Nessuna spesa per il consumatore che vuole ritornare al contratto precedente

Si parla spesso di contratti attivati e non richiesti: una problematica che investe i diversi servizi e forniture, dal gas all’energia elettrica. Con l’apertura al mercato libero, le segnalazioni di cittadini che lamentano di essere incappati in una vera e propria truffa sono aumentate in maniera esponenziale.

Dai dati rilevabili dal progetto “Diritti a viva voce” realizzato dalle Associazioni dei Consumatori, tra cui Codici, si evince che il fenomeno, nel settore energia, raggiunge la quota del 17% delle segnalazioni totali raccolte.
Un numero importante. Vuol dire che 2145 cittadini, che si sono rivolti allo sportello, hanno lamentato di essere state vittime di condotte commerciali poco trasparenti, 906 sono gli utenti incappati in contratti estorti con pratiche scorrette: firme apocrife, informazioni ingannevoli o insufficienti per decidere liberamente e consapevolmente sono le maggiori problematiche riscontrate.
Non solo, i cittadini denunciano, anche, mancato rispetto del diritto al ripensamento e difficoltà a ritornare al venditore precedente.
A tal proposito, L’AEEG prevede, nei casi in cui sia già avvenuto il passaggio al venditore non richiesto, di poter ritornare al contratto precedente, attraverso la procedura di ripristino, pagando una remunerazione, seppur depurata del corrispettivo per la commercializzazione della vendita al dettaglio. Questo sia per le forniture di energia elettrica che di gas.
La procedura di ripristino può essere applicata solo se il venditore non richiesto ha aderito volontariamente alla procedura stessa, ed è quindi iscritto al relativo “Elenco dei venditori che aderiscono alla procedura di ripristino in caso di contratti non richiesti”.

In questo caso il venditore non richiesto fornisce al distributore e al venditore precedente tutte le informazioni necessarie per consentire il ritorno del cliente. Per il periodo in cui ha effettivamente fornito il cliente, il venditore non richiesto deve stornare le bollette eventualmente emesse ed emettere nuove bollette, applicando ai consumi del periodo le condizioni economiche stabilite dall’Autorità per il servizio di maggior tutela elettrico e per il servizio di tutela gas, ma in maniera ridotta. La riduzione riguarda le componenti:
Commercializzazione e vendita (o PCV) / quota fissa – bolletta elettrica
Commercializzazione vendita al dettaglio (o QVD) / quota fissa -bolletta gas
Commercializzazione vendita al dettaglio (o QVD) / quota variabile – bolletta gas che vengono poste pari a zero.

“Tale “procedura di ripristino” contrasta con la direttiva UE recepita con decreto legislativo n. 21 del. 21 febbraio 2014 che recita: “Il consumatore è esonerato dall’obbligo di fornire qualsiasi prestazione corrispettiva in caso di fornitura non richiesta di beni, acqua, gas, elettricità, teleriscaldamento o contenuto digitale o di prestazione non richiesta di servizi” commenta Ivano Gacomelli, Segretario Nazionale del Codici.

Tali disposizioni entrano in vigore dal 13 giugno 2014 e si applicano ai contratti conclusi dopo tale data.

“Vogliamo evitare trattamenti di disparità per situazioni omogenee e comunque dare piena attuazione a quanto stabilito dalla normativa – prosegue Giacomelli – per questo abbiamo inviato una diffida all’AEEG ad adottare gli atti amministrativi necessari e dare attuazione a quanto previsto a tutela degli utenti e consumatori”.