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Vodafone Exclusive, multa da 1.000.000 di€

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Soddisfazione viene espressa dal Codacons dopo la multa da 1 milione di euro inflitta dall’Antitrust a Vodafone per l’attivazione a clienti di servizi aggiuntivi non richiesti.

“Sono sempre più numerosi i casi di compagnie telefoniche che attivano servizi non richiesti dal consumatore, i quali comportano un sovraprezzo e un aggravio di spesa ingiustificato a danno degli utenti – spiega il presidente Carlo Rienzi – Da tempo il Codacons ha avviato una battaglia contro tale pratica vietata dal Codice del Consumo, ottenendo condanne nei confronti dei gestori. Dopo la nuova sanzione dell’Antitrust è necessario tenere alta la guardia e mettere in atto una lotta serrata contro i comportamenti commerciali scorretti. Per tale motivo invitiamo gli utenti a segnalare alla nostra associazione l’attivazione di servizi sospetti e non richiesti, che verranno prontamente denunciati all’Autorità” – conclude Rienzi.  

Vodafone Exclusive. Su denuncia Aduc Antitrust condanna a 1 mln. Troppo poco. Verso la class action

Firenze, 16 marzo 2016. L’Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha condannato Vodafone per il servizio “Vodafone Exclusive” che, spacciato per modifica contrattuale e’ stato considerato un vero e proprio servizio aggiuntivo affibbiato agli utenti senza il loro consenso, salvo una rinuncia a posteriori.. per chi se n’era accorto (l’importo aggiuntivo era di 1,90 euro al mese) (1). L’Antitrust ha imposto anche di non continuare con questo servizio ritenuto ingannevole.
La denuncia all’Autorita’ l’avevamo presentata noi di Aduc lo scorso settembre (2) e il gestore telefonico ha fino ad oggi incassato (considerando -in difetto- i loro 18 mln di utenti)  34 mln e 200mila ogni mese, quindi, da settembre ad oggi ha gia’ incassato quasi 240 mln. Questo per dire che la multa dell’Antitrust, al momento non gli fa neanche il solletico e, tutto sommato (ricorsi o meno che faranno al Tar) quando la pagheranno ci avranno guadagnato ben 239 milioni di euro. Occasione per ribadire che il livello economico delle multe dell’Autorita’, pur nella loro importanza politica, sono ridicole e facilmente assorbili da chiunque, quindi incentivanti a mettere in atto altrettante iniziative commerciali scorrette in violazione del codice del consumo.
A questo punto chiunque fara’ richiesta di rimborso si vedra’ riconosciuto il dovuto, ma il meccanismo per ottenere ragione e’ macchinoso e costoso, ben oltre gli 1,90 euro che ogni mese sono stati sottratti ai singoli utenti. Quanti lo faranno? Chi ad oggi, dietro nostro consiglio, lo ha fatto, ha avuto riconosciuta la ragione, dovendo in alcuni casi anche rivolgersi al Corecom: tempi, soldi, etc…. cioe’ scoraggiante visti gli importi in gioco.
La condanna dell’Antitrust corre l’alto rischio di restare un episodio fine a se stesso, col clamore di un paio di giorni. E’ si’ un provvedimento importante perché  fa capire ai vari gestori telefonici che eventuali nuove condotte simili non solo saranno punite, ma saranno inibite a monte, e invia un preciso messaggio agli altri operatori telefonici (e a società di altri settori) che volessero avventurarsi in questa avventura commerciale ai danni degli utenti… Ma l’occasione “fotocopia” di Vodafone e già in partenza, si chiama “Tim Prime”, che partira’ dal 1 aprile e nei confronti della quale abbiamo presentato altrettanta denuncia all’Antitrust (3). Se in questi giorni l’Antitrust si pronuncerà con altrettanta determinazione, avrà colto una importante occasione per dimostrare al mercato che la tutela del consumatore e’ efficace.
Ma a questo punto, che fare con Vodafone? Chiediamo alla sede italiana di questa multinazionale britannica di rimborsare in automatico tutti gli utenti a cui ha affibbiato questi importi, dal primo giorno in cui ha cominciato fino all’odierna inibizione a continuare, cosi’ come previsto dalla pronuncia dell’Autorita’, altrimenti metteremo tute le nostre forze per
LANCIARE UNA CLASS ACTION
impresa non facile visto le norme scoraggianti del nostro codice e, soprattutto, molto costosa per chi la promuove. Per questo motivo lanciano da subito una campagna di autofinanziamento, chiedendo a tutti i consumatori di darci una mano economicamente per partire con questa rivendicazione civile (4). L’Aduc e’ un’associazione no-profit di volontariato che rifiuta tutte le forme di finanziamento pubblico (5), e per questo -e per fortuna- non possiamo che agire in questo modo.
Aspettiamo le risposte di Vodafone a questa nostra richiesta, altrimenti gia’ nei prossimi giorni, partiremo con il deposito della class action e la raccolta di adesioni attraverso il nostro web www.aduc.it

