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Trading su Forex: una piaga come le slot machine!

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Firenze, 8 Giugno 2017. Da troppo tempo, ormai, sta dilagando la piaga del presunto “trading on-line” (in genere proposto sul mercato delle valute, così detto Forex). Diciamo “presunto” perché questa attività è proposta a persone completamente a digiuno della materia e con costi che non possono far altro che portare alla perdita pressoché totale del capitale versato. Il trading, di per sé, anche quando fatto in modo più preparato e consapevole ha altissime probabilità di generare perdite (statisticamente più del 90% dei trader perde soldi). Quando è fatto in modo inconsapevole le perdite sono assolutamente certe: matematiche.
L’aspetto incredibile di queste storie è vedere come il desiderio di guadagnare ed ancora di più il desiderio di recuperare le perdite, esattamente come nel gioco d’azzardo, annebbi completamente la mente e faccia fare alle persone cose che nessuno si sognerebbe mai di fare “da lucido”.
Riportiamo l’ultimo caso che ci è stato sottoposto di un signore che ha perso oltre 30 mila euro in questo modo in meno di sei mesi. Questo signore ci scrive, intervallato dai nostri commenti.
“All’inizio dell’anno ho aperto un conto col Broker Trade12 e mi è stato assegnato un account manager sedicente Massimo Stella, così risultava anche nelle mail che mi inviava, senza però mai darmi un valido aiuto per la preparazione alle operazioni di trading ed infatti da principiante maldestro e senza istruzione in materia perdevo in continuazione.”
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Il modo con il quale accalappiano le persone a fare trading è promettendo assistenza e formazione. L’idea comune è che con le giuste competenze si possa guadagnare facendo trading. Non è possibile pensare di insegnare trading ad una persona che non sa nulla di finanza in poco tempo ed a distanza. Come già scritto, fare trading è un’attività nella quale la quasi totalità di chi prova, anche seriamente, perde soldi.
Il professor Terrance Odean (http://facultybio.haas.) , della Berkeley Haas School of Business, ha fatto molte ricerche in proposito ed ha dimostrato in modo inequivocabile (insieme a molti altri ricercatori) questa verità.
Lo Stella invece di insegnarmi le tecniche del caso mi invogliava a depositare altre somme sostenendo che con un piccolo capitale non si poteva operare positivamente ed infatti nel tempo ho versato fino a NOVEMILA Euro, senza ottenere risultati non solo di profitto ma neanche di recupero di parte del capitale investito.
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Qui si inizia a vedere l’effetto “gioco d’azzardo” che fa questo tipo di attività che di “finanza” ha poco o nulla a che fare. Qui si tratta di patologie psicologiche. S’inizia a perdere soldi e non si accetta questo fatto. La speranza di guadagnare facilmente inizia ad andare in frantumi, ma non si accetta la situazione e si versano altri soldi con la speranza che qualcosa cambi.
Quindi mi propose di affidargli la gestione di un altro conto che avrei dovuto attivare a nome di mia moglie e non solo mi avrebbe fatto recuperare quanto perso ma avrei avuto garantita una rendita minima del 7% mensili sul capitale versato.
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L’effetto “gioco d’azzardo” qui viene alimentato facendo affidamento sulle due più potenti leve che muovono gli investitori: il desiderio di recuperare le perdite ed il desiderio di guadagnare.
Il nostro lettore aveva già sperimentato una serie di perdite ed aveva già visto che questo sedicente Massimo Stella non era stato del benché minimo aiuto. Come è possibile credere che affidando la gestione a questo signore, che si era dimostrato così inaffidabile, si potesse non solo recuperare tutto, ma perfino guadagnare il 7% mensile?
L’unica spiegazione è che la persona è sotto shock per le perdite subite e vuole credere a ciò che gli viene detto anche se è palesemente impossibile.
