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Tutti contro Volkswagen: bufera e class action in arrivo

La bufera delle emissioni Volkswagen travolge oltre agli acquirenti anche i risparmiatori. Confconsumatori annuncia una battaglia a 360°

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Rete Consumatori Italia annuncia Class Action contro Volkswagen!

Il mondo dell’auto trema: falsificati i dati sui gas di scarico dei motori diesel negli Stati Uniti, preoccupazioni anche per il mercato Europeo.

 

Basta con queste manipolazioni! Questi veicoli inquinano molto più del dovuto con conseguenze dannose sulla salute e sull’ambiente.RCI non rimane a guardare  e prende tutte le contromisure del caso per salvaguardare i consumatori. Ecco i fatti:

Sabato 19 settembre , l’Epa  statunitense (agenzia per la protezione ambientale) ha ordinato il ritiro dal mercato  di circa 500.000veicoli  diesel Volkswagen e Audi a 4 cilindri prodotte tra il 2009 e il 2015 accusando la casa produttrice di aver infranto la legge installando un software per eludere gli standard ambientali per la riduzione dello smog nelle vetture.

Il subdolo  software  è capace di rilevare quando la macchina è sottoposta ai test sulle emissioni, in modo da tenere attivo il sistema di controllo sulle emissioni solo in quel periodo di tempo. In altri momenti i veicoli inquinano molto più di quanto comunicato dalla casa produttrice. Il software è stato creato per nascondere l’emissione di monossido di azoto.

La probabilità che auto con simili problematiche siano state immesse sul mercato europeo sono altissime, difatti in Germania il Governo ha la stessa  preoccupazione e ha disposto controlli severissimi.

I fatti contenuti nell’agenzia danno ragione a Rete Consumatori Italia, che già in precedenza segnalava come diversi veicoli di molteplici marche presentassero delle anomalie “seriali”, si presume quindi che sia prassi falsificare le risultanze dei test e non solo sull’emissione dei gas di scarico.

Proprio per questo abbiamo deciso di intraprendere questa battaglia; al più presto partiranno esposti in Procura e segnalazioni all’Anti Trust.

Invitiamo gli utenti che avessero riscontrato anomalie in queste categorie ad inviare segnalazioni in merito all’ indirizzo di postasegreteria.sportello@codici.org  dettagliando problematiche  di ogni tipo riscontrate sulle vetture di cui sopra.

Confconsumatori

Parma, 23 settembre 2015 – A seguito dello scandalo emissioni dei motori diesel in USA, Confconsumatori è a lavoro per approfondire ogni aspetto della questione: l’associazione scriverà in questi giorni alla Società e alle Autorità ed Istituzioni italiane ed europee, per accertare i fatti e i danni effettivamente subiti dagli acquirenti del mercato europeo, compresi quelli che riguardano i titolari di azioni Volkswagen. I consumatori e gli azionisti interessati da subito possono rivolgersi a Confconsumatori per chiedere di ricevere aggiornamenti sulle iniziative di tutela che verranno intraprese.

 

Il titolo Volkswagen è crollato in Borsa, registrando in una giornata un -20%, stando alle notizie diffuse dai media. La vicenda che vede protagonista il colosso tedesco, oltre ad un danno all’ambiente ed alla salute, provoca, indubbiamente, un danno anche ai possessori di titoli del gruppo Volkswagen che nel giro di poche ore hanno subito un crollo verticale del valore delle azioni, con conseguente perdita economica. Il rischio è che il valore del titolo possa scendere ancora, anche a seguito delle prevedibili multe e cause di risarcimento danni da parte degli acquirenti statunitensi, nonché perdite di quote di mercato per il danno di immagine subito.

 

Pertanto, oltre agli acquirenti che hanno comprato un bene con caratteristiche diverse da quelle promesse, anche i risparmiatori hanno subito un danno. La Confconsumatori, forte dell’esperienza ultradecennale in materia di “Risparmio Tradito” è già al lavoro per valutare se vi sono gli estremi per tutelare sia gli acquirenti (laddove dalle indagini dovesse risultare che anche sulle auto vendute in Italia sia stato effettivamente istallato il software civetta) sia i risparmiatori, in questa triste vicenda.

 

«Non appena appreso del comportamento posto in essere da Volkswagen, confermato dallo stesso gruppo, come Associazione abbiamo cominciato ad analizzare nel dettaglio la vicenda – afferma l’avvocato Emilio Graziuso, componente del Consiglio Direttivo Nazionale della Confconsumatori – Saremo, quindi, come in passato, al fianco dei risparmiatori con azioni concrete volte ad esaminare la specifica posizione degli stessi ed a valutare, con i nostri esperti, la possibilità di ottenere il risarcimento del danno subito».

