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Speciale – Etica e recupero crediti

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“Ossessionare il debitore paga sempre”. Questa frase di un esattore “pentito”, pubblicata in un articolo di Thomas Mackinson del 4 giugno 2013, da Il Fatto Quotidiano, sintetizza la situazione che molte persone si trovano a vivere quotidianamente. “Ha passato gran parte della vita professionale tra gli agenti del recupero crediti, un ambiente che “prima o poi collide con chiunque abbia un’etica”.”
Risale al 30 novembre del 2005 il provvedimento dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali che disciplina la “Liceità, correttezza e pertinenza nell’attività di recupero crediti” ma, a distanza di anni, tali principi non vengono rispettati da tutti gli operatori del settore, come testimoniano anche recenti interventi dell’Antitrust o della magistratura, civile e penale.

Il Garante della privacy era intervenuto in seguito a “numerose segnalazioni concernenti trattamenti di dati personali (e comportamenti) posti in essere a danno di debitori […] Le risultanze hanno evidenziato l’esistenza di alcune prassi finalizzate al recupero stragiudiziale dei crediti, caratterizzate da modalità di ricerca e di presa di contatto invasive e, talora, lesive della riservatezza e della dignità personale. In particolare, le modalità di ricerca, presa di contatto, sollecitazione, o altrimenti connesse all’esazione della somma dovuta, si manifestano nelle forme più varie: visite al domicilio o sul luogo di lavoro; sollecitazioni su utenze di telefonia fissa o mobile, comprensive dell’invio di messaggi sms di sollecito; comunicazioni telefoniche il cui contenuto a carattere sollecitatorio è preregistrato, poste in essere senza intervento di un operatore (con il rischio che soggetti diversi dal destinatario vengano a conoscenza del contenuto della chiamata); invii di avvisi relativi all’apertura della procedura di recupero crediti tramite comunicazioni individualizzate, con l’inoltro di corrispondenza recante informazioni idonee a lasciar trasparire la situazione debitoria (ad esempio, plichi recanti all’esterno la scritta “recupero crediti” o locuzioni simili) relativa agli interessati o contenenti riferimenti suscettibili di indurre il destinatario in errore circa il valore e la provenienza dell’intimazione a pagare (usuale è il ricorso a formule quali “preavviso esecuzione notifica” o il richiamo di norme di rito con il riferimento alla futura attivazione di “ufficiali giudiziari”); affissioni di avvisi di mora sulla porta del debitore.

Non di rado, inoltre, l’attività preordinata al recupero crediti, coinvolge non soltanto il debitore, ma anche terzi, con modalità tali da metterli a conoscenza di vicende personali riferite a quest’ultimo (ad esempio, familiari, conoscenti o vicini di casa, anche utilizzando recapiti non forniti al momento della stipula del contratto e non reperibili in pubblici elenchi).”
Questo il comunicato stampa dell’Autorità del 20 gennaio 2006 per rendere noto il provvedimento: Recupero crediti: dichiarazioni di Giuseppe Fortunato
“Chiunque svolga attività di recupero crediti non deve mettere in atto comportamenti che, sia nella fase di raccolta delle informazioni sul debitore sia nel tentativo di presa di contatto, possano ledere la riservatezza e dignità personale. Occorre evitare che un momento di difficoltà economica o una dimenticanza possa trasformarsi in una lesione della propria dignità o in un vera e propria gogna” ha commentato Giuseppe Fortunato, componente del Garante e relatore del provvedimento generale.

“Gli accertamenti del Garante hanno messo in luce l’esistenza di prassi in alcuni casi decisamente invasive. É per questo motivo che l’Autorità ha deciso di intervenire e prescrivere a quanti svolgono l’attività di recupero crediti le misure necessarie perché tutto si svolga nel rispetto dei principi di liceità e correttezza”.
Le prescrizioni del Garante, però, continuano ad essere disattese: “Relativamente all’attività di recupero crediti (436 e-mail), continuano ad essere segnalate modalità di contatto molto invasive e lesive della riservatezza e della dignità personale, quali visite al domicilio o sul luogo di lavoro, sollecitazioni telefoniche anche presso familiari, vicini di casa, utilizzando recapiti non forniti dagli interessati.” (pag. 315 Relazione anno 2012 attività Garante privacy).
L’Autorità, quindi, nell’adottare il piano ispettivo per il secondo semestre 2013, ha stabilito di procedere ad avviare ispezioni anche nell’attività di recupero crediti.

