Seguici su

Soldi

Tempo è denaro. Il fattore tempo, nella scelta di un investimento, è cruciale.

Pubblicato

il

Tempo è denaro.
Il fattore tempo, nella scelta di un investimento, è cruciale. Altroconsumo Finanza: più ne hai, più le azioni fanno per te.

Quando si acquistano delle obbligazioni si diventa creditore di una società, quando si acquistano le azioni se ne diventa proprietario pro quota. In entrambi i casi – secondo gli analisti di Altroconsumo Finanza – il guadagno è una ricompensa per il rischio corso. Nel caso dei bond si perde solo in caso di fallimento. Nel caso delle azioni si perde anche se la società non fallisce, ma vivacchia male. In più, in caso di fallimento, quando si distribuisce ciò che è avanzato in cassa ci si deve mettere pure in fila dietro gli obbligazionisti. Col crack Parmalat gli obbligazionisti han salvato un terzo dei soldi. Gli azionisti nulla. Questa differenza si riflette nei prezzi dei titoli. Di norma le azioni sono soggette ad alti e bassi in maniera più marcata rispetto ai bond. Il contraltare di tutto ciò è che rischio più alto vuol dire remunerazione più alta, quindi, le azioni rendono in media più dei bond.

…e Altroconsumo Finanza che dice?

A lungo la borsa (USA) vince sempre…
Un dollaro investito nella Borsa Usa nel 1871 in oltre 140 anni sarebbe diventato (dividendi inclusi) pari a circa 3.000 dollari. Un dollaro investito in titoli di Stato Usa oggi ammonterebbe a circa 750 dollari, senza tenere conto, ovviamente, della perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione in poco meno di un secolo e mezzo.
Non bisogna aspettare così tanto per guadagnare qualcosa, ma il fattore tempo resta cruciale in un investimento in Borsa per essere sicuri di uscirne in guadagno. Nell’arco temporale esaminato chi avesse investito nella Borsa Usa avrebbe sempre guadagnato. Ma chi avesse investito un attimo prima del crollo del 1929 avrebbe dovuto attendere fino ai primi anni ’50 per iniziare a guadagnare. Poi ci sono anche i colpi di fortuna. Chi avesse investito tre anni dopo il crack, quando Wall Street toccò terra, in meno di 20 anni avrebbe sestuplicato i propri soldi. Ma è un’altra storia, quel che conta è la morale di fondo: anche nel caso peggiore, le azioni dopo una ventina d’anni sono tornate sopra il valore iniziale.
“Attenzione – avvisa Vincenzo Somma direttore di Altroconsumo Finanza – ciò è valso per la Borsa Usa, e siamo convinti che valga anche per le Borse mondiali nel loro complesso. Le eccezioni nel caso di singoli Paesi che non siano gli Usa ci possono essere: Tokio, dopo 25 anni, è lontanissima dai massimi toccati a fine anni Ottanta. L’Italia, complice un capitalismo degenere e una corporate governance inefficiente mostra anch’essa un andamento di Borsa che, nel suo progredire con estrema difficoltà, si discosta dal modello americano. Uomo avvisato”.

…ma l’inflazione è un osso duro
“C’è comunque un problema ancora da risolvere. E si chiama inflazione”, continua Somma. “Oggi pare morta e forse siamo davvero riusciti a domarla per sempre, tuttavia in passato ha eroso non poco il valore delle azioni e allungato i tempi di recupero. Se si tiene conto del carovita per essere salvi dalla crisi del 1929 i tempi si allungano di un paio di anni e si arriva a 25 anni tondi. E spunta anche l’iperinflazione degli anni ‘70. Si dovette arrivare ai tempi della prima guerra del Golfo e di Bush padre perché un dollaro investito in Borsa nel 1968 (l’anno dell’assassinio di Martin Luther King e di Bob Kennedy) tornasse ad avere in maniera stabile almeno lo stesso potere d’acquisto di quasi 25 anni prima. Attenzione: i tempi si sono allungati, ma anche in questo caso, alla fine, Wall Street ha vinto!”
Che lezione trarne? Se potete mantenere investiti i vostri soldi per tanto tempo i cali di Borsa di oggi o di domani, secondo gli analisti di Altroconsumo Finanza, non vi devono preoccupare: ci sarà sempre il momento giusto in cui potrete rivendere in guadagno. E Altroconsumo finanza ne fa una stima pensando anche nel caso peggiore, come quello di chi avesse investito il giorno prima dell’attacco alle torri gemelle. Il consiglio degli analisti di Altroconsumo Finanza e di investire acquistando almeno sei o sette titoli di Paesi e settori diversi.

