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Telefonia e fatturazione a 28 giorni, rialzi effettivi del 17,2% e non del 8,6%, attenzione alle trappole nascoste. Cosa fare?

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Telefonia – ultima settimana per recedere gratuitamente dai contratti per coloro che hanno ricevuto la comunicazione per la modifica della fatturazione da 28 giorni a mensile.

Non tutti gli operatori di telefonia dicono la verità circa l’aumento dei costi delle promozioni, dopo aver riportato la tariffazione alla cadenza mensile.

Infatti, con la tariffazione a 28 giorni è vero che il cliente pagava 13 mensilità, ma godeva anche di 13 rinnovi di offerta. 

Nel momento in cui tutti quanti gli operatori hanno portato la durata dell’offerta a 30 giorni, hanno aumentato le tariffe per una media che si aggira intorno all’8,6% del costo precedente dell’opzione, recuperando in questo modo la 13ª mensilità che sono stati costretti a sopprimere. Ovviamente il pacchetto mensile di minuti, SMS e Giga offerto dall’Operatore è rimasto invariato.

Quasi nessuno però ha riflettuto sul fatto che, oltre a sopprimere la 13ª mensilità di pagamento, è stata soppressa anche la 13ª mensilità di servizi. Pertanto, non solo siamo costretti ad accollarci l’aumento del costo mensile dell’opzione, ma abbiamo anche perso una mensilità di servizi. 

Quindi si ravvisa una doppia beffa per il consumatore, che in questo modo vede aumentare ancor di più rispetto a quanto dichiarato, la percentuale a rialzo del costo della propria offerta mobile.

I piani tariffari mobili dell’ultimo periodo prevedevano quasi tutti un obbligo di permanenza di 24 mesi ed avevano spesso un prodotto in rateizzazione: questo è il momento giusto per recedere dagli operatori. Ma bisogna considerare che i costi di attivazione stanno lievitando.

Per passare a Tim, per esempio, si spendono circa 40 euro, 30 per Wind.

Questa è la motivazione per cui abbiamo fatto una segnalazione ad AGCM per le pratiche commerciali scorrette che sembrerebbe che gli operatori  Vodafone e Fastweb stiano effettuando a danno dei consumatori.

Tim e Wind-Tre, a fronte del medesimo costo annuale, aumenteranno i servizi mensili per far recuperare il tredicesimo rinnovo.

Per non parlare delle pubblicità ingannevole. Abbiamo notato che l’operatore Fastweb sta diramando una pubblicità video che non ha nulla a che vedere con la realtà della promo offerta.

Questa è l’ultima settimana per recedere senza costi, suggeriamo ai consumatori di orientarsi verso operatori cosiddetti “virtuali”. Operatori assolutamente affidabili che utilizzano la rete degli operatori maggiori, noleggiando la struttura, ma che hanno delle offerte decisamente più chiare e non hanno praticato i rialzi per la fatturazione a 28 giorni.

Per qualsiasi segnalazione e anomalia contattateci attraverso la mail segreteria.sportello@codici.org oppure attraverso il canalereclami telefonia sul sito www.codici.org

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ANTITRUST SOSPENDE l’attività di vendita dei prodotti non disponibili www.tigershop.it e www.tecnotradeshop.it.

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Comunicato stampa del 21/06/2019 di Agcm

Riportiamo integralmente

Antitrust: vendite online, sospesa l’attività di commercializzazione di prodotti non disponibili da parte di due siti 

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, a seguito dell’avvio di due procedimenti istruttori, ha adottato due distinti provvedimenti cautelari nei confronti delle società Tiger Group S.r.l. e Tecnotrade S.r.l.s., attive nella vendita online di prodotti di telefonia, elettronica e informatica, attraverso i siti Internetwww.tigershop.it e www.tecnotradeshop.it
Nello specifico, è stato ordinato alle società di sospendere ogni attività diretta alla vendita di prodotti non disponibili e all’addebito anticipato di corrispettivi per beni che non risultino in giacenza nei magazzini o che non siano comunque pronti per la consegna. 
Le società Tiger Group S.r.l. e Tecnotrade S.r.l.s. dovranno comunicare l’avvenuta esecuzione di quanto disposto nei due distinti provvedimenti di sospensione entro 10 giorni dal loro ricevimento. 
L’intervento si inquadra in una più ampia strategia, già da tempo perseguita dall’Autorità, volta ad assicurare il corretto ed equilibrato sviluppo delle vendite on line anche attraverso l’organica repressione di fenomeni quali la mancata consegna della merce ordinata e regolarmente pagata dai consumatori, gli ostacoli al rimborso delle somme versate e all’esercizio del diritto di recesso, nonché la divulgazione di informazioni false in merito al reale stato degli ordini di acquisto e alle effettive tempistiche di consegna degli stessi. 

