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Una startup si serve dell’AI per automatizzare ogni negozio come Amazon Go

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fonte: visionari.org

Poly, con sede a San Francisco, ha lanciato una telecamera e un sistema di intelligenza artificiale con l’ obiettivo di trasformare i convenience store in mini-mart con checkout automatizzati.

Quando Amazon ha svelato la sua piattaforma automatizzata Amazon Goalla fine dello scorso anno, le reazioni spaziavano dalla fascinazione verso la nuova tecnologia alla critica feroce sui posti di lavoro che sarebbero stati tolti grazie all’AI. Servendosi dell’ apprendimento delle macchine, delle telecamere e di altri sensori, Amazon avrebbe potuto tenere traccia di ciò che i consumatori toglievano dagli scaffali, facendo pagare i prodotti acquistati senza bisogno di una cassa tradizionale. Mentre Amazon Go presenta alcuni difetti tecnici che devono ancora essere risolti, alcune aziende stanno cercando di ottimizzare i sistemi di rilevazione, riducendo al minimo gli errori.

Una di queste è Poly, startup che ha sviluppato un sistema di telecamere e modelli di machine learning per monitorare gli acquisti dei clienti. Poly ha dato a Fast Company un’anteprima esclusiva della tecnologia, che cerca di applicare la soluzione di Amazon Go al resto del settore retail.

L’azienda ha avviato un progetto pilota con un rivenditore della grande distribuzione, come afferma il co-founder Alberto Rizzoli — che non ha voluto dire di quale catena di negozi si stia parlando, anche se ha riferito di essersi già incontrato con 7-Eleven.

Per ispirazione, Rizzoli guarda non solo alla Silicon Valley ma anche alla costa toscana, dove acquistava in stabilimenti balenari durante le vacanze in famiglia. “Quello che facevo era prendere un pacco di popcorn, mostrarlo alla commessa… e lei lo scriveva su un pezzo di carta,” dice. Al termine della vacanza, Rizzoli saldava la sua scheda per popcorn e quant’altro avesse preso. “Dio solo sa su quante lire sia stato truffato con questo sistema,” dice. “Ma c’era quella facilità che mi ha fatto sempre contare su quel luogo dove non avrei dovuto fare la coda.”

A differenza dei negozi non presidiati promessi da Amazon (e consegnati in Cina da stabilimenti come BingoBox), Rizzoli sostiene che Poly non eliminerà tutti i posti di lavoro.

“Se facciamo le cose bene, allora possiamo avere un sistema che può effettivamente fare in modo che chiunque avvii un’azienda abbia molta più capacità di interagire con i propri clienti,” dice. “E l’unica cosa che non fanno più è la parte del check-out”.

AI incontra la vita reale

Tuttavia, farlo funzionare è un’enorme sfida tecnica. Amazon, una delle più grandi aziende AI del mondo, aveva pianificato di aprire il suo primo negozio Amazon Go al pubblico all’inizio del 2017, ma il progetto è stato rimandato a tempo indeterminato per difetti tecnici (secondo il Wall Street Journal). Il colosso di Seattle e le difficoltà riscontrate nel progetto non hanno però spaventato i concorrenti. Standard Cognition, con base a Santa Clara, ha recentemente raccolto $5 milioni da investitori, tra cui Charles River e Y Combinator, per fare proprio quello che Poly mira a fare. Rizzoli dice di conoscere almeno un altro concorrente in fase startup, che è ancora in modalità stealth (nascosta).

(credit: Sean Captain)

Rizzoli ha mostrato le sfide tecniche in un negozio fittizio ubicato in un ufficio del coworking RocketSpace, dove Poly affitta alcune scrivanie. Una telecamera di sicurezza montata vicino al soffitto ha facilmente identificato i partecipanti all’esperimento mentre camminavano nella stanza: il sistema ha identificato due esseri umani ed ha estratto informazioni da tutto il corpo, processandole in tutto lo spazio del negozio per assicurarsi che fosse sempre la stessa persona. Questo include cose come l’abbigliamento, i movimenti del corpo e i capelli — visibili a colori su un monitor nella stanza come figure sovrapposte sul nostro corpo. Il sistema annota anche i nostri vestiti e le nostre facce.

