Da ieri è iniziata ufficialmente la fase dell’oscurantismo. Quello che allontana le buone idee dal Paese e va nettamente contro gli interessi dei cittadini.

“La sentenza firmata dal giudice del tribunale milanese riguardo il caso Uber Pop lascia l’amaro in bocca. Come in tutti questi casi, la nostra Associazione rispetta il giudizio del tribunale ma non lo condivide. CODICI infatti critica nettamente la decisione di frenare l’innovazione per il trasporto cittadino e si augura che il ricorso che la società è in procinto di presentare venga accolto”, commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale CODICI.

“La proibizione del servizio offerto dalla App a tutto il territorio nazionale non è solo una riduzione delle scelte dei cittadini ma è il chiaro segnale di vittoria di una delle lobby più potenti”.

Un regime di libera concorrenza servirebbe ad abbassare i prezzi delle corse oggi arrivati nelle grandi città alle stelle. E’ netta per esempio la differenza fra i costi che occorrono per andare dal centro di Milano all’aeroporto di Malpensa con il taxi, 90 euro, rispetto ai 45 che basterebbero con l’App. Inoltre si dimentica spesso di menzionare che con la App tutte le spese sono dichiarate e non possono nascondersi nel nero cosa che invece potrebbe avvenire con i taxi visto che non sono obbligati a rilasciare fattura o scontrino fisacle.

“Non tutta la colpa è della magistratura – aggiunge il Segretario di CODICI – perché da quando è stato introdotto Uber in Italia, la politica non ha fatto altro che parlare senza agire nella regolamentazione del servizio”.