Roma, 20 giugno 2019

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Con la scusa dei punti per Pannolini “acchiappavano consensi illecitamente”

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Per poter partecipare ad un programma di raccolta punti
e usufruire così di piccoli vantaggi il cliente non deve
essere obbligato ad esprimere il consenso a ricevere
pubblicità. Il principio è stato ribadito dal Garante
privacy che ha vietato a una nota marca di pannolini
l’ulteriore trattamento per finalità promozionali dei dati
di oltre un milione e mezzo di persone, acquisiti in modo
illecito mediante il form “raccolta punti” del sito della
società. Dagli accertamenti svolti dal Garante in
collaborazione con il Nucleo speciale privacy della
guardia di finanza, a seguito di una segnalazione, è
emerso che solo nei primi due mesi del 2018 la società
ha inviato newsletter promozionali a circa un milione di

indirizzi e-mail raccolti e utilizzati senza un valido
consenso.
Ai clienti interessati alla raccolta punti, infatti, non
veniva data la possibilità, come richiesto dalla normativa,
di esprimere un consenso libero e specifico per le singole
finalità di trattamento che la società intendeva svolgere,
tra le quali vi era appunto l’attività promozionale. Per
poter completare la registrazione e aderire al programma
di fidelizzazione i clienti erano invece obbligati a
rilasciare due consensi generici, uno per la società e uno
per i marchi collegati.
Oltre a disporre il divieto, il Garante ha ingiunto alla
società, qualora intenda svolgere attività promozionali, di
modificare il form di raccolta dati presente sul sito,
affinché gli utenti possano esprimere un consenso libero
e informato per tale finalità.
Per i trattamenti illeciti è stata applicata una sanzione
amministrativa che la società ha già pagato.

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L’Agente di riscossione non dispone degli atti di notifica delle cartelle di pagamento? Il debito può essere annullato

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Il Movimento Difesa del Cittadino dà notizia di un’importante vittoria per i contribuenti vessati da notifiche di atti di intimazione di pagamento, pignoramenti su conti correnti bancari, iscrizioni ipotecarie, fermi amministrativi.

Come segnalato dalla sede di MDC Roma Ovest, e dall’Avv. Dalila Loiacono, il Giudice di Pace di Roma, con la sentenza n. 5665/19 ha affermato che “l’Amministrazione è tenuta a rispettare le cadenze imposte dalla legge, in base alle quali la notificazione della cartella costituisce un adempimento indefettibile. Nella predetta sequenza, quindi, l’omissione della notificazione di un atto presupposto costituisce vizio procedurale che determina la nullità dell’atto consequenziale notificato, nullità che può essere fatta valere dal contribuente con l’impugnazione dell’atto consequenziale.

Divenuti giuridicamente inesistenti gli atti presupposti, l’atto notificato è improduttivo di effetti e, pertanto, va dichiarato inefficace.

La dichiarazione di inefficacia dell’atto impugnato, quindi, estingue il diritto del Concessionario di procedere difettando validi titoli esecutivi”.

In conclusione, l’Avv. Dalila Loiacono dichiara che l’azione esecutiva è soggetta alla corretta e rituale notifica degli atti prodromici. Diversamente, l’Agente della riscossione non può procedere nei confronti del contribuente.

Mdc si augura che la sentenza in parola costituisca un esempio virtuoso di giustizia.

Invitiamo i cittadini in difficoltà a rivolgersi alla sportello SOS Equitalia di MDC Roma Ovest, tel. 06/88642693, e mail romaovest@mdc.it

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