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Soldi

Bankitalia spende 750mila euro per un sito che dovrebbe educare i consumatori al risparmio

Pubblicato

il

CODICI presenta un Esposto alla Corte dei Conti per il sito sull’educazione finanziaria del Comitato EDUFIN

L’Associazione si oppone allo sperpero di denaro pubblico e chiede di verificare costi e modi di realizzazione di uno strumento che risulterebbe più a favore delle Banche che dei Consumatori

L’Associazione CODICI, a tutela degli interessi dei cittadini e dei consumatori, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti, ritenendo che l’iniziativa del sito internet per l’educazione finanziari del Comitato EDUFIN, al quale sono stati assegnati fondi per un totale di 1 milione di euro dal 2017, rappresenti una dispersione di fondi pubblici.

CODICI chiede al nuovo Governo, in particolare al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero dell’Economia e delle Finanze, di vigilare su questo spreco di soldi pubblici e controllare l’emergenza che si nasconde dietro le attività di consulenze e appalti, per progetti che risultano inadeguati ai costi.

Analizzando il sito internet dedicato http://www.quellocheconta.gov.it/it/che è costato più di 750 mila euro, risulta evidente come, una spesa di questa entità sia sproporzionata a fronte dei contenuti pubblicati all’interno dello stesso sito. I testi risulterebbero dei contenuti riconducibili a siti internet di istituti bancari. Una situazione paradossale che appare ancor più strana dal momento che il sito in questione e il comitato ad esso collegato sono stati costituiti per informare e divulgare nozioni fondamentali per il consumatore, riguardo l’argomento finanziario. Da un’analisi del sito si evince come questa informazione sia del tutto insufficiente.

La Fondazione per l’Educazione Finanziaria al Risparmio, attraverso il Comitato per l’educazione finanziaria, ha realizzato un sito web che, da quanto riportato anche in un’inchiesta de “Il Fatto Quotidiano”, sebbene sia un’iniziativa governativa di EDUFIN, risulterebbe inefficace e molto dispendiosa per i contribuenti italiani.

Il sito nasce con l’intento di fare luce su una materia che sembrerebbe ancora oscura ai risparmiatori, quella della cultura finanziaria. Dagli strumenti bancari per mettere da parte i primi risparmi, alle nozioni sulla busta paga e il TFR; dal percorso che è possibile intraprendere per l’acquisto di una casa, alle spese da affrontare in una famiglia, fino alla gestione della pensione.

Il problema evidenziato nell’articolo de “Il Fatto Quotidiano” dello scorso 29 Aprile, riguarda sia le spese di realizzazione del sito, che è costato quasi un milione di euro all’anno (750 mila euro), provenienti dal Ministero del Tesoro, che i contenuti. Ad una lettura attenta non emergono informazioni davvero utili e complete sull’educazione finanziaria, sebbene questa dicitura sia riportata quasi in ogni articolo, ma si tratta piuttosto di informazioni banali e talvolta fuorvianti.

“Come Associazione a difesa dei Consumatori, riteniamo – dichiara il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – che operazioni come questa rappresentino un grande sperpero di risorse pubbliche e non siano state gestite in maniera totalmente trasparente. Sicuramente i contribuenti e i risparmiatori a cui era indirizzato il sito si ritroveranno ancora a farsi molte domande sull’educazione finanziaria, dopo aver letto articoli poco esaustivi, a favore di alcuni istituti bancari o news che rappresentano vere e proprie campagne promozionali per vendere polizze” – ha concluso Giacomelli.

