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Salute

Spinelli a scuola. Espellere chi li consuma?

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In queste ultime settimane sono sempre piu’ frequenti episodi in cui le forze dell’ordine vanno nelle scuole con cani anti-droga, chiamati o meno dalle singole autorita’ degli istituti superiori. La ricerca di droghe per uso personale o piccoli contesti di spaccio, qualche volta da’ risultati positivi, ma spesso e’ un “buco nell’acqua” (1): studenti e scuole senza spinelli o incapacita’ delle forze dell’ordine? Crediamo piuttosto che sia capacita’ dei coinvolti a ben occultare il dovuto. Lo diciamo a ragion veduta, poiche’ stiamo parlando di un fenomeno -il consumo di spinelli tra i giovani/minorenni- che tutti i numeri piu’ o meno ufficiali ci dicono non essere marginale; quindi, non essendoci un’ecatombe di “pizzicati” o una totale dèbacle delle forze dell’ordine, vuol dire che cio’ di cui siamo informati e’ solo la punta di un iceberg.
Abbiamo quindi appreso e documentato di genitori che ipotizzano test antidroga per gli studenti (2) , di dirigenti scolastici che non sapendo che dire si consolano seguendo l’onda della repressione come rimedio (3), di amministratori locali impegnati in improbabili opere di dissuasione grazie a incontri in cui -assenti permanenti- gli studenti vengono considerati solo merce in mano a genitori, istituzioni e forze dell’ordine.
Noi di Aduc non abbiamo ricette specifiche per far fronte a questo fenomeno (e crediamo di essere meno ipocriti di chi dice o fa finta di averle), ma l’opera di informazione e documentazione che ci appassiona ci serve per fare delle riflessioni, inducendole anche negli altri coinvolti nel problema.
1 – Prima di tutto non ci stupiamo piu’ di tanto che negli istituti superiori circolino clandestinamente spinelli; nella nostra societa’ il consumo di marijuana e’ diffuso e in crescita, e sarebbe strano che questo non influisse anche negli ambienti scolastici. Una volta nelle scuole circolavano clandestinamente solo riviste pornografiche e sigarette. Poi il mondo e’ cambiato: la pornografia ognuno se la gode in Rete, le sigarette sono comunque accettate anche se espulse dagli spazi comuni -nonostante tutto oggi sono meno demonizzate che in passato, anche se e’ maggiore l’allerta sanitario che, comunque, e’ sempre in un ambito di un fenomeno legale-. Il posto delle sigarette e’ stato preso -anche se in dimensioni diverse- dagli spinelli, con tutto il codazzo di maggior gusto della trasgressione che circonda un fenomeno illegale.
2 – Quando lo studente viene cuccato con lo spinello, genitori o non-genitori, il dirigente scolastico sara’ chiamato a prendere una decisione per chi e’ stato coinvolto: si va dalla semplice nota ad una sospensione, con il rischio di perdere l’anno scolastico. Domanda senza malizia: chi se la sente di far perdere l’anno scolastico ad uno studente perche’ ha fumato uno spinello? Cosa ne sara’ di questa persona che ha subito questo provvedimento, come si rapportera’ con la societa’, e siamo sicuri che si sentira’ cosi’ in colpa che giustifichera’ il provvedimento che ha subito e non avra’ invece una reazione di rifiuto verso l’autorita’? Certo, lo spinello e’ una droga illegale e queste sono le logiche conseguenze per chi viola la legge… e quindi che si arrangi, in un mondo in cui mezza Europa e mezzi Usa e qualcun altro hanno leggi che disciplinano il consumo e la produzione senza sanzionare nessuno? Domanda -con malizia, questa volta: come gli spiegheremo a questa persona
che
c’e’ la comunita’ europea, c’e’ la globalizzazione, e che si tratta di fenomeni positivi per il nostro benessere?
Facciamo quindi tesoro di queste due riflessioni. Senza escludere nessuno, magari perche’ non ha 18 anni. Come studenti, come genitori, come istitutori e come forze dell’ordine. E se facessimo arrivare alle orecchie del legislatore questo nostro tesoro, scartando quei legislatori che sono bravi solo a cavalcare la inutile repressione perche’ non capaci di altro, forse faremo bene a noi, ai nostri figli e alla nostra societa’.