Pertanto alla fine di febbraio c.a. attraverso la carta postepay evolution di mia moglie abbiamo attivato il conto a suo nome con la solita procedura versando VENTIMILA Euro e ricevendone QUATTORDICIMILA di bonus. Poiché mi aveva fatto avere via mail il contratto di gestione del conto che mia moglie avrebbe dovuto integrare con i suoi dati e il numero del conto, e firmarlo, quando gli ho chiesto di formalizzarlo mi ha risposto che era superfluo perché fra gentiluomini bastava la parola data. Già questo mi ha insospettito ma ormai la frittata era fatta perché i soldi erano già stati versati e incrociando le dita ho annuito con la speranza di non perdere i soldi.
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Aveva iniziato ad insospettirsi…
La questione del “bonus” è una delle tante stupidaggini. Come si può, seriamente, credere che un intermediario regali soldi per fare trading? E’ evidente che “il bonus” non è altro che uno specchietto per le allodole.
Così seguendo la piattaforma senza operare ma solo potendo osservare le sue operazioni, per farla breve nell’arco di un mese e mezzo ha bruciato sia capitale che bonus con operazioni a dir poco forsennate. A fine aprile mi chiedeva di versare altri DIECIMILA euro. in modo da recuperare, purtroppo con la speranza di non perdere il capitale investito abbiamo versato altri CINQUEMILA euro, ma nel giro di una settimana ha portato il conto a quasi Zero compresi altri CINQUEMILA di bonus.
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Ricapitolando, aveva perso inizialmente circa 10 mila euro. Ne versa altri 20 mila per farli gestire direttamente ad una persona che ha dimostrato di essere inaffidabile e quando in un mese e mezzo questa persona perde tutto e fa un’ulteriore richiesta di soldi, questa richiesta viene parzialmente accolta per l’ennesima volta! Cosa può spingere ad un comportamento del genere se non una vera e propria malattia in tutto e per tutto simile alla ludopatia?
Chiaramente quando ha chiesto altri soldi non abbiamo più aderito, e gli ho chiesto di attivarsi per il recupero del capitale con l’assicurazione che copriva le perdite nei primi novanta giorni di gestione del conto. Costui mi ha risposto che per avere il rimborso avrei dovuto portare il conto a ZERO versando i DICIANNOVEMILA euro di bonus messe dal broker.
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Naturalmente la questione dell’assicurazione è una bufala esattamente come la questione del Bonus. Una delle tante stupidaggini alle quali le persone ormai incastrate in questa follia vogliono credere per dare una parvenza di sensatezza ad un comportamento frutto esclusivamente di una patologia.
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La reazione più “facile” a storie come queste è quella di ritenere che si tratti di casi relativi a pochi sprovveduti. Sarebbe un errore pensarla in questo modo.
Stiamo parlando di un meccanismo che porta persone normali a fare cose completamente assurde. E’ evidente che, di base, devono esserci delle particolari condizioni che “attivano” i meccanismi che fanno entrare il soggetto nel vortice che lo porta a sperperare molti soldi, ma sarebbe molto sbagliare liquidare la questione come limitata a pochi sprovveduti.
E’ necessario un contrasto molto più forte di queste attività da parte delle autorità pubbliche. Nel caso in questione, la Consob aveva segnalato il 18 Aprile che questo intermediario offriva servizi d’investimento senza le necessarie autorizzazioni. Ma quando ci sono casi del genere i rispettivi siti Internet dovrebbero, come minimo, essere bloccati.
Le speranze di recuperare per vie legali sono molto basse.
I primi che si lamentano, se la società è nella fase nella quale ritiene che può ingannare ancora molte persone, hanno qualche speranza di ricevere parziali recuperi.
Quando poi le persone che chiedono indietro i propri soldi diventano tante, la società sparisce con il malloppo.
L’unica possibilità di evitare perdite con queste società di trading sul forex e starci lontani.
Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio
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PIGNORAMENTO E CRIF | Hai diritto di verificare i tuoi dati, conoscere posizione creditizia e modificarla