Anche l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato è dovuta intervenire in questo settore, per sanzionare pratiche commerciali scorrette: “Nel campo dei servizi finanziari e recupero crediti vanno citati gli interventi contro due tipologie di pratiche di rilevante gravità, suscettibili di colpire un target particolarmente debole, in quanto esposto a difficoltà finanziarie. In un caso si pubblicizzava l’attività di consulenza per ridurre l’esposizione debitoria e salvaguardare dall’aggressione dei creditori (ivi incluse le richieste del Fisco), ma, in realtà, i consumatori si vedevano recapitare al proprio domicilio un pacco, da pagare mediante versamento in contrassegno di 390 euro, che conteneva semplicemente la modulistica per conferire eventuali incarichi ad effettuare le visure riguardanti la propria esposizione debitoria. In un altro caso, che ha originato due procedimenti contro società di recupero crediti, la condotta scorretta consisteva nell’inoltrare a diversi consumatori, per il tramite di avvocati, atti di citazione per il recupero di presunti crediti (alcuni apparentemente prescritti), presso sedi di Giudici di Pace sistematicamente diverse da quelle competenti, ossia diverse dal foro dove ha residenza il consumatore.” (cfr. pag. 47, 190Relazione sull’attività svolta nell’anno 2012 AGCM) .
L’Antitrust ha stabilito che “la condotta dei professionisti è stata ritenuta idonea a determinare nel consumatore medio un indebito condizionamento, ingenerando il convincimento che, a prescindere dalla fondatezza della propria posizione debitoria, fosse preferibile provvedere rapidamente al pagamento dell’importo richiesto, piuttosto che esporsi a un contenzioso giudiziario.

Tali atti di citazione sono stati finalizzati, in realtà, ad esercitare nei confronti dei destinatari un notevole grado di pressione psicologica suscettibile, nella sostanza, di determinare un significativo condizionamento delle scelte e dei comportamenti.
La condotta è stata ritenuta scorretta (e in particolare aggressiva), ai sensi degli articoli 20, comma 2, 24 e 25 del Codice del consumo e a ciascuna società di recupero crediti è stata irrogata una sanzione pari a 100 mila euro.” (cfr. pag. 197 della Relazione citata).

L’AGCM è stata costretta ad intervenire nuovamente nei primi mesi del 2013. Si segnalano i seguenti provvedimenti, pubblicati sul bollettino n. 12 del 2 aprile 2013, PS8710 – INDEBITI RECUPERI CREDITI DI TIM Provvedimento n. 24272; sul bollettino n. 23 del 17 giugno 2013 PS8710 – INDEBITI RECUPERI CREDITI, Provvedimento n. 24356; ed infine sul bollettino n. 30del 5 agosto 2013: Provvedimento n. 24451, PS8865 – GLOBALREC-RECUPERO CREDITI.
In questo panorama sconfortante sembra esserci qualche iniziativa che speriamo possa consentire direndere il mercato più etico.
Si e’ svolto il 9 luglio 2013, il primo incontro dell’Osservatorio costituitosi con la firma dell’accordo quadro tra l’azienda Euro Service Spa e alcune tra le maggiori Associazioni dei Consumatori. Un’intesa nata con l’intento di garantire ai consumatori maggiori tutele nel comparto del recupero crediti, promuovendone la collaborazione e il confronto.

L’UNIREC, Unione delle Imprese a Tutela del Credito, inoltre, il 25 luglio 2013 ha reso noto di essere stata ricevuta dal Dott. Antonello Soro, Presidente dell’Autorita’ Garante per la Protezione dei Dati Personali, ha avuto modo di illustrare i valori e i progetti realizzati “sottolineando in modo particolare l’attenzione che l’Associazione pone da sempre alla normativa sulla Privacy, ai Provvedimenti del Garante e tra questi in particolare al Provvedimento del 30 novembre 2005 contenente Prescrizioni in tema di liceità, correttezza e trasparenza nell’attività di recupero crediti. In merito l’incontro e’ stato anche l’occasione per presentare la Guida del Consumatore (Debitore) ai servizi di recupero crediti.”

