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Speciale Concorrenza: cosa cambia per le società di ingegneria

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Terzo approfondimento dedicato alle nuove normative introdotte dalla legge 124 del 4 agosto 2017

di Stefano Bruni

La legge 124/2017, approvata in via definitiva i primi di agosto, prescrive, ai commi 148 e 149 dell’articolo unico che la costituisce, l’estensione alle società di ingegneria costituite in forma di società di capitali o cooperative della disciplina prevista dalla legge n. 266 del 1997, la prima ad aver consentito l’esercizio della professione in forma societaria.

L’intervento normativo consente così di affermare la validità dei contratti conclusi, a decorrere dall’11 agosto 1997, tra le suddette società di ingegneria e i privati, sanando così una serie di pregresse situazioni e superando interpretazioni opposte date dalla giurisprudenza.

Un po’ di storia relativa al tema consentirà di capire meglio la portata della nuova disposizione.

La prima legge italiana ad occuparsi di società e di associazioni di professionisti fu la legge n. 1815 del 1939 che, da un lato, vietava  a tutti i professionisti di esercitare la professione attraverso il ricorso alla forma societaria, dall’altro, consentiva, esclusivamente, la costituzione di associazioni professionali.

Per superare il generale divieto di ricorso alla forma societaria si è dovuto attendere il 1997, quando cioè fu approvata la cosiddetta Legge Bersani (legge n. 266 del 1997), entrata in vigore l’11 agosto 1997. La norma che abrogava il divieto introdotto nel lontano 1939, però, prevedeva che fosse emanato un regolamento di esecuzione che individuasse i requisiti per l’esercizio delle attività in forma societaria. Ma il regolamento non è stato mai emanato.

A distanza di quasi dieci anni, nel 2006, il legislatore ritornò sul tema con il decreto-legge n. 223 del 2006 (c.d. decreto Bersani) che abrogò le disposizioni legislative e regolamentari che prevedevano il divieto di fornire all’utenza servizi professionali di tipo interdisciplinare da parte di società di persone o associazioni tra professionisti (c.d. società multidisciplinari), precisando al contempo che l’oggetto sociale relativo all’attività libero-professionale doveva essere esclusivo, che il medesimo professionista non può partecipare a più di una società e che la specifica prestazione doveva essere resa da uno o più soci professionisti previamente indicati, sotto la propria personale responsabilità.

Dopo alcuni anni, e precisamente in occasione dell’approvazione della legge di Stabilità 2012, si è provveduto a disciplinare la costituzione di società tra professionisti consentendo ai medesimi professionisti iscritti a ordini professionali di esercitare la professione in forma societaria o cooperativa (Titoli V e VI del Libro quinto del codice civile) e dunque anche di assumere la forma di società di capitali.

Qualunque forma fosse stata prescelta, la denominazione sociale sarebbe stata quella della “società tra professionisti” (STP), anche qualora si fosse optato per svolgere diverse attività professionali (c.d. società multidisciplinare).

Quanto, nello specifico, all’esercizio della professione di ingegnere, prima la c.d. Legge Merloni, poi la c.d. Merloni-ter e, poi, il Codice degli appalti (D.Lgs. n. 163 del 2006, art. 90, comma 2, lettera b)) hanno previsto la costituzione di società di capitali e cooperative, ma limitatamente allo svolgimento della professione in relazione agli appalti pubblici. Dunque, la costituzione di società di capitali e di cooperative da parte di ingegneri per attivare rapporti con i privati sarebbe stato possibile solo a partire dal 1 gennaio 2013.

In questo senso, infatti, la giurisprudenza si è orientata in questi ultimi anni, dichiarando spesso la nullità di tutti i contratti stipulati anteriormente alla data del 1 gennaio 2013 poiché conclusi in violazione di legge.

Per risolvere il problema, quindi, il comma 148 dell’art. 1 del ddl Concorrenza ha ricondotto all’entrata in vigore della legge n. 266 del 1997 la possibilità per gli ingegneri di svolgere la professione attraverso la costituzione di società di capitali (società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata) e società cooperative, facendo conseguentemente salvi, come una sorta di sanatoria, i rapporti contrattuali già intercorsi.