Per i motivi sopracitati CODICI, nella sua quotidiana attività a tutela dei Consumatori, ritenendo che il sito governativo non sia stato realizzato con un punto di vista imparziale, bensì contenga contenuti pubblicitari a favore delle Banche, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti.

Ufficio Stampa Associazione CODICI
Continua a leggere

Soldi

Educazione finanziaria, emergenza nazionale. Di Francesco Luongo

Pubblicato

il

Tutela del risparmio ed educazione finanziaria “virtuale” dei consumatori. L’irresistibile inconsapevolezza della rabbia dei cittadini

 

In Italia oltre 500mila famiglie sono state colpite dai crack seguiti alla malagestio conclamata di un management bancario disinvolto ed in alcuni casi dai comprovati rapporti amicali con le Autorità di vigilanza.

A fronte di soli 67 milioni di euro di sanzioni irrogate da BankItalia e Consob, chissà se e quando riscossi, ai bancarottieri sono stati riconosciuti 113 milioni di euro di bonus.

Dopo la strage di azionisti e bondholders di Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, Etruria, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, non dimentichiamo che il Ministero dell’Economia (quindi noi contribuenti) ha investito in Monte dei Paschi di Siena circa 5,4 miliardi di euro: 3,85 miliardi per l’aumento di capitale e 1,53 miliardi nell’offerta ai risparmiatori ex titolari di bond subordinati, divenuti soci della banca per permettere allo Stato di salvare l’istituto.

Ecco pertanto il porsi ancora una volta  al centro dell’attenzione istituzionale il vecchio problema dell’ alfabetizzazione economica degli italiani, con l’istituzione da parte del MEF del Comitato Edufin e l’approfondimento svolto nell’ambito della XVII sessione programmatica CNCU – Regioni, svoltasi a Macerata. “Educazione e trasparenza finanziaria: un investimento per i cittadini/utenti” il titolo della due giorni di confronto e discussione tra Associazioni dei consumatori, il Ministero dello Sviluppo Economico, le Regioni e quelle Autorità che, come la Banca d’Italia e Consob, svolgono una attività di “stabilità dei mercati bancari e finanziari” ben diversa dalla “tutela dei risparmiatori”.

Non è un caso, del resto, che la stessa Commissione d’Inchiesta Parlamentare sulle banche della scorsa legislatura nella relazione finale abbia chiarito che «le attività di vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d’Italia) che sui mercati finanziari (Consob) si siano rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio».

E’ ormai palpabile la sfiducia dei risparmiatori verso ogni forma di investimento, dimostrata dai 1.329 miliardi di euro gelosamente custoditi sui conti correnti a tassi irrisori, se non negativi, a causa del “bollo” introdotto dal Governo Monti nel 2012.

Solo un’ adeguata e capillare campagna di educazione finanziaria che parta dalle scuole diffondendosi nei territori attraverso incontri diretti con i risparmiatori, anche con il contributo delle associazioni dei consumatori, unita a una nuova vera autorità di tutela del risparmio che potrebbe essere la stessa Antitrust e norme penali più severe che prevedano il carcere per i bancarottieri, potranno invertire questo trend della paura che sta bloccando il Paese.

Non sembra al momento che gli interlocutori istituzionali, a cominciare dal MEF e dal Comitato Edufin, condividano questa impostazione visto che hanno deciso di investire  nel 2017 circa 750mila euro per la creazione dell’ennesimo portale “Quello che Conta” che aggiunge a quelli di ConsobBankItalia, ed altri 300mila in studi e consulenze.

Vedremo se nei prossimi mesi  si ragionerà in termini più concreti e meno “virtuali” rispetto ai bisogni di cultura finanziaria dei cittadini e che il nuovo Governo sia più sensibile verso questi temi comprendendo la rabbia dei tanti  che hanno perso i propri risparmi.

