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Spending review. Alitalia e partecipate: esempi di come si procede o casi estremi?

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Firenze, 26 maggio 2015. Due studi comparsi in questi giorni ci ricordano la situazione economica che si e’ determinata nel nostro Paese in virtu’ di un metodo di spesa pubblica che -noi e non solo, comunque pochi- definiamo criminale. Alitalia. Un stima di Mediobanca – area studi, ci fa sapere che dal 1974 al 2014, la gestione del cosiddetto vettore aereo nazionale e’ costata al contribuente 7,4 miliardi (essenzialmente ricapitalizzazione). 3,3 fino al 2007. Il restante 4,1 dal 2008 al 2014 con la gestione commissariale: prestito ponte del Tesoro nel 2008, emissione di zero coupon, obbligazioni Alitalia del tesoro, passivo patrimoniale dell’amministrazione straordinaria, cigs mobilita’, prestazioni Fondo speciale trasporto aereo e versamento Poste in Alitalia-Cai (1).

Aziende Partecipate. Uno studio del sindacato Uil -servizio politiche economiche e territoriali, redatto elaborando i numeri dei rapporti della Corte dei Conti e del ministero dell’economia, incrociandoli coi dati tratti da Regioni, Province e Comuni: il 40% delle societa’ partecipate dagli enti locali ha un numero totale di dipendenti inferiore al numero dei membri del consiglio d’amministrazione (cioe’ meno di 5) (2).

Due “piccoli” esempi che ci danno la dimensione di quanto occorrerebbe fare perche’ cose del genere non si verifichino piu’. Dovremmo esse contenti perche’ la cosiddetta politica di spending review opera in questo senso? Probabile, ma forse qualcosa ci e’ sfuggito. 

Per Alitalia crediamo sia solo questione di tempo, non per recuperare quanto gia’ versato (cio’ che nella logica umana ed economica comune e’ ordinario, non e’ altrettanto nella logica dello Stato-mamma), ma per prendere atto di quali saranno gli ulteriori esborsi. Se si continua ad impedire che fallisca e scompaia dal mercato, c’e’ solo da aspettare per verificare cosa di nuovo ci portera’ la creativita’ in materia.

Per le aziende partecipate, ci sembra di scorgere l’altrettanto nulla. Con l’aggravante -per far meglio capire che non siamo estremisti e negativi per partito preso- che ci sono piu’ di un milione di persone che gravitano intorno a questo “business”, persone che non e’ escluso che siano riconoscenti anche col voto (loro e delle famiglie).

Domanda: esempi di come si procede nella spending review o casi estremi? E, quand’anche fossero estremi, perche’ devono continuare ad esserlo?
(1) http://www.aduc.it/notizia/alitalia+soldi+pubblici+miliardi+40+anni_131182.php

(2) http://www.aduc.it/notizia/quanto+ci+costano+partecipate+indagine+uil_131181.php
Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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MUTUI PRIMA CASA- Appello ADICONSUM al Governo: rifinanziare presto

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Appello di Adiconsum al Ministro dell’Economia, Giovanni Tria:
rifinanziare al più presto il Fondo Consap per l’acquisto della prima casa.
Nessun onere a carico dello Stato per il rifinanziamento

15 gennaio 2019 – Sulla nostra pagina facebook continuano ad arrivare numerose richieste di consumatori in merito al rifinanziamento del Fondo Consap per l’acquisto della prima casa, lamentando anche il fatto che, a dispetto delle esigue risorse rimaste ma comunque ancora presenti, alcuni istituti di credito stanno declinando le domande di accensione dei mutui con questa modalità già da alcuni mesi – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale.

Lo scorso novembre – prosegue Danilo Galvagni, Vice Presidente di Adiconsum –  ci eravamo attivati lanciando l’allarme sull’imminente esaurimento delle risorse del Fondo Consap, inviando una lettera al Ministro, Giovanni Tria, chiedendo, oltre  ad un intervento urgente di rifinanziamento, anche l’apertura di un Tavolo con tutti gli stakeholder, comprese le Associazioni Consumatori, per omogeneizzare le regole e aumentare le opportunità. Questa lettera, purtroppo, al momento è ancora disattesa.

