Di Gionata Picchio

Staffettaonline.com

Su queste pagine li si è spesso criticati per avere posizioni di retroguardia e (ideologicamente) contrarie al superamento delle tutele di prezzo nell’energia. Stavolta però le associazioni dei consumatori hanno ragione da vendere. Nella lettera inviata in queste ore al governo sulle più recenti modifiche al Ddl concorrenza, ancora in discussione al Senato, nove di esse mettono il dito su una questione impossibile da ignorare. Se l’obiettivo della liberalizzazione è migliorare le condizioni per i clienti finali, come è appunto scritto nelle direttive Ue, la spinta primaria a passare al mercato libero non può venire da un peggioramento “ad arte” delle loro condizioni di partenza. E invece la norma sulle aste della salvaguardia approvata l’11 febbraio in commissione fa proprio questo. Scrivere che chi non sceglie il libero verrà fornito “a condizioni che incentivino il passaggio al mercato libero” significa con ogni evidenza – lieti di essere smentiti se non è così – che le loro bollette saliranno (o la qualità del servizio scenderà) tanto da indurli a cambiare. Che è un pessimo biglietto da visita per il mercato libero. Un conto è dire che il servizio di salvaguardia ha costi maggiori, per la sua tendenza a “svuotarsi”, per la maggiore morosità media, o altri fattori simili – si veda in proposito il Dco dell’Autorità per l’energia sulla “tutela simile”, di cui oggi dovrebbe arrivare un aggiornamento. Ma, come già notato (v. Staffetta 25/09/15), non è detto che ciò possa giustificare un incremento significativo dei corrispettivi di commercializzazione rispetto all’attuale tutela. L’impressione quindi è che la norma miri proprio a fornire un supporto normativo a un aumento altrimenti ingiustificabile e che si voleva introdurre a prescindere, appunto per spingere i clienti a uscire. Questo, giustificabile o meno che sia in punta di regole (la Francia lo sta facendo anche se non per le famiglie), lo è poco o nulla su un piano politico. Il punto di partenza non può che essere un altro: il mercato libero deve guadagnarsi i clienti col prezzo e/o coi servizi. Se non può farlo lo si dica. Ma vincere col doping è troppo facile.

La Lettera:

Egregio Presidente del Consiglio,

le scriventi Associazioni intendono stigmatizzare con forza l’assetto della vendita di energia ai consumatori domestici che si sta delineando nella versione del DDL concorrenza oggi in discussione al Senato. Versione che risulta ulteriormente peggiorata rispetto al già pessimo testo delineato alla Camera.

Nelle scorse settimane è stata introdotta nella norma una nuova previsione, secondo cui i clienti che il primo gennaio 2018 non avranno scelto il proprio venditore verranno riforniti da un “servizio di salvaguardia”. Tale servizio verrà assegnato agli operatori privati “a condizioni che incentivino il passaggio al mercato libero”. Il che, tradotto, significa “a prezzi molto alti”. Da quello che apprendiamo in queste ore da fonti parlamentari, non si è fatto nulla per porre rimedio a quello che era stato definito – in privato – alle scriventi associazioni “un errore”. Anzi, al danno si aggiunge la beffa. Il servizio di salvaguardia viene ridefinito servizio “universale a salvaguardia”, stravolgendo il senso delle direttive e offendendo le famiglie consumatrici.

Egregio Presidente del Consiglio, il mercato libero è stato, fino ad oggi, poco o per nulla attraente per gli utenti domestici. Ne è prova il fatto che a tutt’oggi il servizio di maggior tutela rifornisce circa 25 milioni di clienti domestici e piccole imprese, contro i dieci del mercato libero. Nel momento in cui scatterà l’assegnazione delle utenze ai fornitori, che se le aggiudicheranno tramite aste appositamente costruite per esprimere prezzi molto alti (oggi la salvaguardia può costare anche quattro volte il normale prezzo dell’energia), è altamente probabile che la misura riguarderà milioni di utenti. A voler essere ottimisti, almeno 10 milioni (dieci milioni!) di utenze, che corrispondono a circa 20 milioni di persone.

Attenzione, le Associazioni non sono contrarie al mercato. Anzi, è il buon funzionamento del mercato all’ingrosso che ha garantito in questi anni prezzi dell’energia non troppo distanti da quelli di altri Paesi europei. Noi non identifichiamo il mercato solo con i problemi di fatturazione, le offerte sostanzialmente truffaldine, le campagne di marketing aggressive e invadenti o i contratti non richiesti, che pure oggi sono tra le principali cause di insuccesso del mercato libero.

Quello che è inaccettabile, invece, è che in nome di una liberalizzazione di facciata ci si stia predisponendo a prelevare soldi dalle tasche di milioni di cittadini per trasferirli nelle tasche di operatori che svolgeranno lo stesso servizio di prima, se non peggiore, a prezzi assolutamente immotivati. Una pratica che si estenderà ben presto al resto del mercato, per cui questo prezzo di salvaguardia diventerà il punto di riferimento. Basterà infatti offrire poco meno di quel prezzo per accaparrarsi il cliente. I teorici della concorrenza ci dicono che nel lungo termine, a forza di limature, il prezzo scenderà. Quindi, il massimo che possiamo sperare è che, dopo molto lavoro, il prezzo torni al livello attuale. Complimenti per il brillante risultato.

Un risultato di cui gli utenti, che sono prima di tutto cittadini, terranno certamente in conto, al momento di valutare l’operato di questo Governo.

Adusbef, Adoc,Federconsumatori, Rete Consumatori Italia (Codici, Casa del Consumatore e Assoutenti) e Codacons,Lega Consumatori e UNC