Una garza laparotomica usata per il cesareo dimenticata nell’addome. Con questo assillo ha vissuto due anni una donna di Bari. I fatti risalgono al 2011 quando la vittima viene sottoposta all’intervento presso l’ospedale “Miulli”. Solo nel 2013, costretta dai dolori, la paziente si sottopone a un controllo in cui si scopre la garza dimenticata dai sanitari che le avevano praticato il cesareo. Domani finalmente il processo prende il via in cui Codici è stata riconosciuta come parte civile.

La permanenza del corpo estraneo nell’addome ha provocato alla donna la perdita di 30 centimetri di intestino tenue mesenteriale, la sindrome aderenziale addominale e pelvica, con l’indebolimento permanente dell’intestino e l’incapacità ad attendere alle normali occupazioni per un totale di 690 giorni.

Imputati nel processo sono due chirurghi, uno strumentista e due infermieri dell’ospedale «Miulli» e il medico di fiducia della paziente.

“CODICI ha presentato un immediato esposto alla procura non appena la notizia del dramma vissuto dalla donna è stato reso noto dalla stampa”, dichiarano Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale CODICI e Maria Bovino, Segretario CODICI Puglia.

“La nostra attività di denuncia della malasanità va avanti. Solo un mese fa abbiamo dedicato al tema un workshop che ha dato maggiore fiducia alle persone che oggi hanno più coraggio nel segnalare gli errori. Nel giro di pochi giorni sono aumentati infatti i casi arrivati all’attenzione di CODICI”, continuano.

“Il prossimo esposto che verrà presentato a nome dell’Associazione è il caso del bambino di tre mesi morto recentemente a Brindisi per una meningite fulminante”.