Poly non deve usare il riconoscimento facciale per dare un nome reale ad ogni viso, anche se questo renderebbe il checkout molto più facile, secondo Rizzoli. Il suo ideale (un modello applicato in alcuni negozi automatizzati in Cina) sarebbe che i clienti si registrassero al sistema, permettendo alla telecamere di utilizzare una loro foto per identificarli sia quando entrano sia quando escono dal negozio, con il fine di aggiornare automaticamente il loro account. Essi effettuerebbero il check-in al negozio con un’app. (Nel cinese Tao Cafe, ad esempio, ciò richiede la scansione di un codice QR sullo schermo dello smartphone).

Lo scenario prospettato può essere da “grande fratello”? Anche Rizzoli se lo è chiesto e ha riconosciuto che alcuni potenziali clienti non vogliono un tale livello di tracciamento.

Sono state proposte quindi alcune modifiche: il sistema potrebbe essere in grado di estrarre informazioni sufficienti per distinguere le persone, senza che sia necessario abbinare alle stesse delle identità reali. E i clienti potrebbero pagare in contanti o con carta di credito, con la promessa che Poly non abbinerebbe il dato numero di carta di credito al volto di chi sta pagando.

La prova dimostrativa del funzionamento del sistema includeva un televisore maxischermo che mostrava cosa avrebbe visto un impiegato che controllava il sistema. I rendering sullo schermo illustrano come Poly estrae il significato dal movimento. La schermata demo ha etichettato le attività come stare piedi, mangiare, bere e anche ballare, suggerendo gli usi futuri della tecnologia.

(credit: Sean Captain)

“Vogliamo che questa tecnologia sia impiegata anche al di fuori dei prodotti sugli scaffali,” dice Rizzoli.

Questi prodotti non devono necessariamente trovarsi in luoghi specifici per essere riconosciuti. Per preparare questa demo, Rizzoli ha allestito un sistema di scansione, essenzialmente una scatola di plastica piena di luci e telecamere. Il co-founder prende migliaia di foto di ogni prodotto a diverse angolazioni, con differenti condizioni di illuminazione e tipi di distorsione dell’obiettivo, al fine di addestrare Poly a riconoscere, per esempio, una lattina di Coca-Cola in qualsiasi condizione. Per automatizzare ancora di più il tutto, Poly potrebbe utilizzare immagini digitali di fornitori come Coca-Cola o General Mills. Si potrebbe arrivare anche a una scansione 3D dell’oggetto. “La cosa ideale è che possiamo usare quel modello 3D, e poi fare un processo completamente tridimensionale per addestrare il sistema sul nuovo prodotto,” afferma Rizzoli. Il suo obiettivo a breve termine, tuttavia, è semplicemente quello di acquistare un braccio robotizzato in grado di caricare e scaricare automaticamente i prodotti per la fotografia.

I feed video sono catturati da telecamere economiche che Poly ha ordinato da un produttore cinese, modificate con sensori di immagine di fascia alta. I filmati HD 1080p a 15 fotogrammi al secondo sono sufficienti per la formazione e l’esecuzione dei modelli di riconoscimento multipli dell’immagine e delle attività. L’invio di video al cloud richiederebbe troppo tempo, quindi le riprese vengono elaborate localmente su un PC con una singola scheda grafica high-end (un Nvidia 1080Ti, anche se potrebbero bastare delle schede inferiori). Questo è un livello di efficienza che secondo Rizzoli rappresenta un vantaggio rispetto ai concorrenti.

“Nessun modello singolo può realizzare da solo un negozio autonomo, quindi stiamo facendo più cose. Ciò che è in esecuzione qui è una combinazione di diversi modelli che stanno cercando di capire chi sei, dove sei, cosa stai facendo, e poi, in definitiva, quali prodotti stai utilizzando.” Rizzoli

Poly ha testato il suo sistema con un massimo di 23 persone (che si adattano alle ridotte dimensioni della stanza), e Rizzoli calcola che potrebbe essere in grado di gestire fino a 40 persone. Alcuni report dimostrano che Amazon Go ha incontrato difficoltà a tenere traccia di più di 20 persone.

