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Vuoi andartene in Australia? Ecco come ottenere visto e cittadinanza

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Sono sempre di più gli italiani che ogni anno partono per l’Australia vuoi per fare un’esperienza vuoi per dare una svolta alla propria vita e soprattutto al proprio futuro. Se hai vent’anni, vattene dall’Italia, scriveva il direttore di Fanpage.it. Alcuni mesi fa, poi, vi avevamo documentato come fosse possibile studiare e lavorare nella terra dei canguri mostrandovi nel dettaglio i pro e i contro. Non è tutto oro quello che luccica. Anzitutto per accedere in Australia è necessario essere in possesso di un visto che non è affatto complicato ottenere: il problema, viceversa, è restare in Australia, pensare a un futuro, a una stabilità a Sidney o Melbourne, per citare le due città più ambite e “vivaci” dal punto di vista economico e sociale.

Visto turistico – Se il tuo obiettivo è quello di fare un’esperienza, di divertirti, di conoscere gente nuova, magari apprendendo un po’ di inglese e staccando la spina dai problemi della vita quotidiana, il visto turistico è quello che fa per te. Attenzione: questo visto può essere richiesto solo per ragioni sociali-ricreative e non deve avere fini professionali. In altre parole, vietato lavorare. Nello specifico, l’ufficio immigrazione australiano ha messo a disposizione l’ETA (Visitor) che viene concesso soltanto ai possessori di passaporto che provengano da alcuni Paesi. Si tratta di un visto elettronico che autorizza la permanenza sul territorio fino a un massimo di 3 mesi e deve essere richiesto esclusivamente da agenzie di viaggio. Il più accreditato è l’eVisitor, concesso ai cittadini provenienti dai paesi facenti parte dell’Unione Europea: anche in questo caso si tratta di un visto elettronico per scopo turistico o professionale e per una permanenza massima di 3 mesi. Con l’eVisitor è severamente vietato lavorare. Con lo Sponsored Family Visitor Visa, invece, è possibile rimanere in Australia fino a un massimo di 12 mesi previa “sponsorship” di un cittadino o residente australiano.

Working Holiday Visa – E’ il più conosciuto e il più utilizzato dai giovani italiani: meglio conosciuto come WHV, consente di poter lavorare e divertirsi nella terra dei canguri. Può essere richiesto online – solo una volta nella vita – possedendo, tassativamente, la maggiore età e fino a un massimo di 30 anni. E’ il miglior modo per fare un’esperienza in Australia per poi tornare nel proprio Paese: il Working Holiday Visa, infatti, consente una permanenza di 1 anno, rinnovabile – solo per una volta – per un secondo anno. A quali condizioni? Gli italiani dovranno lavorare, nel corso del primo anno di permanenza in Australia, in una farm (in altre parole dovranno raccogliere frutta o ortaggi lavorando in aree rurali), per almeno 88 giorni, al fine di rinnovare il visto per altri 12 mesi. Vi ricordiamo che il WHV, rigorosamente a pagamento, è elettronico e consente di studiare per un massimo di 17 settimane e di lavorare a tempo pieno per un massimo di 6 mesi con lo stesso datore di lavoro. La copertura sanitaria è offerta gratuitamente per 6 mesi.

Visto lavoro – L’Australia, da una parte, chiude le frontiere a chi non ha intenzione di costruirsi un futuro nella terra dei canguri, a chi non ha intenzione di crescere, di lavorare, di contribuire positivamente al progresso economico e sociale del Paese; dall’altra, accoglie a braccia aperte imprenditori che vogliono investire sul territorio. Con il Points Based Skilled Visa si possono richiedere quattro tipologie di visto ma è necessario comprovare la propria esperienza lavorativa, superare un points test (soglia minima di 60 allo Skill Test) e avere un’occupazione che rientri nella lista stilata periodicamente dall’ufficio immigrazione australiano. Con l’Employer Sponsored Visa, invece, è tutto più semplice: basta un datore di lavoro disposto ad assumerti e a “sponsorizzare” la tua richiesta di visto. La vostra occupazione – badate bene – deve rientrare nella lista CSOL: solo così si può richiedere il Temporary Work Visa (temporaneo) e i due permanenti Employer Nomination Scheme Visa e Regional Sponsored Migration Scheme Visa. Se, invece, siete degli imprenditori affermati e volete allargare il vostro business, basta richiedere un Business Innovation and Investment: otterrete un visto temporaneo (dimostrando di avere un progetto di business innovativo e con un alto valore economico) oppure dovrete trovare uno Stato disposto a sponsorizzare le vostre idee. I visti temporanei – è doveroso sottolinearlo – potrebbero trasformarsi in permanenti.

