Salvaguardare le produzioni agroalimentari italiane è fondamentale per la nostra economia, ma non bisogna considerare il made in Italy la soluzioni a tutti i mali.

Roma, 12 dicembre 2013 – “La difesa del made in Italy interessa tutti noi, ma non deve essere confusa con la garanzia di sicurezza degli alimenti”. Con queste parole Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (https://www.consumatori.it), interviene nel dibattito sull’importanza di salvaguardare le produzione agroalimentari italiane.
“E’ importante chiarire -spiega Agostino Macrì, esperto di sicurezza alimentare dell’associazione- che non tutti i prodotti tipici sono ‘integralmente’ italiani, ma soltanto quelli a Denominazione di Origine Protetta (DOP) e quelli a Denominazione di Origine Controllata (DOC). In pratica, quindi, soltanto alcuni formaggi, alcuni salumi ed i vini sono fatti con materie prime italiane: tutti gli altri prodotti, quelli contrassegnati con Indicazione Geografica Protetta (IGP), Specialità Tradizionale Garantita (STG), Denominazione Comunale (DE.CO) possono essere realizzati anche utilizzando materie prime di importazione”.
“D’altronde -prosegue l’esperto- la nostra produzione di materie prime alimentari è del tutto insufficiente sia per fare fronte alle richieste delle nostre industrie alimentari, sia ai nostri fabbisogni: la nostra agricoltura e zootecnia producono quantità sufficienti soltanto di uva per la vinificazione, alcuni cereali (come il riso), carni di pollo e uova, ma è carente per le altre carni e per il latte. Pensare di poter soddisfare il mercato con le sole materie prime italiane, allo stato attuale, è impossibile”.
“E’ fondamentale che i consumatori siano consapevoli della provenienza degli alimenti che portano a tavola -conclude Massimiliano Dona- ma non bisogna dimenticare che le norme europee esistenti garantiscono un livello molto elevato di sicurezza per tutti gli alimenti siano essi nazionali o di importazione: insomma va ribadito che il consumatore in Europa è già molto protetto e tutto il cibo che acquista nei normali canali commerciali è privo di pericoli. Sarebbe, invece, più responsabile, anziché evocare come panacea per ogni male un made in italy che non sempre è quel che i consumatori si aspettano, percorrere anche altre strade: ad esempio dovremmo sostenere con forza ogni misura tendente ad una ripresa delle attività agricole e zootecniche a tutela della nostra economia, del nostro ambiente, della nostra cultura e magari anche ritornare a certe vecchie abitudini alimentari accompagnate da stili di vita salutari”.