Il Fondo di garanzia Consap – continua Galvagni – ha svolto in questi anni un duplice ruolo: di tutela sociale, da un lato, permettendo l’accesso al credito anche a quelle persone prive di determinati requisiti (si pensi in primis al lavoratore con contratto di lavoro atipico) e di volano nel settore dell’edilizia, dall’altro.

Rivolgiamo, quindi, un appello al Ministro dell’Economia Tria – conclude De Masi – affinché intervenga al più presto per rifinanziare il Fondo, considerato che tale operazione non richiede alcun onere a carico dello Stato.

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Consumatori

Guerra TAXI vs NNC, secondo l’antitrust va liberalizzato il settore

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è stata sentita in audizione informale dinnanzi alla IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei Deputati in merito al disegno di legge di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2018, n. 143 “Disposizioni urgenti in materia di autoservizi pubblici non di linea”. 
Nel corso dell’audizione è stato evidenziato come nel settore della mobilità non di linea si sia sviluppata nei tempi più recenti una domanda molto estesa e diversificata di servizi che tende a non distinguere più tra attività soggette a obblighi di servizio pubblico (taxi) e attività di mercato (NCC) e che, legata ad un concetto di mobilità urbana di tipo intermodale di servizi, fa ampio ricorso ai nuovi strumenti resi possibili dall’innovazione tecnologica.

In questo quadro, qualunque riforma organica della disciplina di settore dovrebbe avere quale obiettivo ultimo il pieno soddisfacimento delle nuove esigenze dei consumatori, affinché gli stessi possano trarre pieno beneficio dalle innovazioni tecnologiche e dai mutamenti intervenuti nelle modalità di offerta dei servizi.

A tale riguardo, l’Autorità ha posto in luce come le modifiche introdotte dal Decreto in via di conversione non appaiano andare nella direzione auspicata. Il mantenimento infatti di vincoli nelle modalità di prenotazione dei servizi e delle restrizioni territoriali all’offerta di servizi NCC, unitamente all’inutilizzabilità delle piattaforme tecnologiche e alla moratoria nel rilascio di nuove autorizzazioni, tenderà a rendere sempre più difficile l’incontro della domanda e dell’offerta, con l’effetto di deprimere il benessere dei consumatori finali in termini di minore ampiezza e qualità dei servizi offerti e di prezzi più elevati.

        Sulla base di tali considerazioni, l’Autorità ha ribadito il proprio favore a un disegno di riforma complessiva della normativa del settore della mobilità non di linea secondo le linee avanzate nelle sue numerose segnalazioni in senso pro-concorrenziale e nel rispetto rigoroso del principio di proporzionalità.

Nelle more di tale processo di riforma, l’Autorità ha sottolineato la necessità di procedere, in sede di conversione, a modificare quelle parti del Decreto idonee a mantenere o addirittura a rafforzare ingiustificate restrizioni concorrenziali nel settore della mobilità non di linea.

In particolare, l’Autorità ha suggerito di: i) eliminare ogni limitazione alle modalità di prenotazione del servizio di NCC; ii) abrogare le norme della legge n. 21/92 che di fatto determinano restrizioni territoriali all’operatività delle imprese NCC; iii) abrogare la norma che introduce una moratoria al rilascio di nuove autorizzazione NCC sino alla realizzazione del registro nazionale.

Roma, 16 gennaio 2019

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CONSOB: verso la nomina di Marcello Minenna. OK dei consumatori

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16 gennaio 2019 – Esprimiamo soddisfazione per le dichiarazioni dei leaders di maggioranza di voler procedere alla copertura della presidenza della Consob, già dal prossimo Consiglio dei Ministri, indicando nella persona di Marcello Minenna, il candidato da nominare.

Consideriamo il prof. Minenna, la sua storia personale e la sua indipendenza dalla politica e dai poteri finanziari, una figura di garanzia per i risparmiatori e per i cittadini tutti, al fine di contrastare le distorsioni e le problematiche che si sono determinate, spesso causate dal potere delle elite finanziarie. 

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