(credit: Sean Captain)

Poly non è dovuta partire da zero. L’azienda rappresenta lo sviluppo di un servizio precedente, chiamato Aipoly, che offriva la tecnologia di assistenza per i ciechi. La sua app gratuita Android e iOS (che è ancora disponibile) riconosce categorie di oggetti come diversi tipi di cibo, animali (comprese le razze di cani e gatti), prodotti e piante, così come i colori e anche i volti di individui e le attività fisiche come il guidare una bicicletta. Poly ha innestato il suo motore AI e i suoi modelli in un nuovo progetto imprenditoriale.

Il livello di inseguimento delle immagini e delle attività di Poly va oltre il check-out automatico. Può funzionare come un sistema di sicurezza per un negozio, un tracker dell’inventario e un modo per assicurarsi che i dipendenti non stiano rallentando il ritmo sul lavoro. Poly genera anche mappe di calore per fornire informazioni su come i clienti si muovono all’interno del negozio e raccoglie informazioni che potrebbero interessare i marketer, come i prodotti che le persone guardano e/o raccolgono per esaminare, anche se alla fine non li comprano.

Check-out automatico 2.0?

Non mancano le criticità tecniche, tuttavia: Poly può anche confondersi se due persone sono molto vicine tra loro, e non può dire cosa hai preso se dai le spalle alla telecamera. In una implementazione completa, un negozio avrà diverse telecamere montate in alto (ciò che Poly chiama “aquile”) per aggirare gli ostacoli. Quando qualcuno raggiunge la cassa, diverse dovranno verificare gli oggetti che la persona ha prelevato prima di caricarli. Il tracciamento migliora radicalmente, dice Rizzoli, con le telecamere, chiamate gufi, che sono localizzate nella parte inferiore di ogni scaffale, guardando tutto sul ripiano sottostante.

Anche il contesto è importante. L’obiettivo non è quello di essere in grado di identificare qualsiasi delle decine di migliaia di oggetti che i negozi hanno al loro interno. Telecamere che controllano la sezione latticini, per esempio, saranno alla ricerca di prodotti come latte, burro e yogurt; Poly sarà addestrata a riconoscere anche i clienti distratti che abbandoneranno un prodotto nello scaffale “sbagliato”: non si può non notare che “c’è un pezzo di carne rossa nel reparto latticini,” dichiara Rizzoli.

Cibi freschi come frutta e verdura si stanno rivelando particolarmente difficili e richiedono molto training prima che il modello di AI tenga conto della varietà di forme e dimensioni, così come l’occlusione quando gli elementi sono accatastati insieme. Identificare più oggetti, come qualcuno che tiene due lattine di soda in una mano, è anch’essa una sfida significativa.

La sfida per qualsiasi negozio automatizzato è che se non funziona al 100%, non funziona affatto. L’insoddisfazione per gli attuali sistemi di check-out automatico fornisce un ottimo esempio, ma Poly sta cercando di fare qualcosa di molto più difficile. (Uno dei mercati automatizzati di maggior successo, la cinese BingoBox, richiede agli acquirenti di scansionare i codici a barre sui prodotti, il che è molto più facile che effettuare il riconoscimento al 100% sull’immagine).

Amazon ha appreso questa lezione quando i beta tester affollavano il negozio o camminavano troppo in fretta. Rizzoli dice che un sistema deve essere preparato a gestire un intero continuum di scenari possibili, da una situazione “civilizzata” in cui le persone raccolgono gli oggetti e si muovono in modo ordinato, a una situazione molto più disordinata e caotica in cui le persone si imbattono negli oggetti e i prodotti cadono dagli scaffali.

“Se i clienti si comportano in modo civile, possiamo tenere traccia del 98% degli articoli registrati in negozio; se i comportamenti delle persone sono poco civili e caotici, questo valore può scendere fino al 70%. Noi stiamo cercando di proporre una soluzione anche per la situazione incivile.” Rizzoli


Tradotto e riadattato in Italiano. Articolo originale: Fast Company


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Dal 1 ottobre aumentano bollette e carburanti + 340 all’anno/famiglia

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A partire da oggi, lunedì 1 ottobre, sugli italiani si abbatterà una stangata da circa +340 euro annui a famiglia determinata dai forti rincari delle bollette luce e gas cui si associa l’andamento al rialzo dei listini dei carburanti. Lo denuncia il Codacons, che invita il Governo a intervenire per salvaguardare le tasche dei cittadini.

