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Tlc e contenzioso con operatori. Dati Corecom mostrano situazione insostenibile. Come rimediare

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Firenze, 8 Novembre 2014. I Corecom (1) nel 2013 hanno gestito quasi 72 mila istanze di conciliazione e il 75% si sono risolte a vantaggio degli utenti (2) .
Un dato significativo che si aggiunge all’allarme lanciato nelle scorse settimane quando l’Autorita’ delle Comunicazioni (AGCOM) ha denunciato la criticita’ del mercato che lei dovrebbe regolamentare e controllare: “il 100% delle delibere 2013 sono state impugnate dagli operatori davanti al Tar”, ed ha denunciato un “abuso o uso strumentale del contenzioso” (3).
Il tutto fa ben capire come sia critica oggi la situazione quando un utente e’ costretto a subire i disservizi del proprio operatore di tlc.
Vediamo come e perche’ questo accade, con la ragione che -alla fine- sta quasi sempre dalla parte dell’utente:
– gli operatori Tlc fanno ricorsi al Tar contro le delibere dell’Agcom per guadagnare tempo: rimandare piu’ in la’ possibile l’applicazione di delibere che in qualche modo limitano o sanzionano il loro strapotere, che esercitano con abuso di posizione dominante (essenzialmente Telecom Italia) o con politiche commerciali che, anche se con nomi diversi rispetto a quelle vietate, reiterano violazioni delle norme esistenti;
– dal lato degli utenti, invece:
* call center che sulla carta dovrebbero aiutare a risolvere i problemi ma che in realta’ son li’ solo perche’ la legge glielo impone; chi risponde, oltre a non essere preparato in materia, serve solo a far desistere qualunque richiesta di chiarimento: ore di attesa con linee che cascano quando l’operatore si e’ scocciato, risposte inutili e dove l’operatore ha sempre ragione, anche di fronte ai piu’ evidenti disservizi e torti;
* “abuso o uso strumentale del contenzioso”: anche se ufficialmente diffidati (da chi -pochi- ha capito che cercare le proprie ragioni con E-mail e telefonate e’ solo tempo perso), mai riconoscono i propri torti, rimediandovi col pagamento dei relativi indennizzi di legge. Solo portandoli davanti al Corecom per la conciliazione obbligatoria, vengono a patti, ma sempre riconoscendo meno del dovuto, con la consapevolezza che per qualche decina o centinaio di euro nessuno se la sente di portarli in una causa giudiziale che potrebbe durare anni, e costare -di avvocati e spese- piu’ di quanto si riuscirebbe ad ottenere dal giudice. E con la consapevolezza che gli uffici del Corecom dove si tengono le conciliazioni, sono quasi esclusivamente nei capoluoghi di Regione e un utente, prima di spostarsi -per esempio- da Grosseto a Firenze, ci pensa piu’ di una volta.
Che fare? Si potrebbe partire da:
– un aumento stratosferico delle somme delle multe dell’Autorita’ per i comportamenti degli operatori in violazione delle normative, legando gli importi a percentuali del loro fatturato;
– altrettanto aumento stratosferico per gli indennizzi all’utenza, soprattutto nei casi in cui si evince che il rifiuto di indennizzo alla prima richiesta e la necessita’ per l’utente di dover ricorrere alle scomode fasi successive, sia solo pretestuoso.
Tutti soldi in piu’, per lo Stato e per gli utenti, non tanto per il giovamento delle tasche di Stato e singoli, ma perche’ potrebbero portare gli operatori a modificare le loro politiche commerciali, rendendoli piu attenti e disponibili alle ragioni dell’Autorita’ e degli utenti.

(1) Al Corecom (organismo regionale dell’AGCOM – Autorita’ per le Garanzie nelle Comunicazioni), in caso di contestazione di un servizio di tlc, l’utente e’ obbligato a rivolgersi per un tentativo di conciliazione. Fallito questo si puo’ richiedere al Corecom stesso di definire la controversia o si puo’ andare davanti al giudice.
(2)http://www.aduc.it/notizia/corecom+71mila+istanze+nel+2013+favore+dell+utente_130344.php(3)http://www.aduc.it/notizia/tlc+agcom+affanno+mercato+contenzioso_130176.php

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Consumatori

Telemarketing aggressivo, scoppia il caso della truffa sui Bitcoin

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Trading online: la terza fase delle truffe

Codici: dopo energia e telefonia adesso spunta il trading online

Molteplici fattori possono influenzare il comportamento delle persone quando si tratta di mutare abitudini e comportamenti, ma negli ultimi anni un trend anomalo ha visto crescere esponenzialmente le persone che cascano nella facile convinzione di poter guadagnare tanto investendo poco.

