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SuperAntitrust, nel 2016 comminate multe per 306 milioni di euro

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Nonostante i mercati e la concorrenza siano sottoposti a critiche sempre più stringenti, la concorrenza resta un caposaldo della crescita economica e lo strumento indispensabile per favorire l’innovazione, la riduzione delle diseguaglianze, l’efficienza delle imprese e il benessere del consumatore. Nella sua presentazione della Relazione annuale oggi a Montecitorio alla presenza della Presidente della Camera Laura Boldrini, il Presidente Giovanni Pitruzzella ha fatto un bilancio della attività dell’Antitrust nell’ultimo anno, inquadrandola nell’attuale situazione economica e sociale e indicando gli ideali obiettivi del prossimo futuro. “La concorrenza stimola l’innovazione, favorendo produttività e crescita economica” e se oggi, ha aggiunto Pitruzzella, “il tormentato equilibrio tra la sovranità e i mercati tende a spostarsi a favore della prima”, l’indebolimento della concorrenza nei mercati nazionali avrebbe l’effetto di “aumentare le rendite monopoliste, riducendo le possibilità di scelta dei consumatori, innalzando i prezzi di numerosi beni, disincentivando l’innovazione, favorendo il crony capitalism”.
“In questa temperie culturale e politica”, nota Pitruzzella, l’Antitrust, intervenendo per ridurre le rendite di posizione e la disuguaglianza sociale, e per favorire l’innovazione e la redistribuzione delle risorse, riscopre alcune fattispecie che tengono conto del mutare degli scenari, come quella dell’abuso di posizione dominante per prezzi eccessivi. Così nel caso della multa inflitta alla multinazionale sudafricana Aspen, sanzionata per aver aumentato tra il 300% e il 1500% i prezzi di farmaci antitumorali “salvavita” per bambini e anziani. Un’azione che proprio ieri anche la Commissione europea, nell’aprire un procedimento contro Aspen Pharma per gli stessi addebiti, ha riconosciuto di avanguardia, dando atto all’Italia di aver fatto da apripista con la sua sanzione da 5 milioni di euro. “Il caso conferma l’attenzione che l’Antitrust presta da alcuni anni al settore farmaceutico –ha sottolineato Pitruzzella- anche se occorre precisare come, al di là delle patologie sanzionate dall’Autorità, l’industria farmaceutica stia dando un grande contributo al PIL del nostro Paese, oltre che alla tutela della salute dei nostri concittadini”. Altro esempio, sono gli impegni di ENEL, accettati dall’AGCM, sui costi energetici, che permetteranno ai consumatori di risparmiare oltre 500 milioni di euro nei prossimi tre anni.
Il Presidente Pitruzzella ha sottolineato che, nell’attività dell’Antitrust dell’ultimo anno, spicca la lotta ai cartelli negli appalti pubblici, anche in collaborazione con l’Anac, che ha portato a significativi risultati, come dimostra la sanzione per il cartello tra imprese nella gara Consip per la pulizia delle scuole. Altre istruttorie sono in corso, a cominciare da quella, sempre per una gara Consip, nei confronti del Consorzio Nazionale Servizi e di altre sei imprese per l’affidamento dei servizi di facility management destinati agli immobili della P.A., delle Università e degli Istituti di ricerca.
Il Presidente Pitruzzella ha quindi ricordato gli interventi diretti a tutelare le fasce di consumatori più deboli o a reprimere quelle pratiche commerciali scorrette che hanno un vasto impatto sui mercati. Dal caso Volkwagen ai messaggi pubblicitari ingannevoli, dal recupero crediti aggressivo al teleselling: “l’intervento dell’Autorità” – ha messo in evidenza Pitruzzella – “serve a rimuovere comportamenti che aggravano le condizioni di diseguaglianza o che minacciano la fiducia nel funzionamento dei mercati. La perdita di fiducia” – ha proseguito – “è molto grave perché accentua la crisi di legittimità che colpisce l’istituzione mercato e perché ostacola le transazioni e la crescita di domanda”. In particolare, nel settore del credito, Pitruzzella ha menzionato la sanzione irrogata alla Banca Popolare di Vicenza per aver condizionato l’erogazione di finanziamenti a favore dei consumatori all’acquisto di azioni o obbligazioni convertibili, nonché gli impegni proposti da Unicredit per i mutui a tasso variabile, che “hanno consentito di sanare ab origine il pregiudizio economico subìto dai consumatori”.
Pitruzzella ha dedicato un passaggio del suo discorso all’economia digitale, settore chiave nel quale l’Antitrust è intervenuta a più riprese per promuovere lo sviluppo della rete a banda ultra-larga, vigilare sulle dinamiche dell’economia dei Big Data, superare gli ostacoli regolatori nei confronti della sharing economy e tutelare il consumatore nelle transazioni online, favorendo lo sviluppo dell’e-commerce.
Al riguardo, tra i casi di maggior impatto, il Presidente Pitruzzella ha citato le sanzioni irrogate a Whatsapp, per aver indotto i consumatori a cedere i loro dati a Facebook, e a TicketOne e ad alcuni operatori del mercato secondario per la vendita online di biglietti per eventi.
L’Antitrust lavora anche per promuovere la cultura della concorrenza e la compliance. In questa prospettiva – ha evidenziato Pitruzzella – si inseriscono l’applicazione delle linee guida sulle sanzioni, con notevoli riduzioni dell’entità delle sanzioni per quelle imprese che hanno adottato programmi di compliance, l’elaborazione di un “codice della concorrenza”, i corsi e le conferenze nelle scuole, l’istituzione di un premio annuale per chi promuove la cultura della concorrenza e dei diritti del consumatore, l’uso dei social media per far conoscere la nostra attività, i seminari di approfondimento e gli incontri di studio.
Il Presidente Pitruzzella ha concluso sottolineando l’importanza della proiezione globale dell’Antitrust e della politica della concorrenza per spingere verso una progressiva riduzione degli elementi di distorsione dei mercati.

