Secondo i calcoli della Uil, per una famiglia su due il conto derivante dalla tassa sui servizi indivisibili è più salato dell’Imu 2012. Nonostante manchino all’appello molti comuni ritardatari che sulla Tasi non hanno ancora deliberato, il vero problema non è l’entità del gettito, quanto la ripartizione del suo peso sulle famiglie italiane, che rende la Tasi la “tassa delle disparità” – afferma il Codacons – La tassa sui servizi indivisibili, infatti, inciderà in modo più pesante sulle famiglie a reddito medio-basso rispetto a quelle con reddito elevato. Questo perché, per effetto delle minori detrazioni, chi possiede una abitazione con rendita catastale modesta si troverà a pagare di più rispetto all’Imu, mentre chi è proprietario di un immobile di prestigio sarà avvantaggiato dalla Tasi rispetto alla vecchia imposta, motivo per cui il gettito finale potrebbe addirittura essere inferiore rispetto all’Imu 2012.
“Si tratta di una evidente disparità sociale, una ingiustizia che si aggiunge alle tante che hanno caratterizzato la Tasi fin dalla sua nascita, con pagamenti diversificati sul territorio e scadenze variabili a seconda degli umori delle amministrazioni comunali” – denuncia il Presidente Carlo Rienzi.