Inoltre, il medesimo comma 148 richiede, per i contratti stipulati dalle medesime società dopo l’entrata in vigore del d.d.l. Concorrenza, che le medesime società stipulino una polizza di assicurazione per la copertura dei rischi derivanti dalla responsabilità civile conseguente allo svolgimento delle attività professionali dedotte in contratto e garantiscano che tali attività siano svolte da professionisti, nominativamente indicati, iscritti negli appositi albi previsti dai vigenti ordinamenti professionali.

Spetterà all’Autorità Nazionale Anticorruzione pubblicare sul proprio sito internet l’elenco delle suddette società.

Il comma 149 della legge annuale per il mercato e la concorrenza, inoltre, è intervenuto prevedendo l’abrogazione del comma 2 dell’art. 24 della legge n. 266 del 1997, relativo alla necessità di un regolamento di esecuzione per la determinazione dei requisiti per l’esercizio delle attività in forma societaria.

Le società destinatarie della norma, circa 2.500 in Italia, ringraziano, così come le casse dello Stato visto che il fatturato delle società di ingegneria in Italia è previsto essere, per il 2017, pari ad oltre 1.400 milioni di euro.

Leggi il primo speciale sulla Concorrenza, le novità per i professionisti 

Leggi il secondo speciale sulla Concorrenza, le novità per la professione forense

fonte:labparlamento.it

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Voli cancellati, la compagnia deve rimborsare tutto

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Fonte: ECC-NET

In caso di cancellazione di un volo, il rimborso dovuto dalla compagnia aerea al passeggero comprende anche le commissioni riscosse dall’intermediario, purché la compagnia fosse a conoscenza della corresponsione delle stesse al momento dell’acquisto.

A stabilirlo è la Corte di Giustizia Ue, intervenuta ancora una volta a definire e incrementare le tutele dei passeggeri aerei previste dal Regolamento UE 261/04 in occasione di un rinvio pregiudiziale effettuato dal tribunale di Amburgo. Il giudice tedesco era stato investito di una controversia insorta a seguito della cancellazione di un volo Amburgo-Faro della Vueling Airlines, per il quale il sig. Dirk Harms aveva acquistato sei biglietti attraverso l’intermediazione di un noto sito comparatore di tariffe (Opodo.de). A seguito del disservizio, il sig. Harms ha chiesto alla compagnia aerea il rimborso del totale pagato ad Opodo, pari a 1108,88 euro, ma la Vueling ha accettato di corrispondere la somma di 1031,88 euro, rifiutando fermamente di rimborsare 77 euro, pari alle commissioni ricevute dall’intermediario. Il tribunale di Amburgo, adito dal sig. Harms, ha interpellato, mediante rinvio pregiudiziale, la Corte di Giustizia per ottenere un’interpretazione dell’art. 8 del Regolamento che attribuisce al passeggero, in caso di cancellazione, il diritto al rimborso del <<prezzo pieno del biglietto, allo stesso prezzo al quale è stato acquistato>>. Il tribunale, nello specifico, ha chiesto “se la nozione di rimborso (…) debba essere interpretata nel senso che debba ivi intendersi la somma versata dal passeggero per il biglietto aereo in questione o se occorra invece fare riferimento alla somma effettivamente percepita dal vettore aereo avversario qualora, nel processo di prenotazione, sia intervenuta una società di intermediazione che, senza peraltro dichiararlo, lucri la differenza tra l’importo corrisposto dal passeggero e quello percepito dal vettore aereo”.

La Corte ha dichiarato che la commissione riscossa da un intermediario presso un passeggero, al momento dell’acquisto di un biglietto, deve, in linea di principio, essere considerata come una componente del prezzo da rimborsare ai passeggeri in caso di cancellazione del volo, ma che tale inclusione deve essere soggetta a taluni limiti, tenuto conto degli interessi dei vettori aerei che essa mette in discussione. È necessario cioè verificare se la compagnia aerea fosse a conoscenza della corresponsione della somma all’intermediario al momento dell’acquisto e, solo in caso positivo, considerare la commissione ai fini della corresponsione del rimborso.

Tale interpretazione è in linea con gli obiettivi del Regolamento 261 il quale, come ribadito dai giudici di Lussemburgo, mira a garantire un livello elevato di protezione dei passeggeri, ma anche ad assicurare un equilibrio tra gli interessi di tali passeggeri e quelli dei vettori aerei.

 

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Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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