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Sparisce l’origine di provenienza dalle etichette alimentari

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La Commissione Ue contro l’indicazione d’origine in etichetta

La relazione pubblicata lo scorso 20 maggio, considera le specifiche meno rilevanti rispetto a prezzo, gusto, data di scadenza e aspetto. A dispetto delle esigenze dei consumatori

Roma, 22 maggio 2015 – La Commissione Europea ha presentato al Parlamento Europeo ed al Consiglio, due relazioni sull’indicazione obbligatoria del paese d’origine o del luogo di provenienza riguardanti la prima, latte, latte utilizzato quale ingrediente di prodotti lattiero-caseari e tipi di carni diverse dalle specie bovina, ovina, caprina, suina, volatili mentre la seconda alimenti non trasformati (farina, riso, ecc.), alimenti a base di un unico ingrediente (zucchero, concentrato di pomodoro, ecc. ) e alimenti composti da un ingrediente che rappresenta più del 50% dell’alimento stesso (farina nel pane, pomodoro nella salsa di pomodoro, ecc.).

Gli scenari previsti, per attuare la disposizione legislativa, prevedono l’indicazione dell’origine UE/non UE, oppure l’indicazione del singolo Stato membro o Stato terzo, con le modalità “luogo di produzione” (paese in cui il prodotto è realizzato oppure subisce ultima trasformazione sostanziale) e “luogo di allevamento/coltivazione”.

Lo studio ha analizzato i comportamenti dei consumatori, degli operatori del settore alimentare, delle Autorità pubbliche di controllo dei singoli paesi.

Le relazioni pubblicate lo scorso 20 maggio, considerano l’etichettatura d’origine delle specifiche categorie di alimenti meno rilevante rispetto il prezzo, il gusto, la data di scadenza e l’aspetto, dimostrando come la Commissione europea continui a tener poco presente l’esigenza dei consumatori.

Infatti, confrontando ad esempio i risultati analitici ottenuti nella consultazione italiana avviata dal MIPAAF sull’etichettatura degli alimenti, essi dimostrano al contrario che il consumatore considera primaria l’indicazione dell’origine della materia prima per alimenti come latte fresco (95,06%), prodotti lattiero-caseari (90,84%), farina (77,08%), pane e derivati (85%) oppure l’indicazione del luogo di trasformazione per alimenti come pane (83%) e pasta (82,92%).

Riguardo le aziende operanti nel settore alimentare nell’UE, la relazione evidenzia come  esse variano i fornitori delle materie prime almeno 3-4 volte l’anno, sia per garantire una qualità del prodotto che per ridurre i costi. Queste variazioni, comportano una complessità della Tracciabilità degli alimenti, dove sul piano della sicurezza alimentare ( Reg. Ue 178/2002), le aziende devono fornire nella catena di approvvigionamento sia il fornitore che il cliente successivo. Oltre lo standard previsto dal reg. UE 178/2002, solo il 29% delle aziende garantisce un sistema di tracciabilità più completo e dettagliato della procedura richiesta, tali da garantire l’indicazione dell’origine degli ingredienti in etichetta.

“Lo studio svolto per la Commissione UE, è esplicitamente orientato a determinare l’indicazione facoltativa e non obbligatoria dell’origine in etichetta per le specifiche categorie di alimenti, pregiudicando la fiducia dei consumatori per il mercato alimentare – commentano Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale CODICI e Matteo Pennacchia, Responsabile Agroalimentare -. La Commissione europea, continua a valutare infondati aumenti dei costi a carico dei consumatori riguardo l’origine degli ingredienti (stima dal 10%-30%), al fine di mantenere l’identità degli ingredienti anonimi anche per le specifiche categorie indicate”.

Uno studio simile fu presentato nella relazione della Commissione UE (17/12/13) riguardo “l’indicazione dell’origine delle carni dei prodotti trasformati contenenti carni in UE”, dove venivano stimati aumenti sino al 50%. I colleghi francesi dell’associazione consumatori UFC, attraverso l’analisi su 37000 prodotti in questione, smascherarono l’infondatezza dell’analisi dimostrando come l’aumento gravò sui consumatori francesi del solo 0,67%, cioè un aumento tra i 2 ed i 10 centesimi.

Operativamente, le aziende dovranno dimostrare e dettagliare la catena di approvvigionamento, permettendo ai consumatori di conoscere l’origine degli ingredienti.

Oltretutto, un sistema di etichettatura d’origine obbligatorio per gli ingredienti, potrebbe sviluppare un aumento dei consumi di prodotti alimentari a filiera corta, contribuendo a garantire una sostenibilità ambientale, tanto dibattuta ma poco realizzata per il settore agro-alimentare. L’Europa deve garantire un primato a livello mondiale, sulla qualità delle proprie produzioni e trasformazioni alimentari.

