Finora la Tasi, limitatamente alle prime case, è risultata agli italiani meno costosa rispetto all’Imu del 2012, ma solo dopo il 16 ottobre la tassa svelerà i suoi reali effetti per le tasche dei cittadini. Lo afferma oggi il Codacons, che cita i dati ufficiali forniti dal Dipartimento delle Finanze.

Sulla base del gettito proveniente dai 2.178 Comuni che hanno deliberato l’aliquota e incassato i versamenti con la rata del 16 giugno, infatti, la Tasi sulla prima casa determinerà entrate per lo Stato pari a 1,2 miliardi di euro, contro un gettito di 1,6 miliardi di euro registrato grazie all’Imu nel 2012. Questo significa che, sulla prima casa, la Tasi risulterebbe meno cara dell’Imu del 29%.

Ma il dato non deve trarre in inganno – avvisa il Codacons – Nel passaggio dall’Imu 2012 alla Tasi 2014, infatti, i comuni che hanno deliberato le aliquote Tasi registrano una diminuzione del numero di contribuenti per l’abitazione principale pari a 1,2 milioni, grazie all’introduzione da parte di alcuni comuni di esenzioni sulla prima casa, nell’esercizio della propria potestà impositiva.

“Per conoscere gli effetti reali della Tasi sulle tasche delle famiglie occorrerà attendere il 16 ottobre – spiega il Presidente Carlo Rienzi – Ciò che è certo, è che la tassa sui servizi indivisibili è una tassa “sbagliata” e iniqua perché, per effetto delle minori detrazioni, inciderà in modo più pesante sulle famiglie a reddito medio-basso rispetto a quelle con reddito elevato, e chi possiede una abitazione con rendita catastale modesta si troverà a pagare di più rispetto all’Imu, mentre chi è proprietario di un immobile di prestigio sarà avvantaggiato dalla Tasi rispetto alla vecchia imposta”.