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Subentro e voltura delle utenze domestiche, e morosità pregresse

Una delle domande frequenti che ci vengono poste riguarda il subentro o la volturazione delle utenze, ed in particolare quelle di luce e gas. Può infatti accadere che il precedente inquilino non abbia pagato alcune fatture.

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Spesso accade che il fornitore di energia imputi al nuovo utente che chiede di subentrare le morosità lasciate dal precedente utente, impedendo l’attivazione della fornitura o minacciandone la sospensione fino a quando il debito pregresso non sarà saldato.
Si tratta di un comportamnto illecito da parte del gestore.
Il problema nasce dalla confusione intorno a due termini: subentro e voltura. Il sito dell’Autorità dell’energia elettrica e gas (Aeeg) offre le seguenti definizioni nella sua sezione delle domande frequenti (cd. Atlante del consumatore di energia):
– voltura (1): “è il contemporaneo passaggio del contratto di fornitura da un cliente a un altro senza interruzione dell’erogazione di energia elettrica o di gas”;
– subentro (2): “a differenza della voltura, è l’attivazione della fornitura da parte di un nuovo cliente in seguito alla cessazione del contratto del cliente precedente, che ha richiesto anche la disattivazione del contatore”.

Nel caso di subentro è chiaro che si è di fronte a due contratti differenti, e quindi il nuovo utente non dovrà rispondere dei debiti del vecchio utente. Sono infatti due rapporti contrattuali distinti, con obbligazioni altrettanto distinte e imputabili quindi a soggetti diversi. Per i debiti pregressi, il gestore potrà rivalersi solo ed esclusivamente sul vecchio utente che li ha contratti. Anche la giurisprudenza e l’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato (Agcm) (3) hanno chiarito che il gestore non potrà mai rifiutarsi di attivare un’utenza a chi chiede il subentro per morosità lasciate dal vecchio contraente. E ne consegue che il gestore non potrà pretendere il pagamento delle pendenze lasciate dal vecchio utente minacciando o eseguendo la sospensione dell’erogazione di energia.

Il problema si pone invece per la voltura, che è prassi ben più diffusa e meno costosa del subentro, in quanto permette di evitare l’interruzione della fornitura (disattivazione e poi riattivazione del contatore, con aggravi di tempi e costi). In assenza di una definizione codicistica del termine “voltura” contrattuale, e affidandosi a quanto riportato sul sito dell’Aeeg e sulle condizioni generali di contratto di numerosi fornitori di energia (vedi qui per un esempio – 4), sembrerebbe trattarsi di un semplice cambio di intestazione del contratto preesistente. Insomma, una vera e propria cessione del contratto a terzi. Ne conseguirebbe che il nuovo intestatario dovrebbe accollarsi tutti i debiti dell’intestatario precedente, fermo restando il diritto di rivalsa su quest’ultimo. Insomma, per evitare una sospensione dell’utenza per morosità lasciata dal vecchio intestatario, il nuovo intestatario dovrebbe pagare il gestore e poi pretendere il rimborso dal vecchio utent
e.

Ad oggi, anche questa Associazione ha a volte risposto in tal senso, facendo affidamento su quanto riportato sul sito dell’Aeeg (5) e sulle condizioni generali di contratto utilizzate negli specifici casi, nell’ambito di una pressoché totale assenza di giurisprudenza e specifiche norme di regolamentazione della “voltura” contrattuale. Ma alla luce anche di alcune novità giurisprudenziali e decisioni dell’Agcm, da oggi la nostra risposta cambia: anche nel caso di voltura, il nuovo intestatario dell’utenza non ha nessun obbligo di accollarsi le morosità pregresse di altro utente. Il fornitore che pretendesse il pagamento dei debiti lasciati dal vecchio utente commetterebbe un illecito, indipendentemente da ciò che prevedono le condizioni generali di contratto. Vediamo succintamente perché siamo giunti a questa conclusione.