Roma, 16 maggio 2017

ANTITRUST, LE CIFRE DELLA RELAZIONE ANNUALE
SANZIONI IRROGATE  IN TOTALE                      306 MILIONI DI EURO

PROCEDIMENTI CONCLUSI                                                    240

–        INTESE                                                                                   13

–        ABUSI                                                                                       9

–        CONTROLLO CONCENTRAZIONI                                       73

–        TUTELA DEL  CONSUMATORE                                         145

PROCEDIMENTI IN CORSO                                                         91

–        CONCORRENZA                                                                     26
                                                                               
–        TUTELA DEL CONSUMATORE                                             65

INDAGINI CONOSCITIVE                                                                5

SEGNALAZIONI PER RESTRINZIONI CONCORRENZA        105

PARERI                                                                                               41

CONFLITTO INTERESSE MEMBRI GOVERNO                         38
 
RATING DI LEGALITA’                                                              2077

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Luce e gas, via al portale statale ma senza comparare le offerte – da Il Fatto Quotidiano

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Fonte: Il Fatto Quotidiano del 16 luglio 2018, in edicola

di Patrizia De Rubertis

Verso la liberalizzazione . I milioni di euro di multa inflitti a Eni per la scorretta fatturazione dei consumi

Il provvedimento dell’Antitrust trae origine dalle segnalazioni dei consumatori che hanno lamentato maxi conguagli sulle bollette del 2007 Luce e gas, via al portale statale ma senza comparare le offerte.

La piattaforma dell’Authority riporta i prezzi del mercato libero e non quelli del tutelato » 