(1) nel notiziario quotidiano http://droghe.aduc.it che editiamo in web, grazie a notizie dirette, cronache locali dei quotidiani e agenzie di stampa, cerchiamo di darne notizia.
(2) http://droghe.aduc.it/comunicato/irriverente+fiorentino+droghe+scuola+illusione_22789.php
(3) con una -per noi e per quanto ne sappiamo- lodevole eccezione del preside dell’Istituto tecnico del Turismo di Firenze, Marco Polo.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Salute

Studio europeo, ricostruisce la natura genetica del grano

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Ricostruita geneticamente la storia evolutiva del frumento

per preservarne la biodiversità e migliorarne il futuro

Il CREA è l’unico partner italiano del consorzio internazionale, finanziato dal progetto europeo WHEALBI, che ha parzialmente risequenziato per la prima volta ben 500 linee di frumento, per capire come 10.000 anni di selezione naturale, adattamento all’ambiente e selezione umana hanno portato oggi al cereale più coltivato al mondo, così come lo conosciamo. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista “Nature Genetics” è firmato da oltre 29 autori di 8 diversi paesi, tra cui, appunto, due ricercatori italiani, Alessandro Tondelli e Luigi Cattivelli, del CREA Genomica e Bioinformatica, che hanno organizzato la caratterizzazione di campo ed analizzato i relativi dati di tutti frumenti utilizzati nel lavoro.

La premessa Il grano tenero ha un “supergenoma” – responsabile della sua straordinaria capacità di adattamento ambientale – e si è evoluto tramite due eventi di ibridazione naturali. Il primo, circa mezzo milione di anni fa, da cui si sono originati tutti i frumenti duri, è il risultato di un incrocio tra due specie di frumento selvatico: una del genere Aegilops, oggi probabilmente estinta, e il Triticum urartu. Il secondo, risale a circa 10.000 anni fa, e coinvolge un discendente del primo incrocio e un altro frumento selvatico (Aegilops tauschii) ed è proprio allora che ha origine il grano tenero.

Il lavoro I ricercatori hanno sequenziato parzialmente il genoma dei circa 500 frumenti che rappresentano la diversità genetica globale dei frumenti (monococchi, farri, duri, teneri, spelta, moderni, antichi, popolazioni locali, coltivati e selvatici) per capire da quale frumento antico, selvatico, monococco o farro derivano i geni che abbiamo nei frumenti moderni e come sono giunti sino a noi. In generale, viene confermato quanto già noto sulla storia evolutiva dei frumenti, anche se si chiariscono alcuni dettagli sinora molto controversi. E’ emerso che il farro ed il frumento duro sono stati selezionati a partire dai farri selvatici in parallelo ed indipendentemente l’uno dall’altro e non uno successivamente all’altro (il farro coltivato dal farro selvatico e poi il duro a partire dal farro coltivato), come si era sempre creduto. Allo stesso modo, il frumento tenero deriva da un incrocio tra un frumento duro (e non un farro) e A. tauschsii e, solo successivamente, dal frumento tenero si evolve il frumento spelta che, di conseguenza, è il frumento di più recente origine.

Infine, un’analisi accurata dei frumenti teneri moderni suggerisce una suddivisione genetica tra i frumenti dei paesi dell’Europa occidentale e quelli dell’Europa orientale, un effetto collaterale della guerra fredda, che ha bloccato per decenni lo scambio di germoplasma tra paesi NATO e paesi del patto di Varsavia.

Le ricadute “Abbiamo individuato i geni che hanno reso e rendono differente una varietà o una popolazione locale di grano tenero dall’altra – spiega Luigi Cattivelli, uno dei due autori italiani della ricerca nonchè direttore del CREA Genomica e Bioinformatica – un risultato importante che ci permette di conoscere a fondo la biodiversità e quindi di preservarla al meglio, fornendoci anche un prezioso patrimonio di informazioni genetiche da utilizzare per migliorare in modo sostenibile una coltura che costituisce l’alimento base per oltre un terzo della popolazione umana mondiale”.

Il lavoro pubblicato in Nature Genetics dal titolo “Tracing the ancestry of modern bread wheats” può essere scaricato a questo link https://doi.org/10.1038/s41588-019-0393-z

Contatto stampa: Cristina Giannetti cell 345 0451707

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Salute

Lettini Fisher Price. Ritirati in 5 milioni

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32 casi accertati. Ritirate le Rock ‘n Play Sleepers, dopo che i bambini si sono rotolati e sono rimasti soffocati.