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Che cosa sono i SIC e come funzionano
Sono delle banche dati che raccolgono e gestiscono informazioni relative a richieste o a rapporti di credito tra intermediari (es. banche, clienti, società di leasing) e clienti.

Gli intermediari che partecipano al sistema “alimentano” da un lato i SIC trasmettendo i dati relativi ai rapporti di credito della propria clientela e, dall’altro, vi accedono per conoscere la storia creditizia di quanti chiedano loro un finanziamento.

Sulla base delle informazioni così rilevate (entità degli importi richiesti, puntualità o ritardi nei pagamenti, livello di indebitamento), gli enti finanziari valutano la solvibilità e l’affidabilità dei soggetti censiti, finanziando solamente quanti offrano maggiori garanzie e minori rischi.

In base all’andamento del rapporto (ad es. del piano di rimborso del finanziamento per puntualità nel pagamento delle rate oppure entità del ritardo), le informazioni contenute nei Sic si distinguono tra informazioni di tipo “positivo” e informazioni di tipo “negativo”.

Perché un protocollo d’intesa tra Adiconsum e i SIC
Perché i consumatori hanno diritto di verificare i propri dati e conoscere la propria posizione creditizia ed eventualmente chiedere di modificarla in caso di errori.

Attività del servizio SIC di Adiconsum

Il servizio è riservato agli iscritti Adiconsum.

Se non sei iscritto clicca qui.

 

Grazie ai Protocolli d’Intesa con i SIC:

 

  1. Adiconsum inoltra la richiesta di accesso ai SIC
  2. i SIC inviano i report del consumatore ad Adiconsum in tempi più brevi rispetto alle ordinarie procedure
  3. Adiconsum fornisce al consumatore tutta la consulenza necessaria e, qualora vi siano i presupposti per la contestazione di dati errati o non correttamente censiti, lo assiste formulando ed inoltrando reclamo;
  4. se il reclamo è fondato, il dato errato viene rettificato, aggiornato o cancellato, a seconda dei casi
  5. Adiconsum inoltra, infine, in presenza dei necessari presupposti e della relativa documentazione, le istanze per la cancellazione delle richieste di finanziamento registrate e non accolte, che potrebbero impedire l’erogazione di ulteriori crediti: la cancellazione avviene in tempi brevi rispetto alle ordinarie procedure.

Documentazione

Per accedere al servizio occorre produrre la seguente documentazione:

 

  •  delega compilata in tutti gli spazi previsti e firmata;
  • copia documento di identità valido perfettamente leggibile;
  • copia del codice fiscale perfettamente leggibile;
  • copia del versamento;
  • copia della tessera Adiconsum (se già in vostro possesso);
  • copia della tessera CISL (se già iscritti al sindacato);
  • copia dell’eventuale documentazione che ritenete utile alla consulenza/reclamo.

Invio della documentazione – che dovrà essere completa e leggibile – dovrà avvenire all’indirizzo:

 

  1. sic@adiconsum.it
  2. via fax al n. 06 44170230
  3. per posta
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Morosità e affitto, schizzano alle stelle i casi di mancato pagamento

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Le due mensilità di cauzione sono uno strumento superato. Per Affitto Assicurato «il mondo della locazione è cambiato: il controllo sociale sugli inquilini non c’è più e continuare con le vecchie garanzie può far perdere molti soldi ai locatori»

 

C’era una volta la cauzione. Quelle due mensilità che il proprietario di un appartamento chiedeva come deposito al nuovo inquilino; una garanzia a fronte di un’ipotetica, quanto scongiurata, insolvenza. Oggi, nove volte su dieci, il deposito cauzionale però non basta a coprire le spese che il locatario deve sostenere in caso di morosità dell’inquilino. «Parliamo di circa mille euro a garanzia contro una spesa media che può arrivare, e superare, i 10mila euro», spiega Claudio De Angelis, responsabile marketing di “Affitto Assicurato”, la soluzione che sta rivoluzionando il mondo dell’affitto garantendo 15 mensilità e il sostegno alle spese legali.