 

 

CODACONS

Il Codacons – che già da ieri sta raccogliendo migliaia di adesioni alla class action contro Volkswagen da avviare negli Usa – sta vagliando la possibilità di ulteriori azioni legali da intraprendere in Italia a tutela degli automobilisti proprietari di vetture a marchio Volkswagen.

“La situazione che si è determinata è di grave incertezza, e coinvolge direttamente i consumatori – spiega il presidente Carlo Rienzi – Riteniamo indispensabile appurare il rispetto delle norme sulle emissioni sia per le autovetture Volkswagen attualmente in vendita, sia per i modelli già circolanti nel nostro paese, attraverso un apposito certificato rilasciato dal Ministero dei trasporti di concerto con quello dello Sviluppo Economico”.

Il Codacons ricorda inoltre che, nel caso in cui dovessero emergere irregolarità anche per le automobili vendute in Italia, sarebbe inevitabile una richiesta di ritiro delle vetture commercializzate nel nostro paese da parte dell’associazione, con conseguente azione risarcitoria in difesa degli automobilisti.

Federconsumatori Adsubef

Volkswagen: subito i controlli e un’azione coordinata a livello europeo.

In Italia indispensabile approvare la nuova class action, per tutelare efficacemente i cittadini coinvolti.

 

Ancora molte ombre gravano sul caso Volkswagen. È necessario che il Governo, ma anche l’Unione Europea, intervengano con urgenza, effettuando tutte le verifiche del caso non solo sulla casa automobilistica tedesca, ma su tutte le aziende produttrici di vetture.

La priorità è quella di garantire la conformità di tali veicoli ed il rispetto dei limiti di inquinamento ambientale che, proprio l’Europa, sta lavorando affinché diventino più stringenti.

Per tutelare cittadini coinvolti chiediamo al Governo, prima di tutto, di verificare quanti degli 11 milioni di veicoli coinvolti sono stati venduti in Italia. Una volta effettuata tale verifica prioritaria, un’altra urgenza si pone all’ordine del giorno: rendere operativa nel nostro ordinamento giuridico una class action realmente degna di questo nome, grazie alla quale potremo ricorrere contro il colosso automobilistico tedesco per ottenere i dovuti risarcimenti nei confronti dei cittadini coinvolti.

La normativa attuale, infatti, risulta una vera e propria “arma spuntata”, del tutto inefficace a tutelare in maniera efficace i cittadini.

“La class action, che in molti paesi rappresenta un formidabile strumento per contrastare gli squilibri e gli abusi che avvengono nei mercati, nel nostro Paese purtroppo è ancora lontana dello svolgere tale funzione e con la reale class action ha in comune solo il nome, tra l’altro utilizzato a nostro parere in modo improprio.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

A tale limite ha tentato di porre rimedio il nuovo DDL sulla class action, approvato all’unanimità dalla Camera dei Deputati, ora passato al Senato.

Un iter di approvazione che deve essere velocizzato e inserito immediatamente all’ordine del giorno, vista la delicatezza e l’importanza di questo strumento. Abbiamo ricevuto promesse e rassicurazioni in tal senso. Ora vogliamo certezze, per poter dare ai cittadini un sicuro strumento di tutela in grado di far valere i loro diritti ed il loro ruolo di protagonisti nel mercato.

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Consumatori

Boom dell’e.commerce. Grazie sopratutto alle donne

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Tra i settori fortemente in crescita prodotti femminili, accessori di design, bottiglie di spumante, prosecco e champagne. Le donne tra i 35 e i 44 anni le più coinvolte. 

 

11  Ottobre 2018 – Secondo il report di Nielsen[1] sulle vendite online e sulla crescita dell’e-commerce nel mondo, le vendite globali online stanno crescendo quattro volte più velocemente delle vendite offline con una stima che prevede che gli acquisti globali totali raggiungeranno i 400 miliardi di dollari entro il 2022. Sempre secondo Nielsen, l’Italia è tra i primi 5 paesi europei per vendite telematiche; al primo posto vi è Regno Unito, seguito da Francia, Svezia e Russia. Idealo, portale internazionale di comparazione prezzi,  ha voluto approfondire l’argomento, scoprendo che nel corso dell’ultimo anno l’e-commerce è decisamente stato nelle mani delle donne[2].

2018: anno dell’e-commerce al femminile. Tra le categorie di prodotto maggiormente in crescita legate al mondo femminile e con una crescita pari ad almeno il 200% rispetto al 2017, idealo segnala i prodotti di make up, quelli per la cura del viso, i solari, i prodotti per la cura del corpo, quelli per la cura dei capelli, fon e profumi.