(1) http://www.aduc.it/notizia/vodafone+exclusive+antitrust+condanna+milione+euro_132278.php
(2) http://www.aduc.it/comunicato/vodafone+exclusive+antitrust+verso+fine_23890.php
(3) http://tlc.aduc.it/articolo/tim+prime+come+vodafone+exclusive+pratica_24021.php
(4) http://www.aduc.it/info/sostienici.php
(5) http://www.aduc.it/info/chisiamo.php

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Consumatori

Calcio 2018/19, sanzioni per 7 milioni di euro a SKY per pubblicità ingannevole e pratica aggressiva

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COMUNICATO STAMPA


L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso l’istruttoria avviata nei confronti di SKY Italia, accertando due violazioni del Codice del Consumo e irrogando alla società sanzioni per complessivi 7 milioni di euro.

L’Autorità ha rilevato che SKY non ha fornito informazioni chiare e immediate sul contenuto del pacchetto Calcio per la stagione 2018/19, lasciando intendere ai potenziali nuovi clienti che tale pacchetto fosse comprensivo di tutte le partite del campionato di serie A come nel triennio precedente.

Il consumatore appassionato di calcio, pertanto, in assenza di informazioni che veicolassero immediatamente e con la dovuta rilevanza i contenuti dell’offerta e in particolare le limitazioni sul numero di partite disponibili (7 su 10 per ciascuna giornata di campionato), sarebbe potuto facilmente incorrere nell’errore di ritenere compreso nel pacchetto SKY Calcio l’intero campionato di calcio di serie A, assumendo così una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso, ossia l’attivazione dell’abbonamento a tale servizio per la stagione calcistica 2018/19.

L’Autorità ha inoltre accertato che SKY ha attuato una pratica aggressiva in quanto ha esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei clienti abbonati al pacchetto SKY Calcio, i quali, a fronte di una rilevante ridefinizione dei suoi contenuti (riduzione del 30% delle partite di serie A e cancellazione dell’intero torneo di serie B) non sono stati posti nella condizione di poter assumere liberamente una decisione in merito al mantenimento o meno del pacchetto. Gli abbonati a tale servizio sono stati costretti a scegliere tra due possibilità, entrambe svantaggiose, ossia la prosecuzione degli addebiti, tra l’altro in misura invariata, nonostante il contenuto diverso e ridotto del pacchetto rispetto a quello originariamente scelto, oppure il recesso dal contratto a titolo oneroso, con il pagamento di penali e/o la perdita di sconti e promozioni connessi alle offerte con vincolo di durata minima.

Roma, 18 febbraio 2019

www.agcm.it

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Consumatori

Accordo Eni e RenOils per incrementare la raccolta degli oli alimentari usati e di frittura

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L’accordo prevede anche la realizzazione di campagne di informazione ed
educazione ambientale per raccontare i vantaggi dell’utilizzo di oli esausti per la produzione di carburanti alternativi a quelli fossili

