alla Gestione separata dell’Inps dai parasubordinati, dai precari o da coloro che esercitano professioni non regolate da ordini professionali, vengono versati a fondo perduto: se non si raggiunge il minimo richiesto dalla legge per maturare la pensione, quei contributi rimangono nelle casse dell’Inps e non danno diritto ad averne una propria.
Si tratterebbe, quindi, di una rivoluzione, in cui i derubati riuscirebbero a riprendersi i soldi dal ladro. Ed essendo “derubato” e “ladro” figure chiave del nostro sistema economico, va da se’ che tornerebbero a chiamarsi lavoratore e Stato, con tanto di guadagno per entrambi, sia in termini economici immediati (lavoratore) che in investimento per il futuro (Stato non piu’ ladro verso i propri sudditi).