Continua a leggere

Soldi

Carte di credito clonate, un giro d’affari di 150.000 euro a settimana

Pubblicato

il

Vacanze in arrivo, truffe in agguato… Carte di credito clonate, un giro d’affari di 150.000 euro a settimana. Il Movimento Difesa del Cittadino rinnova le sue battaglie di sensibilizzazione, invitando i consumatori alla massima attenzione, seguendo anche i consigli dei Carabinieri

 

Un enorme giro d’affari, un indotto impressionante. Le indagini parlano chiaro. Attraverso la frode dei codici bancari, e la successiva clonazione delle carte di credito, il business che si può raggiungere tocca 150.000 euro a settimana, circa 10 milioni l’anno.

I prelevamenti vengono effettuati perlopiù nei Paesi esteri, con maggiore concentrazione in Jamaica, Indonesia e Belize.

Gli sportelli ATM sono abilmente manipolati, attraverso l’inserimento di un file “spia”, perfettamente mimetizzato, che riesce a carpire tutti i dati delle carte di credito inserite. Ecco così che codici e bande magnetiche vengono cifrati ed inviati direttamente all’estero, dove avviene la clonazione.

 

Il Movimento Difesa del Cittadino, attraverso le campagne SOS POS e Pago Sicuro, ha da tempo avviato un percorso finalizzato all’educazione finanziaria dei cittadini, proponendosi di incentivare l’utilizzo delle carte di debito e di credito con la corretta informazione,  stimolando le Istituzioni e l’opinione pubblica ad una riflessione su queste tematiche, raccogliendo denunce e reclami dei cittadini, al fine di poter affrontare qualsiasi acquisto serenamente e in totale sicurezza. Conoscere diritti e doveri è la base per gli acquisti sicuri!

 

<<La maggiore diffusione dei pos nei piccoli esercizi commerciali – spiega Francesco Luongo, Presidente Nazionale di MDCpermetterebbe ai consumatori di non essere costretti a continui prelievi bancomat esponendosi al rischio di hacking della propria carta di debito. Ci auguriamo che il nuovo Governo prenda subito a cuore il tema della sicurezza e della diffusione dei pagamenti elettronici essenziali alla crescita del paese>>.

 

Attraverso i link: www.difesadelcittadino.it/sos-pos/ e www.difesadelcittadino.it/pago-sicuro/ I cittadini possono contattare l’Associazione per ricevere consigli e assistenza sui pagamenti elettronici, per denunce e reclami per disservizi o per vere e proprie violazioni della legge.

 

L’Associazione, inoltre, ricorda gli accorgimenti che l’Arma dei Carabinieri ha diffuso nei mesi scorsi, al fine di evitare la sottrazione dei dati sensibili e le truffe sempre in agguato:

 

1) Verificare sempre che nelle immediate vicinanze non vi siano persone ferme in atteggiamento sospetto. 2) Accertarsi che sullo sportello non siano state applicate apparecchiature posticce, controllando, ad esempio, la fessura ove viene inserita la carta (per l’eventuale presenza di skimmer, fili o nastro adesivo sospetto) oppure l’aderenza della tastiera al corpo dello sportello (verificando che non vi siano due tastiere sovrapposte). Queste applicazioni infatti non inficiano l’operazione da svolgere, per cui al termine della stessa l’ignara vittima potrebbe non accorgersi della duplicazione del codice. 3)Controllare che non vi siano fori anomali all’interno dello sportello (specialmente sul lato superiore), ove potrebbero trovare eventuale alloggiamento microtelecamere (queste non superano il mezzo centimetro di diametro). 4) Qualora ci sia il sospetto che lo sportello sia stato manomesso bisogna chiamare il “112”. 5) Durante l’operazione di digitazione del codice, utilizzare una protezione “visiva” (anche l’altra mano, ben collocata, o il portafogli stesso possono essere sufficienti) che renda effettivamente difficoltoso, per potenziali “spioni”, prendere conoscenza del codice attraverso microtelecamere in precedenza installate. 6)Qualora al termine dell’operazione non venga restituita la carta, è buona norma chiamare subito il numero verde per bloccarla.

 

 

 

 

 

 

Continua a leggere