In parallelo, si è sviluppato un tipo di telemarketing molto aggressivo, da parte di società che contattano con la promessa di un facile e veloce guadagno. Queste ultime in genere hanno sede a: Londra, Malta, Est Europa e varie località italiane. Arrivano a chiamare fino a 20 volte al giorno e successivamente, se non si risponde al telefono, inviano una mail.

Queste società raggirano la regolazione, intesa come tutela del risparmiatore, come ad esempio la direttiva Mifid II, sulla base della quale non si può investire in determinati prodotti, se prima non è stata svolta un’analisi ben precisa del profilo di rischio del risparmiatore.

E’ un tipo di truffa “sottile” perché si rivolge a chiunque, quindi non necessariamente solo a chi è completamente digiuno di nozioni finanziarie, inoltre non insospettisce troppo, perché l’investimento minimo richiesto ammonta a 250 euro.

Sostanzialmente, dopo le fasi uno e due delle truffe perpetrate dalle compagnie telefoniche e dagli operatori dell’energia, ora ci troviamo all’interno della terza fase delle truffe, attraverso cui si sta sviluppando un nuovo e profittevole settore: è un mercato che vale 4 miliardi di dollari al giorno.

Si specula principalmente sulla differenza di prezzo tra una moneta e l’altra, inoltre con la diffusione delle cripto valute (monete virtuali) è ancora più facile truffare: si è arrivati ad un livello di profilatura della persona tale che, se solo si acquista cripto valuta senza fare trading, si cedono comunque i propri dati e a questo punto veniamo agganciati da queste società solo per essere stati su quella piattaforma. Esiste un monitoraggio incredibile a cui è praticamente impossibile sfuggire e se si prova a bloccare la chiamata, si viene contattati da un’altra nazione; l’obiettivo è quello di farsi dare il denaro o dal conto corrente o dai propri wallet cripto perché i broker di queste società li utilizzano per speculare a livello internazionale sotto la nostra responsabilità civile e penale.

 

Guarda il video della telefonata choc realizzato da Mimandarai3 e Luigi Gabriele

“Chi vi chiama a casa, è entrato in possesso dei vostri dati e certamente è intenzionato a raggirarvi, è una truffa sicura, infatti attraverso le valute elettroniche vogliono arrivare ai soldi “veri”. Non accettate mai offerte derivanti dal teleselling, chi vuole investire deve rivolgersi solo a professionisti seri o a dei consulenti finanziari che non entrano in contatto con un possibile investitore con queste modalità” – afferma Luigi Gabriele  dell’Associazione Codici.

 

Ecco quattro regole d’oro per non incappare nella trappola del trading online:

1) Non investire se non si sa in che cosa consiste

2) Non fare prove di nessun tipo nemmeno con soldi “virtuali”

3) Non diffondere numeri di conto o di carte di credito

4) Rivolgersi ad Associazioni dei consumatori al minimo dubbio

Per non ricevere più telefonate moleste, ribadiamo di iscrivervi al registro delle opposizioni (http://www.registrodelleopposizioni.it/) e potrete in queste modo tutelare nell’immediato il vostro numero fisso,  a breve anche il numero di cellulare. Per dubbi o problemi scrivete a: segreteria.sportello@codici.org o chiamare allo 06.5571996.

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Consumatori

Sanità, 44 milioni di italiani si rivolgono ai privati

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Aumento della spesa per la Sanità privata che vola a 40 miliardi

CODICI avverte: aumento spesa privata è segnale che il SSN non riesce a soddisfare il diritto alla salute

La situazione in cui versa il Servizio Sanitario Nazionale, come più volte segnala la nostra Associazione CODICI, tra casi di malasanità, liste d’attesa interminabili e Ospedali affollati, ha portato la diretta conseguenza di un aumento considerevole del numero di italiani che si rivolge a strutture private pur di accedere alle prestazioni sanitarie in tempi ragionevoli.