L’auspicio, dunque, è che queste iniziative possano sensibilizzare gli operatori del settore ad un maggiore rispetto della normativa e, soprattutto, della riservatezza e della dignità delle persone.
Il Codacons, insieme alle altre Associazioni dei consumatori, continuerà a mantenere alta la guardia per richiedere la tutela dei diritti, senza esitare a sollecitare l’intervento delle Autorità competenti.

Avv. Gianluca Di Ascenzo
Vice Presidente Codacons

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Gruppi segreti Facebook-prodotti Juice Plus, sanzioni da un milione di euro per pratica commerciale scorretta

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Il 27 marzo 2019 l’Autorità ha concluso un procedimento istruttorio nei confronti delle società The Juice PLUS+ Company Srl, The Juice PLUS+ Company Ltd, The Juice Plus+ Company Europe GmbH, The Juice Plus+ Company LLC, accertando che le stesse commercializzano integratori alimentari e prodotti sostitutivi dei pasti a marchio JuicePlus+ con modalità di promozione ingannevoli e non trasparenti attraverso il canale  social media marketing Facebook, in violazione del Codice del Consumo .

In particolare, il procedimento ha riguardato due profili: innanzitutto, la strategia di vendita adottata da JuicePlus incentiva la condivisione di esperienze di consumo non necessariamente autentiche. Nello specifico, è stata esaminata una forma di marketing occulto realizzata principalmente tramite pagine e gruppi segreti Facebook, consistente nel non rendere palese che i venditori dei prodotti JuicePlus agiscono nel quadro della propria attività commerciale, i quali, al contrario, si presentano falsamente sotto la veste di consumatori.

In secondo luogo, è stata accertata l’ingannevolezza delle informazioni diffuse con riguardo alle caratteristiche principali dei prodotti e dei risultati che si possono attendere dal loro utilizzo, soprattutto in termini di efficacia dimagrante e curativa, promettendo che con l’assunzione dei prodotti in esame sia possibile guarire da talune patologie o ottenere notevoli cali ponderali in poco tempo.

Inoltre, l’Autorità ha osservato che in un contesto virtuale, l’assenza degli elementi  caratterizzanti l’interazione consumatore-venditore richiede ai professionisti di adottare tutte le misure necessarie per evitare le confusioni di ruolo e, dunque, comportamenti scorretti da parte dei venditori affiliati. Di conseguenza, JuicePlus avrebbe dovuto esercitare una specifica cautela nelle indicazioni date ai propri affiliati ed effettuare un controllo esteso del loro operato, con l’applicazione di sanzioni disincentivanti.

Pertanto, l’Autorità ha ritenuto che la pratica commerciale descritta risulti scorretta ai sensi degli artt. 20, 21, 22 comma 2 e 23, comma 1, lett. aa) del Codice del Consumo e ha sanzionato le società coinvolte per un milione di euro.

 Nel corso del procedimento, l’Autorità si è avvalsa della collaborazione del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Roma, 15 aprile 2019

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Caso Diamanti, vertice tra BPM, ADICONSUM e Federconsumatori

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Incontro con l’A.D. di BancoBPM Adiconsum e Federconsumatori:Abbiamo denunciato il grave disagio dei risparmiatori
Ora BancoBpm dimostri l’attenzione verso i clienti


9 aprile 2019
 – Si è tenuto a Milano, nel tardo pomeriggio di lunedì 8 aprile, l’annunciato incontro sulla vicenda “diamanti”, tra le delegazioni delle associazioni dei consumatori Adiconsum e Federconsumatori con il BancoBpm, rappresentato dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna, dal vice direttore generale Salvatore Poloni e il responsabile della task force Annibale Ottolina.

Nel corso dell’incontro, le Associazioni Consumatori hanno espresso il pesante disagio dei clienti che hanno investito in diamanti, le giuste aspettative di ristoro dei propri risparmi, la buona pratica di altre banche che hanno proposto l’acquisto delle pietre e che hanno integralmente rifuso l’importo investito.

