Il Codacons ha inviato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e all’Autorità per le comunicazioni contro l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), chiedendo di indagare per violenza privata e favoreggiamento di una tassa illegale.

Al centro della vicenda uno spot televisivo realizzato dal Codacons contro la tassa di concessione governativa sui telefonini, che mirava ad informare i telespettatori circa la possibilità di chiedere la restituzione del balzello illegittimo, trasmesso su alcune reti locali. Lo Iap, a seguito della messa in onda di tale messaggio pubblicitario, ha inviato una contestazione all’associazione nella quale si sostiene che il suddetto spot avrebbe avuto carattere offensivo per la dignità della donna, veniva espresso “stupore nel riscontrare una simile comunicazione”, veniva sottolineata la “gravità della fattispecie”. All’associazione veniva inoltre ingiunto di desistere dalla sua diffusione con ogni mezzo. Tuttavia, nel prendere la sua decisione, l’istituto cadeva in un grossolano errore.

Lo spot – spiega infatti il Codacons – non può avere nessun carattere offensivo per la dignità della donna, perché costituisce un chiaro messaggio ironico: non vi è infatti mostrata nudità alcuna, non vi sono riferimenti espliciti al sesso e non  viene mostrato nulla di fuori posto o di fuori luogo. Le due ragazze sono vestite di tutto punto, le  immagini sono state evidentemente ideate per provocare ilarità, non certo le fantasie erotiche che solo gli estensori del provvedimento illegittimo dello IAP sembra abbiano immaginato. Lo spot ironizza e denuncia proprio la malsana tendenza delle giovani adolescenti all’emulazione, mostrando come si rischia di essere goffi a voler imitare noti personaggi sexy. Desta sconcerto che al Codacons venga contestato un messaggio che provocatoriamente ironizza sugli spot delle hot -line,  trasmessi ogni notte sui canali televisivi locali, senza nessun intervento concreto da parte dello Iap!!

Il comportamento dello Iap potrebbe addirittura concretizzare veri e propri reati, e determinare un beneficio per chi percepisce la tassa illegale contro la quale si rivolgeva lo spot. Per tale motivo l’associazione ha chiesto alla Procura di Roma di aprire una indagine nei confronti dello Iap, verificando se sia ravvisabile o meno la fattispecie di violenza privata, in relazione al carattere intimidatorio delle comunicazioni inviate al Codacons dall’Istituto. All’Agcom è stato invece chiesto di accertare se il comportamento dello Iap possa configurare un illecita forma di favoreggiamento di una tassa sulle comunicazioni illegale.