“A partire da oggi gli italiani pagheranno l’elettricità il 7,6% in più, mentre per il gas gli aumenti raggiungono il 6,1% – spiega il presidente Carlo Rienzi – Una batosta che si ripercuoterà in modo diretto sulle bollette energetiche, con una maggiore spesa per luce e gas pari a complessivi +110 euro su base annua. Si stanno registrando inoltre forti incrementi anche sul versante dei carburanti, al punto che oggi un litro di benzina costa il 12,1% in più rispetto allo stesso periodo del 2017, mentre per il gasolio si paga addirittura il 14,5%; basti pensare che un pieno di diesel costa oggi 10,1 euro in più rispetto ad ottobre dello scorso anno”.

Solo per i maggiori costi diretti legati a bollette e carburanti (ipotizzando due pieni al mese) una famiglia media spenderà circa 340 euro in più su base annua, senza contare gli effetti indiretti sui prezzi e negli altri settori connessi all’energia.

“Invitiamo il Governo ad intervenire per salvaguardare le tasche degli italiani, adottando provvedimenti in grado di limitare gli effetti dei rincari energetici, a partire dal taglio delle accise sui carburanti atteso da decenni” – conclude Rienzi.

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Bankitalia spende 750mila euro per un sito che dovrebbe educare i consumatori al risparmio

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CODICI presenta un Esposto alla Corte dei Conti per il sito sull’educazione finanziaria del Comitato EDUFIN

L’Associazione si oppone allo sperpero di denaro pubblico e chiede di verificare costi e modi di realizzazione di uno strumento che risulterebbe più a favore delle Banche che dei Consumatori

L’Associazione CODICI, a tutela degli interessi dei cittadini e dei consumatori, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti, ritenendo che l’iniziativa del sito internet per l’educazione finanziari del Comitato EDUFIN, al quale sono stati assegnati fondi per un totale di 1 milione di euro dal 2017, rappresenti una dispersione di fondi pubblici.

CODICI chiede al nuovo Governo, in particolare al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero dell’Economia e delle Finanze, di vigilare su questo spreco di soldi pubblici e controllare l’emergenza che si nasconde dietro le attività di consulenze e appalti, per progetti che risultano inadeguati ai costi.

Analizzando il sito internet dedicato http://www.quellocheconta.gov.it/it/che è costato più di 750 mila euro, risulta evidente come, una spesa di questa entità sia sproporzionata a fronte dei contenuti pubblicati all’interno dello stesso sito. I testi risulterebbero dei contenuti riconducibili a siti internet di istituti bancari. Una situazione paradossale che appare ancor più strana dal momento che il sito in questione e il comitato ad esso collegato sono stati costituiti per informare e divulgare nozioni fondamentali per il consumatore, riguardo l’argomento finanziario. Da un’analisi del sito si evince come questa informazione sia del tutto insufficiente.

La Fondazione per l’Educazione Finanziaria al Risparmio, attraverso il Comitato per l’educazione finanziaria, ha realizzato un sito web che, da quanto riportato anche in un’inchiesta de “Il Fatto Quotidiano”, sebbene sia un’iniziativa governativa di EDUFIN, risulterebbe inefficace e molto dispendiosa per i contribuenti italiani.

Il sito nasce con l’intento di fare luce su una materia che sembrerebbe ancora oscura ai risparmiatori, quella della cultura finanziaria. Dagli strumenti bancari per mettere da parte i primi risparmi, alle nozioni sulla busta paga e il TFR; dal percorso che è possibile intraprendere per l’acquisto di una casa, alle spese da affrontare in una famiglia, fino alla gestione della pensione.

Il problema evidenziato nell’articolo de “Il Fatto Quotidiano” dello scorso 29 Aprile, riguarda sia le spese di realizzazione del sito, che è costato quasi un milione di euro all’anno (750 mila euro), provenienti dal Ministero del Tesoro, che i contenuti. Ad una lettura attenta non emergono informazioni davvero utili e complete sull’educazione finanziaria, sebbene questa dicitura sia riportata quasi in ogni articolo, ma si tratta piuttosto di informazioni banali e talvolta fuorvianti.