Come detto, non esiste una definizione codicistica del termine “voltura” contrattuale. L’unica definizione di “voltura” con una qualche forza normativa che siamo riusciti a rintracciare si trova all’art. 1 dell’Allegato A alla Delibera n. 348/07 (6). Ebbene, contrariamente a quanto riportato nelle domande frequenti sul sito dell’Aeeg (come visto, “contemporaneo passaggio del contratto di fornitura da un utente all’altro”), la voltura viene definita come segue: “è, in relazione al singolo punto di prelievo, la cessazione del contratto di trasporto con un cliente e la contestuale stipula del contratto con un nuovo cliente, senza disalimentazione del punto di prelievo stesso”.
Da questa definizione, recentemente utilizzata in alcune sentenze di merito (7), appare chiaro che anche nel caso di voltura si è in presenza di due contratti distinti, uno intestato al vecchio utente e uno intestato al nuovo utente. Proprio come accade nel subentro. Trattandosi di due contratti diversi, è evidente che il nuovo utente risponderà solo ed esclusivamente delle obbligazioni che nascono dal proprio contratto. Non sarà in alcun modo tenuto a pagare i debiti del precedente utente, debiti riferiti ad un contratto diverso cui egli è totalmente estraneo.
E’ pur vero che la delibera 348/07 riguarda solo l’elettricità, ma in assenza di una definizione diversa e contraria per il mercato del gas e dell’acqua, cosa che sarebbe peraltro irragionevole, non può che applicarsi per analogia a tutte le utenze che ricadono sotto la regolamentazione dell’Aeeg.

Ma cosa accade se il contratto sottoscritto prevede una definizione diversa di “voltura”, come fa ad esempio questo gestore (8)? Oppure se utilizza altra terminologia (ad esempio, cessione del contratto) per far ricadere sul nuovo utente-consumatore i debiti del vecchio utente?
Se fosse utilizzata l’espressione “voltura”, anche solo nella fase precontrattuale, prevarrebbe sempre e comunque la definizione contenuta nella normativa emanata dall’Autorità preposta alla regolamentazione del mercato dell’energia. Sarebbe una clausola contrattuale inefficace quella che utilizzasse un termine con un preciso significato normativo sancito dall’Aeeg, per poi darne un significato diverso.
Ma anche dove non fosse utilizzata l’espressione “voltura”, stante il fatto che l’Aeeg ha stabilito il subentro e la voltura quali le due uniche modalità di passaggio dell’utenza da un consumatore all’altro, ci si potrebbe opporre ad una richiesta di pagamento di morosità pregresse.
E questo perché far ricadere su un diverso utente i debiti di un altro utente dell’energia sarebbe in violazione di alcuni principi generali, quali la buona fede e correttezza contrattuale, e potrebbe costituire causa di annullabilità del contratto per vizio del consenso.
Soprattutto, quando l’utente è un consumatore, vi sarebbero svariate violazioni del Codice del consumo: obbligo di fornire al consumatore informazioni chiare e comprensibili, pratica commerciale scorretta, omissione ingannevole, clausola vessatoria etc. Sarebbe infatti in contrasto con ogni basilare principio della normativa a tutela del consumatore costringere l’utente, per avere luce o gas o acqua, a farsi carico di un debito fatto da altro utente di cui spesso neanche conosce o può conoscere l’entità (ogni informazione richiesta al gestore sulla morosità del precedente intestatario sarebbe negata per motivi di privacy).

Ovviamente, esistono casi particolari in cui il nuovo utente dovrà farsi carico dei debiti del vecchio utente, ma non si tratta tanto di eccezioni alla regola appena descritta, quanto piuttosto dell’applicazione di altre norme. Ad esempio, l’erede che chiede il subentro o la voltura dell’utenza intestata al de cuius risponde dei debiti di quest’ultimo in base alle norme sulla successione ereditaria. Oppure nel caso in cui il gestore dimostri che il subentro o la voltura sia stata richiesta al fine di ostacolarne l’attività di recupero crediti (es., il familiare che chiede la voltura dell’utenza intestata al convivente moroso).