«Per valutare la qualità, quindi la solvibilità, dell’inquilino, i nostri nonni si basavano su una sorta di “controllo sociale” – prosegue -. La conoscenza della famiglia di provenienza e il sapere dove si lavorava, unite al deposito cauzionale, diventavano il lasciapassare per l’affitto. Per i tempi, quello era il modo giusto di fare le cose. Oggi, ovviamente, tutto questo non è più pensabile. Anche la richiesta di una busta paga non riesce a dare tranquillità al locatore». Di fatto, le due mensilità depositate (che per legge possono arrivare ad un massimo di tre), non sono più sufficienti. «Quello che viene ritenuto ancora un elemento di salvaguardia e di garanzia, di fatto non lo è più: il deposito cauzionale non garantisce il locatore, o meglio, non lo garantisce a sufficienza», aggiunge De Angelis. «Con il nostro osservatorio abbiamo stimato che nell’90% delle situazioni di insolvenza, il deposito cauzionale non arrivi a coprire le spese e i mancati incassi che il proprietario si trova ad affrontare con un inquilino moroso».

L’affitto diventa una scelta troppo rischiosa? «I numeri sembrano proprio dire questo», afferma De Angelis. «Solamente l’anno scorso sono state emesse 59.600 sentenze di sfratto, di queste 52.500 per morosità. In nove casi su 10 quindi non ci sono i soldi per pagare l’affitto e il deposito cauzionale è una somma obiettivamente insufficiente a coprire il periodo necessario a liberare l’immobile dall’inquilino moroso e le spese che il proprietario è chiamato a sostenere, tra canoni e spese condominiali non corrisposti oltre alle spese legati, arrivano mediamente a 10 mila euro».

Che fare? Mantenere l’appartamento sfitto può essere una risposta e lo testimoniano le oltre 200 mila case vuote che ci sono a Roma, le 70 mila di Milano 70mila e le 60 mila di Torino, per esempio. «Ma sarebbero comunque altri costi da sostenere per il proprietario», rileva De Angelis. «Affitto Assicurato si pone al fianco del tradizionale deposito cauzionale, integrandolo. È una formula studiata per tutelare il padrone di casa, prevenire situazioni spiacevoli, tranquillizzare i proprietari dalla morosità degli inquilini, mettendo comunque gli stessi proprietari nelle condizioni di rispondere a un’esigenza abitativa che continua a ad essere molto elevata».

Come? «Con la garanzia di 15 mensilità e l’intervento anche in caso di spese legali», spiega. «Non un servizio, ma un partner per il proprietario di casa che gli garantisce la rendita della locazione ed evita che incorra nei rischi di morosità. Per un affitto tranquillo».

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Banche: rinvio a giudizio dei vertici di Banca Popolare di Vicenza.

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Federconsumatori accoglie con grande favore la decisione di rinviare a giudizio tutti gli imputati nel processo contro i vertici di Banca Popolare di Vicenza, disposto dal Dott. Roberto Venditti all’esito dell’ultima sessione dell’udienza preliminare tenutasi a Vicenza lo scorso 20 Ottobre.

Nonostante le necessarie ed inevitabili dilazioni dell’udienza, per consentire ai tantissimi risparmiatori ed Associazioni di costituirsi, e considerato anche il tentativo in extremis degli imputati di trasferire il processo a Trento, il Giudice per l’Udienza Preliminare è riuscito a concludere l’udienza in un anno esatto dal suo inizio, tempo che sarebbe stato ancor più breve se la decisione della Corte di Cassazione sullo spostamento del processo non si fosse protratta per oltre 5 mesi. Il 1° Dicembre pertanto si apriranno le porte del processo nei confronti di Gianni Zonin e degli altri dirigenti di BPVI.

Ai già numerosi risparmiatori costituitisi all’udienza preliminare se ne aggiungeranno ora molti altri, nella speranza che la speditezza imposta al giudizio dal GUP in sede preliminare si associ ora pari solerzia dei Giudici del dibattimento, così da giungere ad una sentenza di condanna in primo grado che evidenzi e sottolinei le responsabilità degli imputati, anche considerando i concreti rischi che un processo di queste dimensioni incorra in una possibile prescrizione senza che si faccia luce su una vicenda che ha coinvolto i risparmi di oltre 120.000 famiglie in tutta Italia con evidenti negligenze anche degli organi di vigilanza.

Federconsumatori si augura che i tempi siano finalmente maturi anche a Treviso, nel processo gemello che coinvolge i vertici di Veneto Banca.

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