“Come Associazione a difesa dei Consumatori, riteniamo – dichiara il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – che operazioni come questa rappresentino un grande sperpero di risorse pubbliche e non siano state gestite in maniera totalmente trasparente. Sicuramente i contribuenti e i risparmiatori a cui era indirizzato il sito si ritroveranno ancora a farsi molte domande sull’educazione finanziaria, dopo aver letto articoli poco esaustivi, a favore di alcuni istituti bancari o news che rappresentano vere e proprie campagne promozionali per vendere polizze” – ha concluso Giacomelli.

Per i motivi sopracitati CODICI, nella sua quotidiana attività a tutela dei Consumatori, ritenendo che il sito governativo non sia stato realizzato con un punto di vista imparziale, bensì contenga contenuti pubblicitari a favore delle Banche, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti.

Ufficio Stampa Associazione CODICI
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Educazione finanziaria, emergenza nazionale. Di Francesco Luongo

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Tutela del risparmio ed educazione finanziaria “virtuale” dei consumatori. L’irresistibile inconsapevolezza della rabbia dei cittadini

 

In Italia oltre 500mila famiglie sono state colpite dai crack seguiti alla malagestio conclamata di un management bancario disinvolto ed in alcuni casi dai comprovati rapporti amicali con le Autorità di vigilanza.

A fronte di soli 67 milioni di euro di sanzioni irrogate da BankItalia e Consob, chissà se e quando riscossi, ai bancarottieri sono stati riconosciuti 113 milioni di euro di bonus.

Dopo la strage di azionisti e bondholders di Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, Etruria, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, non dimentichiamo che il Ministero dell’Economia (quindi noi contribuenti) ha investito in Monte dei Paschi di Siena circa 5,4 miliardi di euro: 3,85 miliardi per l’aumento di capitale e 1,53 miliardi nell’offerta ai risparmiatori ex titolari di bond subordinati, divenuti soci della banca per permettere allo Stato di salvare l’istituto.

Ecco pertanto il porsi ancora una volta  al centro dell’attenzione istituzionale il vecchio problema dell’ alfabetizzazione economica degli italiani, con l’istituzione da parte del MEF del Comitato Edufin e l’approfondimento svolto nell’ambito della XVII sessione programmatica CNCU – Regioni, svoltasi a Macerata. “Educazione e trasparenza finanziaria: un investimento per i cittadini/utenti” il titolo della due giorni di confronto e discussione tra Associazioni dei consumatori, il Ministero dello Sviluppo Economico, le Regioni e quelle Autorità che, come la Banca d’Italia e Consob, svolgono una attività di “stabilità dei mercati bancari e finanziari” ben diversa dalla “tutela dei risparmiatori”.

Non è un caso, del resto, che la stessa Commissione d’Inchiesta Parlamentare sulle banche della scorsa legislatura nella relazione finale abbia chiarito che «le attività di vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d’Italia) che sui mercati finanziari (Consob) si siano rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio».

E’ ormai palpabile la sfiducia dei risparmiatori verso ogni forma di investimento, dimostrata dai 1.329 miliardi di euro gelosamente custoditi sui conti correnti a tassi irrisori, se non negativi, a causa del “bollo” introdotto dal Governo Monti nel 2012.

Solo un’ adeguata e capillare campagna di educazione finanziaria che parta dalle scuole diffondendosi nei territori attraverso incontri diretti con i risparmiatori, anche con il contributo delle associazioni dei consumatori, unita a una nuova vera autorità di tutela del risparmio che potrebbe essere la stessa Antitrust e norme penali più severe che prevedano il carcere per i bancarottieri, potranno invertire questo trend della paura che sta bloccando il Paese.

Non sembra al momento che gli interlocutori istituzionali, a cominciare dal MEF e dal Comitato Edufin, condividano questa impostazione visto che hanno deciso di investire  nel 2017 circa 750mila euro per la creazione dell’ennesimo portale “Quello che Conta” che aggiunge a quelli di ConsobBankItalia, ed altri 300mila in studi e consulenze.

Vedremo se nei prossimi mesi  si ragionerà in termini più concreti e meno “virtuali” rispetto ai bisogni di cultura finanziaria dei cittadini e che il nuovo Governo sia più sensibile verso questi temi comprendendo la rabbia dei tanti  che hanno perso i propri risparmi.

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