Ventidue milioni di consumatori dell’energia e 18 milioni del gas entro il primo luglio 2019 dovranno obbligatoriamente passare al mercato libero, così come ha deciso il ddl Concorrenza. Ma, salvo un ulteriore slittamento deciso dal governo nei prossimi mesi, questo passaggio iniziato nel 2009 potrebbe essere “subito” dalle famiglie che ignorano l’avvento della rivoluzione che mette fine al mercato libero. Con la concreta possibilità, tuttavia, di non scegliere il nuovo gestore che soddisfi le proprie esigenze e il serio pericolo di pagare una bolletta più cara. Tanto che, secondo un sondaggio effettuato dall’associazione Codici, un terzo delle famiglie non sa quanto spende davvero in elettricità e gas, mentre 1’80% ignora addirittura il tipo mercato in cui si trova. COSÌ, se la liberalizzazione del mercato nasce da un’esigenza di maggior concorrenza tra gli operatorie di più ampi margini di guadagno che possano portare a maggiori investimenti sul settore, le offerte “libere” già presenti sul mercato non sempre si sono rivelate convenienti. Senza giri diparole, quello che difatto ha sempre bloccato il passaggio (nel 2016 ultimo dato disponibile nel mercato libero c’era solo il 34,4% dei clienti domestici dell’elettricità e poco meno del 38% del gas) è la paura della mancanz a di trasparenza. Fino ad oggi, infatti, chi ha abbandonato consapevolmente il mercato libero (ma è alta lapercentuale dei clienti ai quali sono stati “estorti” contratti stipulati tramite reti di agenti che operano porta a porta o attraverso il teleselling), dopo la scadenza del primo anno quello su cui solitamente viene applicata una forte scontistica si è ritrovato a pagare più di prima. Mentre solo i più smanettoni che hanno sottoscritto i contratti via web sono riusciti a risparmiare fino al13%, secondole elaborazionidiRef Ricerche. Facciamo chiarezza. Alle decine di operatori di call center e agli emissari porta a porta che in queste settimane stanno telefonando o scampanellando a casa per comunicare che entro il mese in corso bisogna passare al mercato libero, va subito risposto che c’è ancora un anno di tempo per prendere una decisione così importante che vede sul piatto migliaia di euro all’anno che si sborsano per le bollette della luce e del gas. La scomparsa del mercato a maggior tutela significa, infatti, scegliere personalmente il proprio fornitore (come si fa con la telefonia), dal momento che non ci sarà più un garante, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera), che ogni tre mesi stabilisce il prezzo di luce e gas. Un importo, frutto dell’acquisto collettivo di energia senza ricarichi, salvo i rialzi che si registrano solitamente per la corsa del petrolio. E che per ilterzo trimestre equivalgono a un +6,5% per l’elettricità e il +8,2% per il gas, che per una famiglia tipo equivalgono a un aumento di spesa da 24 euro all’anno.

COME FARE, quindi, a decidere a quale gestore affidarsi, la forma contrattuale da sottoscrivere (monoraria, bioraria, multioraria) e la condizione di prezzo (fissa, variabile)? E perché proprio queste tre domande? Sono i quesiti che pone il “Portale offerte”, il sito operativo da inizio mese e realizzato dall’Acquirente Unico sulla base delle indicazioni fornite dall’Arera. Iniziativalodevole che dovrebbe aiutare le famiglie a individuare l’offerta più vantaggiosa rispetto al proprio profilo di consumo visualizzando le cosiddette offerte “placet”, vale a dire le proposte commerciali per i clienti domestici che contengono un prezzo determinato dal venditore, ma a condizioni contrattuali e struttura di prezzo definiti dall’Authority. Noi abbiamo fatto la prova sul campo. Quasi impossibile trovare il sito che non solo non è indicizzato sui motori di ricerca, ma non è neanche promosso sul sito dell’Arera, dove tra i banner in bella evidenza, campeggia ancora il “Trova offerte”, il vecchio comparatore. Poi, una volta che si inseriscono i dati, l’offerta del fornitore che esce è alquanto improbabile: un gruppo sconosciuto che riconduce a un sito assi lontano dal concetto di trasparenza tariffaria. “Questo portale ingenera solo confusione in un settore già di per sé molto complicato”, commenta Luigi Gabriele di Codici. Che spiega: “Peccato che si siano dimenticati di comparare queste offerte con il prezzo del servizio ditutela, ossia proprio con il parametro di riferimento piu importante; inoltre mancano le offerte green, qualsiasi informazione sui bonus destinate alle fasce più deboli”. E dal nostro . Dal canto suo l’Acquirente unico si discolpa spiegando che il sito è in fase di rodaggio e che la comparazione tra le offerte avverrà per gradi: a dicembre verranno pubblicate tutte le offerte esistenti sul mercato. Ma il peccato originale della mancata comparazione con il prezzo della tutela resterà.