Tra le categorie merceologiche più strettamente legate ad un pubblico femminile, come ad esempio i trattamenti per il viso o per il corpo, le donne maggiormente coinvolte sono quelle che appartengono alla fascia di età tra i 35 e i 44 anni,  nel primo caso corrispondono infatti al 25,0% delle ricerche, nel secondo caso al 27,8%. Unica eccezione la fanno i prodotti per la cura dei capelli e per il make up, settori che coinvolgono anche un pubblico più giovane tra i 25 e i 34 anni, nel primo caso con una percentuale che corrisponde al 29,7%, nel secondo caso al 31,6%.

 

Boom degli alcolici online. Anche se il 2018 dell’e-commerce è stato appannaggio del pubblico femminile, la categoria di prodotto che più di tutte ha fatto registrare un boom è legata al settore food & beverage: i vini bianchi, infatti, hanno registrato la crescita di interesse più elevata rispetto all’anno precedente. E non si tratta dei soli prodotti alcolici in classifica, infatti ottimi risultati, con almeno il +200%, hanno riscosso anche i vini rossi e  le bottiglie di champagne, spumante e prosecco,.

Per quanto riguarda questi ultimi, il boom è stato registrato principalmente ad Aprile e a Settembre 2018 ed ha coinvolto in particolar modo i giovani tra i 25 e i 34 anni (28,5%). In questo caso i più interessati sono i ragazzi (62,9%) mentre le donne hanno effettuato il 37,1% delle ricerche. Tra i prodotti più cercati in assoluto Moët & Chandon Brut Impérial, Veuve Clicquot Brut, Pommery Brut Royal, Ferrari Brut e Moët & Chandon Rosé Impérial.

[1]                                                       Il report integrale di Nielsen dal titolo  “Future Opportunities in FMCG E-commerce” è disponibile a questo link.

[2]                                                      L’analisi di idealo ha preso in esame un arco temporale che va dal 1° Gennaio 2018  al 24 Settembre 2018.

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Voli cancellati, la compagnia deve rimborsare tutto

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Fonte: ECC-NET

In caso di cancellazione di un volo, il rimborso dovuto dalla compagnia aerea al passeggero comprende anche le commissioni riscosse dall’intermediario, purché la compagnia fosse a conoscenza della corresponsione delle stesse al momento dell’acquisto.

A stabilirlo è la Corte di Giustizia Ue, intervenuta ancora una volta a definire e incrementare le tutele dei passeggeri aerei previste dal Regolamento UE 261/04 in occasione di un rinvio pregiudiziale effettuato dal tribunale di Amburgo. Il giudice tedesco era stato investito di una controversia insorta a seguito della cancellazione di un volo Amburgo-Faro della Vueling Airlines, per il quale il sig. Dirk Harms aveva acquistato sei biglietti attraverso l’intermediazione di un noto sito comparatore di tariffe (Opodo.de). A seguito del disservizio, il sig. Harms ha chiesto alla compagnia aerea il rimborso del totale pagato ad Opodo, pari a 1108,88 euro, ma la Vueling ha accettato di corrispondere la somma di 1031,88 euro, rifiutando fermamente di rimborsare 77 euro, pari alle commissioni ricevute dall’intermediario. Il tribunale di Amburgo, adito dal sig. Harms, ha interpellato, mediante rinvio pregiudiziale, la Corte di Giustizia per ottenere un’interpretazione dell’art. 8 del Regolamento che attribuisce al passeggero, in caso di cancellazione, il diritto al rimborso del <<prezzo pieno del biglietto, allo stesso prezzo al quale è stato acquistato>>. Il tribunale, nello specifico, ha chiesto “se la nozione di rimborso (…) debba essere interpretata nel senso che debba ivi intendersi la somma versata dal passeggero per il biglietto aereo in questione o se occorra invece fare riferimento alla somma effettivamente percepita dal vettore aereo avversario qualora, nel processo di prenotazione, sia intervenuta una società di intermediazione che, senza peraltro dichiararlo, lucri la differenza tra l’importo corrisposto dal passeggero e quello percepito dal vettore aereo”.

La Corte ha dichiarato che la commissione riscossa da un intermediario presso un passeggero, al momento dell’acquisto di un biglietto, deve, in linea di principio, essere considerata come una componente del prezzo da rimborsare ai passeggeri in caso di cancellazione del volo, ma che tale inclusione deve essere soggetta a taluni limiti, tenuto conto degli interessi dei vettori aerei che essa mette in discussione. È necessario cioè verificare se la compagnia aerea fosse a conoscenza della corresponsione della somma all’intermediario al momento dell’acquisto e, solo in caso positivo, considerare la commissione ai fini della corresponsione del rimborso.

Tale interpretazione è in linea con gli obiettivi del Regolamento 261 il quale, come ribadito dai giudici di Lussemburgo, mira a garantire un livello elevato di protezione dei passeggeri, ma anche ad assicurare un equilibrio tra gli interessi di tali passeggeri e quelli dei vettori aerei.

 

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Consumatori

Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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