Roma, 14 febbraio 2019 – Eni e RenOils, Consorzio nazionale degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, costituito nel 2016 con lo scopo di assicurare la corretta gestione della raccolta, del trasporto, dello stoccaggio, del trattamento e il riutilizzo degli oli vegetali e dei grassi animali esausti, hanno sottoscritto oggi un accordo di collaborazione volto a favorire il recupero degli oli vegetali esausti.
Eni, che attualmente utilizza circa il 50% degli oli alimentari usati disponibili in Italia, grazie anche alle aziende di rigenerazione aderenti a RenOils amplierà la possibilità di impiegare questi rifiuti per produrre biocarburante di alta qualità nella bioraffineria di Venezia, a Porto
Marghera, e a breve anche a Gela.
La lettera di intenti, sottoscritta oggi da Giuseppe Ricci, Chief Refining & Marketing Officer di Eni, e dal Presidente di RenOils Ennio Fano, prevede anche la realizzazione di campagne di informazione ed educazione ambientale per raccontare i vantaggi dell’utilizzo di oli esausti
per la produzione di carburanti alternativi a quelli fossili e di progetti di sensibilizzazione delle associazioni di categoria, dei consumatori e ambientaliste.
L’obiettivo è incrementare la raccolta e il corretto conferimento: oggi gli oli esausti prodotti a livello domestico sono quasi interamente dispersi. Nel 2018 sono state raccolte circa 75.000 tonnellate di olio alimentare di scarto, quasi esclusivamente prodotte dal settore della ristorazione e dell’industria, che rappresentano solo il 25% dell’olio prodotto in Italia, che ammonta a circa 280.000 tonnellate all’anno.
La maggior parte della produzione avviene quindi nelle case, e lo smaltimento avviene per lo più negli scarichi perché la maggior parte dei cittadini non sa che eliminare gli oli di frittura attraverso la rete fognaria può comportare gravi conseguenze ambientali. Oltre a intasare il sistema di scarico domestico e delle reti fognarie con incremento dei costi di manutenzione, lo smaltimento attraverso la rete fognaria pregiudica il corretto funzionamento dei depuratori, aumentando i costi di depurazione. Un litro di olio genera fino a 4 kg di fanghi di depurazione che dovranno poi essere gestiti come rifiuto, può giungere alle falde e rendere l’acqua non
potabile e crea inquinamento delle acque superficiali, cioè laghi, fiumi e mare con danni all’ecosistema, alla flora e alla fauna. Se disperso in acqua forma un “velo” che impedisce ai raggi solari di penetrare, causando ingenti danni all’ambiente.
RenOils ha l’obiettivo di contribuire in modo efficiente e partecipato alla gestione del sistema del riciclo degli oli esausti in Italia, incrementandone la raccolta. A oggi, sono 254 le associazioni e le imprese della filiera associate, a partire dai produttori di olio per uso alimentare, ai riciclatori e ai recuperatori del rifiuto. Il Consorzio agisce in mutualità per il conseguimento degli obiettivi ambientali che il Ministero dell’Ambiente (dal quale ha ottenuto il riconoscimento nel 2018) ha fissato per il settore. RenOils ha realizzato, in collaborazione l’Università di Roma Tor Vergata, il primo sistema di monitoraggio del comparto degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti (R_O_S) che opera su base geografica ed è fruibili all’interno di una piattaforma web. Questo tracciamento è di fondamentale importanza ai fini dell’accordo con Eni per l’impiego degli oli vegetali esausti per la produzione di biocarburante.
L’accordo siglato oggi è un ennesimo tassello delle iniziative di Eni finalizzate a mettere in atto un circuito virtuoso di “economia circolare” per la raccolta di materie di scarto che vengono, una volta purificate e rigenerate, trasformate in biocarburanti di alta qualità presso strutture industriali nazionali, dando piena valorizzazione a una risorsa energetica nazionale.

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Consumatori

Diamanti investiti tramite IDB: invia il Modulo entro l’8 marzo

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8 Febbraio 2019

Torniamo a parlare di diamanti da investimento, un tema che da molto tempo ha causato non pochi problemi ai risparmiatori, soprattutto se consideriamo che, negli ultimi anni, alcuni professionisti del settore, tra cui Intermarket Diamond Business (IDB), sono stati sanzionati dall’Antitrust per aver fornito informazioni poco trasparenti e ingannevoli sull’effettivo mercato di questo bene-investimento.

Pochi giorni fa, Intermarket Diamond Business è fallita e risparmiatori si sono giustamente preoccupati per i propri soldi.

Se hai investito in diamanti tramite IDB, puoi recuperare le tue pietre preziose: infatti, come ha spiegato il Curatore fallimentare, i diamanti dei consumatori non saranno registrati tra i beni sequestrati e quindi potranno essere recuperati ai sensi dell’art 87-bis Legge Fallimentare.

Cosa fare per recuperare le pietre?

È necessario contattare il Curatore fallimentare utilizzando l’apposita casella PEC di riferimento f41.2019milano@pecfallimenti.it e allegare la seguente documentazione:

  • Modulo di richiesta compilato
  • Copia del contratto di acquisto
  • Copia del codice identificativo della pietra
  • Copia del contratto di deposito.

Attenzione: I documenti dovranno essere in formato pdf e ognuno in uno specifico allegato.

Es. Allegato modulo.pdf / Allegato contratto.pdf / Allegato codice.pdf /Allegato contratto.pdf

Entro quando?

  • L’ultima data utile per l’invio del Modulo di richiesta è: Venerdì 8 marzo.

IMPORTANTE: Se non hai una casella PEC o hai bisogno di assistenza, rivolgiti alle sedi territoriali Adiconsum e fai valere i tuoi diritti.

#FacciamoCrescereTutele

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