Lo stato d’emergenza dell’assistenza sanitaria pubblica, specie nel Lazio e al Sud, porta inevitabilmente a rivolgersi a strutture private, anche per coloro che non ne hanno le possibilità economiche, con il risultato che sono sempre di più gli italiani che si indebitano per avere accesso alle cure.

Solo nell’arco dell’ultimo anno sono stati 44 milioni gli italiani che hanno fatto ricorso ai propri risparmi per pagare prestazioni sanitarie per intero o, in parte, con il ticket.

Questi numeri che fanno riflettere derivano dal rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute presentati al «Welfare Day 2018».

Naturalmente i costi della sanità privata incidono proporzionalmente in misura maggiore sulle famiglie dal reddito basso.

Dunque è appurato che gli italiani finiscono per indebitarsi per pagare la sanità. Ben 7 milioni di italiani nell’ultimo anno si sono indebitati e 2,8 milioni hanno dovuto fare ricorso ai propri risparmi. Dalla ricerca, inoltre, emerge che il 47% degli italiani taglia le altre voci di spesa far fronte alla sanità.

La conclusione è che coloro che guadagnano meno, devono trovare naturalmente più soldi per pagare le spese sanitarie.

“La capacità di mettere a disposizione un buon servizio sanitario pubblico è da sempre un criterio per stabilire quanta attenzione il Governo riservi nei confronti dei cittadini, il cosiddetto welfare – ha affermato il Segretario Nazionale di CODICI, Ivano Giacomelli – ma in questi anni non è mai stato raggiunto un livello soddisfacente e chiediamo che la sanità torni al centro dell’agenda politica. Inoltre – ha continuato il Segretario – noi di CODICI, che ci siamo sempre battuti per il diritto alla salute dei cittadini, riteniamo che dati come questi siano un indice molto grave: la spesa sanitaria privata è tra le maggiori forme di disuguaglianza, dato che incide naturalmente sulle famiglie con difficoltà economiche.

In questa giungla della sanità non mancano coloro che per avere accesso alle cure sono arrivati a ricorrere a raccomandazioni: 12 milioni di italiani hanno saltato le lunghe liste d’attesa nel Servizio sanitario grazie ad amici e parenti. Infine, altro dato sconcertante è rappresentato da quel 54,7% di italiani non ha più fiducia nelle opportunità di diagnosi e cure sanitarie.

Questo il quadro di un settore, quello sanitario, che fa acqua da tutta le parti e chiede sacrifici proprio alla fetta della società con redditi più bassi.

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Consumatori

Energy Rating: Sorgenia decide di farsi dare il rating dai consumatori

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Milano, 8 giugno 2018

 

Prende il via la collaborazione tra l’Associazione Consumatori Codici e Sorgenia, volta a verificare il livello di tutela dei consumatori nei processi aziendali, certificato attraverso un audit composto da molteplici tappe. Questo, infatti, è il primo passo per la realizzazione completa del progetto che prevede altri due incontri e conclusione il prossimo luglio.

 

Le politiche e le procedure aziendali sono e saranno fondamentali, soprattutto alla luce della prossima liberalizzazione del mercato dell’energia. Per questo la trasparenza nei confronti dei consumatori sarà imprescindibile per tutte le aziende che vorranno fare parte del mercato e competere in modo corretto e leale. 

 

Sorgenia ha deciso di aderire con piena trasparenza e partecipazione al Codici Energy Rating per valutare i processi aziendali relativi alla tutela del consumatore, consapevole dell’importanza di garantire una customer Experience appagante e sempre più vicina alle esigenze dei clienti.

 

Trasparenza ed assenza di rischi per il consumatore dovranno essere i punti di riferimento per chi opera in questo segmento di mercato, in una logica di assoluta tutela dei consumatori.

 

Il modo di fare e pensare il mercato deve ispirarsi alla correttezza, alla trasparenza, alla qualità dei processi e dei servizi offerti. Il Codici Energy rating mira a valutare e a sostenere le buone pratiche che valorizzano esattamente questi aspetti.

 

Durante il primo incontro, sono stati analizzati i processi relativi a servizio clienti, attività di sales e piani di formazione degli operatori nel loro complesso. Inoltre le risorse umane, intervenute sul tema formazione, si sono rese disponibili a somministrare un questionario sul clima interno.

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