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Consumatori

Televisori 5G e non solo. Come non spendere e guadagnarci in soldi e qualita

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Firenze, 2 Novembre 2017. Lo switch off alla nuova banda 5G avverra’ in Italia nel 2022. Entro quella data tutti dovranno possedere solo apparecchi con tecnologia T2-HEVC se vorranno vedere quello che oggi si vede col digitale terrestre. Una precisazione fatta oggi dal ministero dello Sviluppo Economico, che ricorda anche che, per quattro anni dal 2019 a 2022, sono stati previsti  incentivi di 25 milioni di euro all’anno  per accelerare e agevolare il processo di ricambio, si che’ tutti gli apparecchi tv abbiano la nuova tecnologia (gia’ gli apparecchi in vendita ora ce l’hanno) (1).
Dopo l’imposizione di cambio di apparecchi di alcuni fa dovuta all’introduzione del digitale terrestre, che costo’ non pochi soldi agli utenti, altrettanto si prefigura per questa nuova disposizione, nonostante i contributi. Gia’ diverse voci si sono levate per contestare questo passaggio e chiedere di andare oltre la scadenza. Voci che o non sanno o fanno finta di non sapere che, proprio per la data, il nostro Pese ci e’ gia avvalso della proroga al 2022, perche’ la data fissata dalla Commissione Europea e’ quella del 2020. Certo, tutto e’ possibile. Ma teniamo i piedi per terra e, visto che i tempi e i metodi per capire come e quando, ci sono, e anche ampi, non pretendiamo di fare ostruzionismo anti-tecnologico e a-logico (che’ si sa’ che e’ perso in partenza). La tecnologia e la scienza non sono solo momenti in cui -come abbiamo letto da piu’ parti- “si vuole fare innovazione sulle tasche dei consumatori” (e, in economia, sarebbe strano il
contrario…), ma strumenti che possono servire ai consumatori proprio per essere migliori in economia e qualita’.
Economia. Gia’ oggi si puo’ benissimo non possedere apparecchi tv col digitale terrestre e vedere molti dei programmi che si trovano sul digitale terrestre, anche in tempo reale. E’ Internet. Attraverso cui, anche la Rai, consente di vedere i suoi programmi in diretta senza che scatti l’obbligo di pagare l’imposta/canone. E non ci si dica che le offerte in Internet sono piu’ limitate del digitale terrestre e che questo collegamento rappresenterebbe un costo in piu’, visto che oggi, comunque, piu’ della meta’ degli italiani e’ gia’ in Rete (2)… e prevedere che nel 2022 lo saranno molti di piu’, non ci sembra astruso.
Qualita’. Sfondiamo delle porte aperte nel ricordare che la scelta che si puo’ fare in Rete e’ decisamente un invito a maggiore qualita’. La scelta e’ di per se’ qualita’, figuriamoci se la si accompagna anche al dato di economicita’ (anche solo il risparmio dell’imposta/canone…).
Sta a tutti gli attori delle comunicazioni -e noi del no-profit tra questi- far si’ che i nostri servizi siano sempre di piu’ in Rete che non solo nella tradizionale scatola soprammobile delle famiglie. E se ipotizziamo che nel 2022 ci potrebbero essere percentuali molto diverse da quelle attuali per gli utenti dei servizi Internet, non crediamo di essere visionari e di sollecitare cose costose ed impossibili.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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Consumatori

Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Consumatori

Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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Consumatori

Cambio operatore telefonico| MDC : caos portabilità AGCOM garantisca tempi certi e indennizzi agli utenti coinvolti.

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Evidentemente non sono bastate le multe per la fatturazione 28 giorni e quelle per la minaccia di iscrizione a inesistenti banche dati morosi irrogate da Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Antitrust alle principali compagnie telefoniche per far rispettare i consumatori italiani.

Come denuncia il Movimento Difesa del Cittadino l’Annus horribilis degli utenti della telefonia continua ancora per migliaia di utenti infuriati a causa dei ritardi della migrazione del proprio numero verso Iliad ed altri nuovi operatori da parte degli incumbents.

È soprattutto il caso Vodafone a tenere banco in queste ore, con numerosi clienti di fatto irraggiungibili a causa dei gravi rallentamenti nella trasmissione del proprio numero di cellulare dalla compagnia al nuovo operatore prescelto dal consumatore.

Come sottolineato da MDC, al danno per la irreperibilità si aggiunge la beffa di dover tollerare scuse banali come l’errore nella trascrizione del proprio codice fiscale e continui rimpalli della responsabilità tra vecchio e nuovo operatore.

Per il Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo è urgente un intervento di AGCOM per garantire il sacrosanto diritto degli utenti alla Mobile Number Portability oltre ad una istruttoria sulla plateale violazione di quanto stabilito nella Delibera 147/11/CIR e connesso diritto dei clienti di ricevere il pagamento degli indennizzi previsti dall’articolo 14 pari a € 2,5 per ogni giorno lavorativo di ritardo fino ad un massimo di € 50,00 che dovrà versare l’operatore ricevente che a sua volta si rivarrà poi sul donating.

Tutta la rete del Movimento si sta attivando in queste ore per supportare i reclami dei consumatori e garantire il pagamento delle somme dovute.

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