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Salute

Studio USA conferma che la e-cig aiuta a ridurre la dipendenza dal fumo

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Smokie’s: “Ci auguriamo che tutte queste evidenze vengano ben valutate dalla comunità scientifica e dal legislatore che vuole equipararci a tutti i costi fiscalmente al fumo”

Mentre si attende che in Italia il TAR faccia chiarezza su accise e regimi monopolistici per le sigarette elettroniche, dagli Stati Uniti arriva un nuovo segnale di incoraggiamento per il comparto e-cig con lo studio dal titolo “Nicotine & Health” pubblicato dall’American Council on Science and Health.
Nell’evidenziare che è il fumo di tabacco a provocare cancro e morte e non la nicotina in sé, – ampiamente usata sin dal 1984 anche come farmaco e innocua se considerata isolatamente dal tabacco, come accade per le ricariche delle e-cig, e nelle dosi per uso medico– lo studio trae la conclusione che “i fumatori che passano alle sigarette elettroniche possono ridurre l’inalazione di sostanze tossiche approssimativamente del 99%”.
Lo studio si esprime anche sull’esposizione passiva al vapore delle e-cig, affermando esplicitamente che l’uso di sigarette elettroniche in mezzi pubblici o contesti affollati non ha effetti rischiosi per la salute – benché possa dare fastidio a chi si trova vicino – poiché una sigaretta elettronica rilascia solo 0,000003 grammi di nicotina (3 mcg) per metro cubo di aria, quantità rintracciabile solo da apparecchiature di laboratorio.
L’ACSH afferma inoltre che è pressoché vicino allo zero anche il rischio che lo “svapo” porti al vizio del fumo di sigaretta: meno dello 0,5% di chi non ha mai fumato utilizza sigarette elettroniche e una percentuale ancora inferiore è passata dalle e-cig alle sigarette vere.

Nell’accogliere questo studio, Stefano Pozzi, AD di Smokie’s ha affermato che “sarebbe una volta per tutte necessario che tali evidenze venissero ben vagliate dalla comunità scientifica che è chiamata a esprimere pareri sull’uso e sulla disciplina delle sigarette elettroniche, e anche dal legislatore, di recente impegnato nell’equiparazione fiscale e autorizzatoria delle sigarette elettroniche alle sigarette tradizionali, mortali perché implicano la combustione del tabacco. Uno studio scientifico come quello dell’American Council on Science and Health suggerisce invece di disincentivare il fumo di sigaretta anche attraverso una maggiore circolazione della sigaretta elettronica, e non di ostacolarla.”


Nota: il testo integrale dello studio “Nicotine & Health” è disponibile su richiesta contattando l’ufficio stampa.

Ufficio Stampa e R.P.:
CBO – Communication by Objectives
19, via Foppa – Milano
02 85458311– cbo@cbopr.com

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Salute

Come ridurre la nostra produzione di plastica? N°1: Comprare solo detersivi alla mescita

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Tra le bombe ambientali, quella della plastica in mare o nei terreni è tra le più diffuse.
Una bottiglia impiega 1000 anni a degradarsi.


Eppure basterebbe poco, come usare meno prodotti o acquistare detersivi alla mescita.
Partiamo con il nostro decalogo settimanale su come ridurre la produzione personale di plastica.

Punto 1 Comprare solo detersivi alla mescita.

Acquistare detersivi è semplice, provate a evitare il contenitore di plastica e portarne uno da casa da riempire di detersivo ‘alla spina’.
Noi da qualche tempo ci serviamo da #cristina, il suo banco è dentro il mercato di #viacatania70.

Ha prodotti sfusi sia per l’igiene della casa che della persona e ricordatevi che anche l’autoproduzione è un ottimo modo di risparmiare e avere rispetto per l’ambiente.

Non potete immaginare quanto risparmiamo e quanto durano i prodotti.
La stessa quantità di detersivo per i piatti ad esempio (1 LT) ci costa solo 1,30€ e ci dura almeno 3 mesi.

Inoltre i prodotti sono al 99% biodegradabili e li produce il marito in un piccolo laboratorio fuori Roma Capitale .

In questo modo abbiamo totalmente eliminato le multinazionali e la GDO dalla nostra spesa.

Se volete dare il vostro contributo, potete iniziare a leggere il decalogo dei 16 modi per risparmiare plastica di tuttogreen.it

#GUERRALLAPLASTICA.
In questo momento un”isola grande come 3 volte la spagna sta galleggiando solo nel #pacifico si chiama: Great Pacific Garbage Patch, un vero e proprio oceano di plastica!
 
Il mondo, forse sembra aver dichiarato “Guerra alla #plastica” ? #battaglia che vede i #consumatori sia soldati che vittime.
Come fare? Punto 1: Riduciamo il nostro consumo di plastica.
 