Roma, 16/04/2019 – “E’ preoccupante quanto abbiamo appreso dagli organi di stampa riguardo possibili pericoli di un prodotto di Fisher Price – scrive in una nota il Vice Presidente Nazionale dell’U.Di.Con. Martina Donini – in particolare si tratterebbe di alcuni vizi di conformità in relazione alla culla commercializzata da Mattel. Nonostante il prodotto sia stato richiamato negli Stati Uniti non escludiamo il fatto che sia venduta anche in Italia, come possiamo osservare dal sito della società e se così fosse, sarebbe un problema per l’incolumità dei bambini”.

il prodotto “Rock ‘n Play Sleeper”, con brand Fisher-Price è stato richiamato negli USA, in seguito alla denuncia dell’American Academy of Pediatrics, la quale avrebbe affermato la pericolosità del prodotto, che avrebbe causato il decesso di trentadue neonati. Per questo motivo la Consumer Product Safety Commission, avrebbe deciso di ritirare il prodotto dal mercato statunitense in attesa di ulteriori accertamenti che verifichino la conformità o meno del prodotto agli standard di sicurezza.

“Nella pagina web di Fisher-Price Italia – continua Donini – tra il catalogo dei prodotti commercializzati, è presente il prodotto denominato “Culla Gioca e Sogna Fisher- Price”, del tutto simile per caratteristiche alla culla ritirata dal mercato statunitense. Non possiamo permettere che venga commercializzato un prodotto destinato ai bambini con probabili difetti in quanto si andrebbe a mettere in pericolo la sicurezza dei bambini. Per questo motivo – conclude Donini – abbiamo chiesto delucidazioni alla società sulla natura del prodotto e che vengano presi gli opportuni provvedimenti per la problematica in questione onde evitare che il prodotto venga acquistato dalle famiglie e si presenti anche il minimo rischio per i bambini”. 

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Salute

5G: Federconsumatori sostiene l’appello alla prudenza rivolto dai medici dell’ISDE

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Spesso il confine tra benefici e rischi dell’innovazione diventa tanto sottile che risulta estremamente difficile valutarne gli effetti.

Emblematico in tal senso è il caso del 5G. La scorsa settimana il Presidente del Comitato Scientifico ISDE Italia – International Society of Doctors for Environment ha inviato una approfondita missiva al Vice Premier Luigi Di Maio, invitandolo a valutare i rischi del 5G sentendo il parere di medici, oltre a quello di fisici, ingegneri, informatici ed economisti. 

Il 5G, infatti, ha effetti biologici documentati, che non sono stati presi in considerazione né nella fase di sperimentazione, già avviata per circa 4 milioni di italiani senza alcuna informativa, senza una valutazione dei rischi e senza che siano stati predisposti adeguati monitoraggi ambientali e sanitari da parte degli organismi preposti.

Non vogliamo fare allarmismo, ci uniamo solo all’appello alla prudenza rivolto dai medici al Governo.

Risulta singolare come il wireless di quinta generazione, importante strumento di sviluppo capace di esprimere a pieno le potenzialità dell’IOT, in molti paesi sia stato bloccato: è questo il caso del Ministro dell’Ambiente belga e del Consiglio Comunale di Portland (Oregon – USA). A questi si aggiungono le critiche provenienti dal Comitato Scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Comunità Europea, nonché le richieste di chiarimento sugli effetti biologici avanzate dall’Ufficio Federale tedesco per la protezione dalle radiazioni e una Commissione Parlamentare olandese.

“Riteniamo doveroso tutelare la salute pubblica dei cittadini italiani, anteponendola senza se e senza ma alle esigenze di profitto degli operatori di telefonia.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.

Per questo ci uniamo all’appello dell’ISDE e sosteniamo le motivazioni dell’Alleanza Italiana Stop 5G nel richiedere un attento esame per la valutazione dei rischi e adottare una moratoria per la tecnologia 5G. Non c’è molto tempo, per questo è necessario agire tempestivamente: entro i prossimi due anni, secondo quanto deliberato dall’AGCOM, saranno già 120 i comuni che sperimenteranno le bande del 5G. Entro il 1 Gennaio 2022, in particolare, le compagnie dovranno permettere ad almeno l’80% della popolazione, in tutti i comuni con più di 30.000 abitanti e in tutti i capoluoghi di provincia italiani, la corretta fruizione, in maniera ragionevole anche indoor: questo vuol dire che le nostre case, i luoghi pubblici e gli uffici saranno irradiati dal 5G. Conoscerne e limitarne gli effetti negativi si rivela pertanto un’esigenza primaria, che il Governo deve affrontare al più presto.

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Ufficio Stampa

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Via Palestro, 11

00185 – Roma

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