In conclusione, che si tratti di subentro o di voltura, al nuovo cliente non potrà essere richiesto di rispondere della morosità pregressa lasciata dal vecchio cliente. Ogni richiesta in tal senso, specialmente se accompagnata dalla sospensione o dal rifiuto di attivare l’utenza, costituirebbe un illecito per il quale potrà essere fatta denuncia all’Agcm (9) e una causa contro il gestore di energia per ottenere l’erogazione ed il risarcimento del danno.
Chi ha pagato i debiti del precedente utente, se nel frattempo non si è rivalso su quest’ultimo, potrà pretenderne il rimborso dal gestore. Potrà farlo entro dieci anni da quando ha effettuato il pagamento, intimando al gestore la ripetizione dell’indebito tramite lettera raccomandata a/r o PEC di messa in mora (10). Dopodiché, oltre a denunciare l’accaduto all’Agcm (9), potrà fare causa per riavere il dovuto.

NOTE
(1) http://www.autorita.energia.it/atlante/it/gas/capitolo_3/paragrafo_5/domanda_1g.htm
(2) http://www.autorita.energia.it/atlante/it/gas/capitolo_3/paragrafo_5/domanda_1gS.htm
(3) http://www.agcm.it/trasp-statistiche/doc_download/603-p17481all.html
(4) http://www.salernosistemi.it/web/index.cfm?id=E57843DC-A926-9875-8DDAA9246B7132FA
(5) http://www.autorita.energia.it/atlante/it/gas/capitolo_3/paragrafo_5/domanda_1g.htm
(6) http://www.autorita.energia.it/allegati/docs/07/348-07_all_a.pdf
(7) Sentenza 671/2012 del Tribunale di Messina: “può invero concordarsi con l’attore circa la responsabilità di Enel energia nel distacco dell’energia elettrica, una volta intervenuta la voltura del contratto; se infatti la stipula di un nuovo contratto o la voltura di un contratto precedente non può essere subordinata alla estinzione della morosità del precedente intestatario, come affermato in tema di utenze domestiche dall’autorità per l’energia ed il gas, a maggior ragione non deve essere consentito al soggetto che vende energia elettrica procedere al distacco di una fornitura intestata ad altri, per la morosità del precedente titolare.”
(8) http://www.salernosistemi.it/web/index.cfm?id=E57843DC-A926-9875-8DDAA9246B7132FA
(9) http://www.agcm.it/invia-segnalazione-online.html#wrapper
(10) http://sosonline.aduc.it/scheda/messa+mora+diffida_8675.php

Pietro Yates Moretti, vice-presidente Aduc

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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Cambio operatore telefonico| MDC : caos portabilità AGCOM garantisca tempi certi e indennizzi agli utenti coinvolti.

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Evidentemente non sono bastate le multe per la fatturazione 28 giorni e quelle per la minaccia di iscrizione a inesistenti banche dati morosi irrogate da Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Antitrust alle principali compagnie telefoniche per far rispettare i consumatori italiani.

Come denuncia il Movimento Difesa del Cittadino l’Annus horribilis degli utenti della telefonia continua ancora per migliaia di utenti infuriati a causa dei ritardi della migrazione del proprio numero verso Iliad ed altri nuovi operatori da parte degli incumbents.

È soprattutto il caso Vodafone a tenere banco in queste ore, con numerosi clienti di fatto irraggiungibili a causa dei gravi rallentamenti nella trasmissione del proprio numero di cellulare dalla compagnia al nuovo operatore prescelto dal consumatore.

Come sottolineato da MDC, al danno per la irreperibilità si aggiunge la beffa di dover tollerare scuse banali come l’errore nella trascrizione del proprio codice fiscale e continui rimpalli della responsabilità tra vecchio e nuovo operatore.

Per il Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo è urgente un intervento di AGCOM per garantire il sacrosanto diritto degli utenti alla Mobile Number Portability oltre ad una istruttoria sulla plateale violazione di quanto stabilito nella Delibera 147/11/CIR e connesso diritto dei clienti di ricevere il pagamento degli indennizzi previsti dall’articolo 14 pari a € 2,5 per ogni giorno lavorativo di ritardo fino ad un massimo di € 50,00 che dovrà versare l’operatore ricevente che a sua volta si rivarrà poi sul donating.

Tutta la rete del Movimento si sta attivando in queste ore per supportare i reclami dei consumatori e garantire il pagamento delle somme dovute.

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