Roma, 24 Aprile 2014. Dovrebbe servire alla lotta all’evasione fiscale, finira’ per infastidire il contribuente e alimentare il nero. Vediamo un esempio.

Il padre di una sposa decide di pagare il pranzo delle nozze. Costo 4000 euro, quindi sopra la soglia dei 3600 euro oltre la quale potrebbero scattare i controlli della Agenzia delle Entrate. Il padre della sposa ha un reddito lordo di 18000 euro l’anno, cioe’ circa 1000 euro netti al mese. Il reddito e la spesa sostenuta non sono congruenti. Si accende la luce rossa negli uffici fiscali e si avvia la procedura burocratica per la richiesta di chiarimenti. Il nostro padre della sposa dovra’, quindi, dimostrare donde provengono i 4000 euro, visto che ne guadagna poco piu’ di 1000 al mese. Ovvio considerare che la cifra sia stata attinta dai risparmi i quali, pero’, non possono risultare dalla dichiarazione dei redditi. Inizia, quindi, il calvario del contribuente con lettere, documenti, incontri negli uffici dell’Agenzia, ecc. L’alternativa e’ il pagamento di una parte della somma in bianco, poniamo 3000 euro, con sistemi tracciabili (assegno, bonifico, carta, ecc.) e l’altra
in nero
o tutto il pagamento in nero.
Lo Stato sa tutto di noi, ha dichiarato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Basterebbe connettere le 128 banche dati in possesso della pubblica amministrazione. Gia’, basterebbe. E perche’ non lo si fa invece di rendere complicata la vita del contribuente?

Primo Mastrantoni, segretario Aduc