L’amministratore delegato, condividendo le affermazioni delle Associazioni Consumatori sullo stato d’animo dei clienti, ha ribadito la volontà del BancoBpm di trovare soluzioni eque, ancorché differenziate nella diversa tipologia delle posizioni coinvolte.

Adiconsum e Federconsumatori hanno proposto all’amministratore delegato la necessità di rifondere i risparmiatori a partire dagli investimenti più bassi ed arrivare al ristoro del valore complessivo dell’investimento, tenendo conto anche della difficoltà di realizzo del bene acquistato.

Inoltre, stante le difficoltà oggettive del curatore, nel consegnare nel breve le pietre in deposito presso la società IDB, è stato richiesto al BancoBpm di considerare la lettera di possesso delle pietre che il curatore invierà agli investitori, quale elemento probante per effettuare il ristoro.

A fronte delle proposte delle Associazioni Consumatori, l’amministratore delegato ed il vice direttore generale, hanno dichiarato di rispondere in tempi brevi alle richieste effettuate.

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CRAC BANCARI E FINANZIARI BRUCIATI 44 MILIARDI DI EURO 1,2 MILIONI I RISPARMIATORI ITALIANI COINVOLTI

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I crac bancari e finanziari degli ultimi anni che si sono succeduti nel nostro paese e all’estero hanno trascinato nel baratro oltre 1,2 milioni di risparmiatori italiani, i quali hanno visto andare in fumo complessivamente quasi 44 miliardi di euro investiti in azioni, obbligazioni e titoli vari, con una perdita media di 35.154 euro a risparmiatore. Lo afferma il Codacons, che fa i conti dei principali default registrati a partire dall’anno 2000 e che hanno coinvolto le tasche degli italiani, cancellando i risparmi investiti.

Si parte con i casi Bipop-Carire, Argentina e Cirio che tra il 2001 e il 2002 hanno coinvolto complessivamente più di 500mila risparmiatori italiani, passando per gli scandali Parmalat (2003, 110mila investitori) e Lehman Brothers (2008, 100mila investitori), fino ad arrivare ai più recenti Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza (2016, oltre 206mila investitori coinvolti).

Il conto totale per la collettività è abnorme: dal 2001 ad oggi quasi 44 miliardi di euro di risparmi sono letteralmente andati in fumo, e solo una minima parte di tali investimenti è stata poi recuperata dai piccoli risparmiatori.

“Lo Stato italiano non ha fatto praticamente nulla per tutelare il risparmio, e mentre ancora si attendono i decreti attuativi sui rimborsi ai risparmiatori, viene varata una Commissione d’inchiesta sulle banche, del tutto inutile e non in grado di dare giustizia agli italiani trascinati nei crac. Il Governo farebbe meglio a costituirsi parte civile nei vari procedimenti aperti dalla magistratura sui dissesti bancari, chiedendo un equo risarcimento alle banche, e a citare in giudizio la Commissione Europea che ha imposto il bail-in quando era possibile seguire altre strade per tutelare gli investitori” – afferma il presidente Carlo Rienzi.

Ecco di seguito tutti i numeri del rapporto Codacons sui dissesti bancari e finanziari che hanno coinvolto i risparmiatori italiani negli ultimi anni:

 Risparmiatori coinvoltiPerdite in euroAnno
    
Banca Popolare di Vicenza118.9948.750.000.0002015/2016
Veneto Banca87.5026.500.000.0002015/2016
Carife, Carichieti,
Banca Marche, Banca Etruria
12.500431.000.0002015/2016
Lehman Brothers100.0003.200.000.0002008
Finmatica25.000350.000.0002004
Finmek13.850250.000.0002004
Cerruti Finance- Fin.Part- Olcese28.500800.000.0002004
La Veggia Finance8.300300.000.0002004
Parmalat110.0006.500.000.0002003
Giacomelli6.500300.000.0002003
My Way – For You190.0002.850.000.0002003
Cirio35.0001.200.000.0002002
Bond Argentina440.0002.500.000.0002001
Bipop-Carire 73.50010.000.000.0002001
Totale1.249.64643.931.000.000

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