L’aumento della spesa per luce (+6,5%) e gas (+8,2%) della famiglia tipo nel mercato tutelato per il terzo trimestre 34,4% La quota dei clienti domestici che nel 2016 sono passati al mercato libero dell’elettricità Sul fronte del gas, la percentuale è poco meno del 38% 21% La quota totale sul mercato libero che detiene Enel. Edison è al 6,1%, Eni al 5,5% e agli altri operatori va il 24,9% Alt 1.6 r 72). tr. . r. . 41 ».. . 1¦Igh tie ” Contratto Placet È la nuova proposta ibrida che i rivenditori devono fornire per agevolare gli utenti

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Consumatori

Bollette LUCE E GAS – Bomba ad orologeria per il governo giallo-verde

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di Luigi Gabriele – (ringrazio per gli spunti tecnici Giuseppe Dell’Acqua Brunone- Markettaro dell’energia)

Dalla relazione annuale ARERA relativa all’anno 2017 sul settore Elettrico,  relazione che l’Autorità avrebbe dovuto presentare alle Camere come prevede la legge e che invece, per la prima volta nella storia, non è stato fatto, emerge una situazione a tinte fosche e potenzialmente una bomba per il Governo in carica, in vista della piena liberalizzazione del luglio 2019.

Un’Autorità di regolazione che decide di non adempiere a questo obbligo normativo, pubblicando unicamente sul proprio sito una relazione dalla quale appare chiaro che 3 soli operatori coprono il 45% del mercato mentre il 75% è suddiviso tra 16, ci lascia con l’amaro in bocca e con più di qualche dubbio.

Cosa emerge? Sul libero mercato, i primi 20 operatori hanno il 78% delle utenze, i restanti 544 hanno solo il 22% e più semplicemente che, si può essere un fornitore di energia anche con lo 0,01% del mercato e questo, se da una parte ci preoccupa, dall’altra ci rincuora per il fatto che in qualsiasi momento qualcuno con una tecnologia o una modalità dirompente potrebbe cambiare le carte in tavola.

Nel 2017 sono nati 22 nuovi fornitori e quasi sempre sono piccoli reseller molto aggressivi dal punto di vista commerciale, o molto fantasiosi, e questo non è una dramma, purché operino in maniera “pulita”.

Ben tre milioni ed 800 mila consumatori hanno cambiato fornitore almeno 1 volta, inoltre il tasso di switching sta crescendo sensibilmente. Sembra che siano orientati prevalentemente verso i principali operatori ma, tra sanzioni dell’Antitrust sempre più rilevanti sul profilo della reputazione e consumatori cavillosi che effettuano ricerche on line estremamente profilate, di fatto, tutto questo sta cambiando notevolmente il mercato, grazie anche al nostro ruolo che ci vede e ci vedrà sempre più presenti sui principali media nazionali nel parlare di utenze in vista della fine della tutela.

Lo attestano le domande più svariate che ci vengono rivolte e la forte esigenza nel comprendere cosa sta accadendo. Qualcosa quindi sta cambiando e prevediamo che molto cambierà nell’atteggiamento dei consumatori, ma soprattutto prevediamo che il luogo principale del cambiamento sarà la rete.

Non è un caso che il SUD abbia il più basso tasso di switching verso il libero mercato, questo dimostra ancora una volta che il cambiamento è un fattore comportamentale che, a mio avviso, seguirà la scia del mercato TLC prima, e delle assicurazioni, dei viaggi, dell’e-commerce poi.

Saranno i dispositivi e la tecnologia a cambiare tutto. Siamo già nell’era Blockchain, dell’IA, del quantum computing e dei big data, tutto quindi si fa molto più emozionante ed avvincente.

Ricapitolando: ci sono ancora 18 milioni di utenti nel servizio di tutela (61% del mercato) ma al 1° luglio 2019 dovranno necessariamente aver scelto. Bella sfida! Non ho mai visto nei miei 10 anni di esperienza nel consumerismo un cambiamento così radicale, se vogliamo disruptive.

 

Prevedo di tutto, ma soprattutto che gli elementi principali da tenere in considerazione saranno: reputazione e fidelizzazione.

Sul profilo commerciale appare interessante che solo il 14,6% abbia scelto un contratto dual fuel.

L’italiano comunque nel 63% dei casi preferisce la proposta monoraria (nonostante da sempre abituato alle fasce), l’84% preferisce il prezzo fisso come per il settore bancario nei mutui e solo il 5% gradisce una clausola di durata minima, questo significa che non ci piace essere sposati troppo a lungo a meno che non si tratti di una coppia felice.

Chi ha scelto opzioni aggiuntive, per il 45% è sensibile all’energia verde, un altro 45% ama la raccolta punti, il 5% prodotti per risparmio o efficienza energetica.  Insomma, basta con le lampadine e le lavatrici, il consumatore vuole energia pulita e sentirsi coccolato con dei regalini di tanto in tanto.