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Consumatori

MUTUI PRIMA CASA- Appello ADICONSUM al Governo: rifinanziare presto

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Appello di Adiconsum al Ministro dell’Economia, Giovanni Tria:
rifinanziare al più presto il Fondo Consap per l’acquisto della prima casa.
Nessun onere a carico dello Stato per il rifinanziamento

15 gennaio 2019 – Sulla nostra pagina facebook continuano ad arrivare numerose richieste di consumatori in merito al rifinanziamento del Fondo Consap per l’acquisto della prima casa, lamentando anche il fatto che, a dispetto delle esigue risorse rimaste ma comunque ancora presenti, alcuni istituti di credito stanno declinando le domande di accensione dei mutui con questa modalità già da alcuni mesi – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale.

Lo scorso novembre – prosegue Danilo Galvagni, Vice Presidente di Adiconsum –  ci eravamo attivati lanciando l’allarme sull’imminente esaurimento delle risorse del Fondo Consap, inviando una lettera al Ministro, Giovanni Tria, chiedendo, oltre  ad un intervento urgente di rifinanziamento, anche l’apertura di un Tavolo con tutti gli stakeholder, comprese le Associazioni Consumatori, per omogeneizzare le regole e aumentare le opportunità. Questa lettera, purtroppo, al momento è ancora disattesa.

Il Fondo di garanzia Consap – continua Galvagni – ha svolto in questi anni un duplice ruolo: di tutela sociale, da un lato, permettendo l’accesso al credito anche a quelle persone prive di determinati requisiti (si pensi in primis al lavoratore con contratto di lavoro atipico) e di volano nel settore dell’edilizia, dall’altro.

Rivolgiamo, quindi, un appello al Ministro dell’Economia Tria – conclude De Masi – affinché intervenga al più presto per rifinanziare il Fondo, considerato che tale operazione non richiede alcun onere a carico dello Stato.

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Consumatori

Guerra TAXI vs NNC, secondo l’antitrust va liberalizzato il settore

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è stata sentita in audizione informale dinnanzi alla IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei Deputati in merito al disegno di legge di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2018, n. 143 “Disposizioni urgenti in materia di autoservizi pubblici non di linea”. 
Nel corso dell’audizione è stato evidenziato come nel settore della mobilità non di linea si sia sviluppata nei tempi più recenti una domanda molto estesa e diversificata di servizi che tende a non distinguere più tra attività soggette a obblighi di servizio pubblico (taxi) e attività di mercato (NCC) e che, legata ad un concetto di mobilità urbana di tipo intermodale di servizi, fa ampio ricorso ai nuovi strumenti resi possibili dall’innovazione tecnologica.

In questo quadro, qualunque riforma organica della disciplina di settore dovrebbe avere quale obiettivo ultimo il pieno soddisfacimento delle nuove esigenze dei consumatori, affinché gli stessi possano trarre pieno beneficio dalle innovazioni tecnologiche e dai mutamenti intervenuti nelle modalità di offerta dei servizi.

A tale riguardo, l’Autorità ha posto in luce come le modifiche introdotte dal Decreto in via di conversione non appaiano andare nella direzione auspicata. Il mantenimento infatti di vincoli nelle modalità di prenotazione dei servizi e delle restrizioni territoriali all’offerta di servizi NCC, unitamente all’inutilizzabilità delle piattaforme tecnologiche e alla moratoria nel rilascio di nuove autorizzazioni, tenderà a rendere sempre più difficile l’incontro della domanda e dell’offerta, con l’effetto di deprimere il benessere dei consumatori finali in termini di minore ampiezza e qualità dei servizi offerti e di prezzi più elevati.

        Sulla base di tali considerazioni, l’Autorità ha ribadito il proprio favore a un disegno di riforma complessiva della normativa del settore della mobilità non di linea secondo le linee avanzate nelle sue numerose segnalazioni in senso pro-concorrenziale e nel rispetto rigoroso del principio di proporzionalità.

Nelle more di tale processo di riforma, l’Autorità ha sottolineato la necessità di procedere, in sede di conversione, a modificare quelle parti del Decreto idonee a mantenere o addirittura a rafforzare ingiustificate restrizioni concorrenziali nel settore della mobilità non di linea.

In particolare, l’Autorità ha suggerito di: i) eliminare ogni limitazione alle modalità di prenotazione del servizio di NCC; ii) abrogare le norme della legge n. 21/92 che di fatto determinano restrizioni territoriali all’operatività delle imprese NCC; iii) abrogare la norma che introduce una moratoria al rilascio di nuove autorizzazione NCC sino alla realizzazione del registro nazionale.

Roma, 16 gennaio 2019

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CONSOB: verso la nomina di Marcello Minenna. OK dei consumatori

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16 gennaio 2019 – Esprimiamo soddisfazione per le dichiarazioni dei leaders di maggioranza di voler procedere alla copertura della presidenza della Consob, già dal prossimo Consiglio dei Ministri, indicando nella persona di Marcello Minenna, il candidato da nominare.

Consideriamo il prof. Minenna, la sua storia personale e la sua indipendenza dalla politica e dai poteri finanziari, una figura di garanzia per i risparmiatori e per i cittadini tutti, al fine di contrastare le distorsioni e le problematiche che si sono determinate, spesso causate dal potere delle elite finanziarie. 

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