Oggi a Tg2 lavori in corso, rubrica del Tg2, abbiamo approfondito il tema con collegamento da #londra e #dalluniversitadibari, con Corepla e Confcommercio-Imprese per l’Italia
Luigi Gabriele e Codici Associazione Consumatori
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Salute

Latte in povere contaminato, Codacons chiede chiarezza la ministero

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Le rassicurazioni del Ministero della salute circa il fatto che in Italia non sia stato commercializzato latte in polvere contaminato da salmonella non ci convincono, e le dichiarazioni del dicastero ci appaiono del tutto inaffidabili. Lo afferma il Codacons in merito allo scandalo Lactalis e alla nota diramata dal Ministero della salute secondo cui non vi sarebbero lotti incriminati spediti verso il nostro Paese.

Già lo scorso agosto, in pieno allarme Fipronil, il Ministero si affrettò a rassicurare i cittadini affermando che “non risultano distribuiti al consumo uova o derivati (ovoprodotti) contaminate da fipronil sul territorio nazionale”. Peccato che appena poche ore dopo questo annuncio l’Unione Europea smentì il Ministro Lorenzin inserendo l’Italia nella lista dei paesi che avevano ricevuto uova dalle aziende coinvolte nello scandalo Fipronil, e una serie di sequestri compiuti nel nostro paese accertò la presenza di ingenti quantitativi di uova contaminate.

“Considerati i gravi precedenti, le dichiarazioni del Ministero non appaiono sufficienti a rassicurare i consumatori italiani – spiega il presidente Carlo Rienzi – Per questo chiediamo alle autorità europee di svolgere controlli serrati e diramare una nota ufficiale per escludere l’Italia dai paesi che hanno ricevuto lotti di latte in polvere contaminato da salmonella”.

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Malasanità, 400 i morti imputati ad errori personali e carenze strutturali

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Sono anni che Codici lotta al fianco dei consumatori contro la malasanità e, purtroppo, questa “battaglia” sembra ancora davvero troppo lontana dall’essere vinta. Come riportato infatti dal “Termometro della salute” di Eurispes ed Empam, sotto l’egida dell’Osservatorio su Salute, Previdenza e Legalità, sono diversi i dati riguardanti il nostro Paese a generare preoccupazione.

L’Italia continua a spendere meno della media europea per mantenere il proprio sistema sanitario (14,1% del proprio Pil), che continua ad essere danneggiato da precariato, insufficienza degli organici, ed invecchiamento del personale sanitario. Basti pensare che entro il 2023 si prevede il pensionamento di quasi 22mila medici, che saranno sostituiti da non più di 6mila nuovi ingressi.

Le cifre più sconcertanti sono però, ancora una volta, quelle che riguardano la malasanità: i dati presentati dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta sugli errori in campo sanitario parlano di 570 denunce rilevate in 4 anni (più precisamente dall’aprile 2009 al dicembre 2012). Un numero spaventoso, reso ancora più grave dal fatto che fra queste, 400 sono relative a casi che hanno portato alla morte del paziente, o per disfunzioni/carenze strutturali, o per errore imputato al personale medico e/o sanitario.

Oltre la metà dei decessi di cui sopra (precisamente 232, ovvero il 58%) si è verificata in regioni del Sud ed Isole: Molise, Campania, Puglia, Sicilia, Sardegna e Basilicata. Un dato che evidenzia quanto siano gravi le discrepanze territoriali rispetto ad un Nord che presenta molte meno criticità. Su 570 casi di presunti errori monitorati, 117 si sono verificati in Sicilia e 107 in Campania.

Un altro aspetto particolarmente degno di attenzione è quello relativo all’evasione fiscale, soprattutto se riferita ad esenzioni indebite del pagamento del ticket: a tal proposito solo nel 2016 quasi 900 soggetti hanno beneficiato di prestazioni farmaceutiche tramite false autocertificazioni, evitando di pagare più di 800mila euro. Oltre la metà delle esenzioni di cui sopra si concentra in appena cinque regioni: al primo posto il Veneto (123), seguito da Calabria (101), Puglia (100), Lazio (91) e Piemonte (87).

Stiamo parlando di azioni che non solo sono inaccettabili, ma che sono semplicemente criminali.

Se avete dei reclami da fare non esitate a ricorrere a Codici: l’Associazione vi metterà a disposizione avvocati con esperienza consolidata, fornendovi servizi specializzati a costi accessibili, abbattendo i tempi di risoluzione ed aumentando sensibilmente le vostre possibilità di vittoria.

Per ulteriori informazioni o richiedere come potersi iscrivere all’Associazione, si può contattare lo sportello legale al numero 06.5571996, scrivere una mail all’indirizzo segreteria.sportello@codici.org, oppure recarsi presso la sede di Roma di Via Giuseppe Belluzzo, 1 (00149), aperta tutti i giorni dalle ore 09:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:00.

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