In tutto questo, il 3,8% degli utenti ha sottoscritto un contratto online, ma l’80% dei fornitori non prevede offerte Web(sic.). Ecco la super classifica show!

Stupisce che, tra tutti questi dati le quattro cose messe in campo per sostenere il passaggio verso la liberalizzazione, ovvero: tutela simile, portale offerte, offerta Placet e albo operatori, siano tutti e quattro un fallimento regolatorio ed operativo.

Quindi non stupirà se pronostichiamo che il Governo e il Parlamento avranno grossi grattacapi sia sotto l’assetto comunicativo che gestionale, quando si troveranno 30 milioni di italiani imbufaliti perché non hanno capito cosa fare e non troveranno nessun vantaggio!

Ricordiamo che nella nostra ultima indagine, su un campione di 2000 consumatori è emerso che gli italiani per l’80% non sanno cos’è il mercato libero e quello tutelato, ma soprattutto al 90% non conoscono il prezzo dell’energia e del gas.

Come gestire questa situazione, visto anche che ormai sulle nostre bollette il 60% di entrambe(luce e gas) serve a coprire oneri che nulla hanno a che vedere con la materia prima?

Cosa accadrà?

“Se le formiche si mettessero d’accordo potrebbero spostare un elefante”, quindi l’informazione degli utenti potrebbe spostare non solo le fette di mercato che prima abbiamo detto essere concentrate, ma anche l’orientamento e il giudizio politico sulle scelte energetiche.

In bocca al lupo a tutti

Di Luigi Gabriele

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Autostrade: rincari sui pedaggi delle A24 e A25 | Stangata del +12,89% dal 1° gennaio 2018

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CODICI si oppone all’aumento delle tariffe autostradali

L’Associazione CODICI contesta il continuo aumento dei pedaggi autostradali. In particolare, nella zona tra Roma e le aree interne del centro Italia, sulla A24 e A25, stiamo assistendo ad un ulteriore aumento che mette a duramente alla prova il diritto alla mobilità di tanti cittadini e pendolari che affrontano ogni giorno quelle tratte e devono far fronte a costi insostenibili, spesso non avendo alternative ferroviarie a disposizione.

Il Sottosegretario ai Trasporti Dell’Orco, nel recente incontro con i Sindaci di Lazio e Abruzzo, riconduce il problema al pronunciamento del Tar sulla concessione in atto con Società Strada dei Parchi spa, di proprietà dell’imprenditore Carlo Toto, concessionario sia della A24 che della A25 e assicura che farà accelerare l’aggiornamento del Piano Economico-Finanziario, a cui è legata la convenzione.

Le richieste più urgenti attualmente sono: la ridefinizione dei criteri di concessione al fine di garantire una tariffa adeguata per un’area interna svantaggiata, una gestione pubblica dei tratti, che quindi dovrebbero tornare all’Anas, il declassamento della tratta A24 da ‘montana’ a ‘non montana’ nel tratto laziale, il congelamento al 12% degli aumenti, oltre ad una riduzione tariffaria almeno per i pendolari, attraverso abbonamenti calmierati, annunciati ma mai realizzati.

Secondo il dossier realizzato da CODICI, la situazione delle Autostrade in Italia è critica proprio a causa di questo sistema di concessioni, penalizzato dalla mancanza di investimenti e di lavori per la manutenzione promessa dai Concessionari.

L’Associazione ritiene che sia necessario fare un punto sulla sicurezza delle nostre strade in Italia e  sulla gestione delle Concessioni, il controllo delle scadenze e i tempi per realizzare nuove gare d’appalto.

“Chiediamo al Ministero dei Trasporti una soluzione strutturale e programmatica che porti davvero a calmierare il prezzo delle tariffe autostradali –  afferma il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – Al cittadino che vede aumentare la tariffa autostradale del 2,5% l’anno, in modo immediato deve essere garantito un piano di lavoro che rispetti alcuni criteri per dare senso a questo continuo aumento dei prezzi”.

Per coloro che volessero approfondire l’argomento, invitiamo i lettori a seguire il servizio video sul tema: https://www.spazioconsumatori. tv/media-gallery/1530- autostrade-in-italia-dossier- codici-pochi-investimenti.html

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