Student Visa – Infine, se volete raggiungere l’Australia per apprendere l’inglese o per studiare in una delle prestigiose università di Sidney o Melbourne, potete chiedere senza esitazione uno Student Visa. La durata del visto è pari alla durata del corso di studi prescelto (più 28 giorni dalla fine del corso). Attenzione: non è possibile lavorare full time, è necessario ottenere dei risultati scolastici che siano soddisfacenti e non è consentito assentarsi continuamente dalle lezioni. Si può lavorare fino a un massimo di 40 ore ogni due settimane; non è previsto un limite massimo di età. Non pensate, quindi, di utilizzare uno Student Visa come “scorciatoia” per poter restare, a vita, in Australia.

FONTE: www.fanpage.it

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Consumatori

Addio alle maxi-bollette: prescrizione in 2 anni

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Codici: Abbiamo messo argine ad un’ingiustizia

Buone notizie per i consumatori: la Manovra di Bilancio 2018 segna l’addio per legge (speriamo definitivo) alle fastidiose maxi-bollette che troppi di noi conoscono bene e contro cui Codici combatte da ormai diversi anni. Infatti, secondo il provvedimento, nei contratti di forniture di acqua, gas e di energia elettrica il diritto al corrispettivo si prescriverà in due anni. Ovvero, non sarà più possibile richiedere al consumatore somme che vadano al di là dei due anni precedenti l’emissione della bolletta. Una bella novità, di cui beneficeranno sia gli utenti domestici che le microimprese.

Un altro diritto garantito all’utente dalla Manovra consiste nella possibilità di sospendere i pagamenti in attesa di una verifica della legittimità di condotta dell’operatore in questione, ad esempio nel caso in cui:

1)      Siano state emesse fatture a debito per conguagli relativi a periodi maggiori di due anni

2)      L’utente abbia presentato reclami riguardanti i conguagli nelle forme previste dall’Autorità

3)      L’Autorità garante abbia aperto un procedimento per l’accertamento di eventuali violazioni del codice del consumo: relative alle modalità di rivelazione dei consumi, di esecuzione dei conguagli o di fatturazione utilizzata dall’operatore interessato

Detto ciò, il diritto che, con ogni probabilità, interessa di più il consumatore consiste nell’obbligatorietà di ricevere il rimborso dei pagamenti effettuati entro tre mesi (a titolo di indebito conguaglio), in caso di esito della verifica sulla legittimità della condotta dell’operatore. Eccezion fatta per casi in cui la mancata o l’erronea rilevazione dei dati di consumo sia da legarsi ad una responsabilità acclarata dell’utente. Dunque operatori che saranno finalmente “costretti” ad occuparsi in tempi meno biblici del conteggio dati, sempre che non vogliano perdere dei soldi.

Sono anni che Codici lavora a diversi tavoli di discussione per tutelare i cittadini dalle maxi-bollette. La nostra soddisfazione è tutta nelle parole di Luigi Gabriele, Responsabile Affari Istituzionali e Regolatori: La Legge maxi-conguagli è il risultato di due anni di lavoro compiuti da Codici con il legislatore. Due anni fa il legislatore approvò una mozione che impegnava il governo a risolvere il tema dei maxi-conguagli su energia elettrica e gas: percorso infruttuoso, che non portò ad alcuna soluzione. Noi partecipammo a diversi tavoli di lavoro tecnici, che però apparivano più una perdita di tempo che altro. In Italia, da sempre sia il regolatore che il Ministero hanno una specie di soccombenza verso le organizzazioni distributrici, sia di energia elettrica che di gas: hanno sempre dileguato gli impegni da prendere senza intervenire fattivamente”. Ci sono voluti mesi e mesi di lavoro, ma l’associazione Codici, capofila per conto delle associazioni co

nsumatori, è riuscita a fare riprendere il tema: prima mettendo a punto il testo di legge e poi inserendolo all’interno della legge di bilancio.

Prosegue Gabriele: Abbiamo messo argine ad un fenomeno che l’Autorità per l’Energia ha sempre sottostimato, mentre i distributori di elettrico e gas percepivano fondi incredibilmente cospicui, che fanno buona parte dei loro bilanci, per svolgere un’attività che in effetti non svolgevano. Per fortuna oggi sono obbligati a farlo, pena la perdita del denaro”.

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Telefonia fissa e rete internet, stop fatturazione a 28 gg, aderisci alla campagna per ottenere i rimborsi

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Per clienti di H3G-WIND, Vodafone, Fastweb e Tim

Scopri come aderire

 

A fronte dei comportamenti scorretti adottati dalle compagnie telefoniche, attraverso la decisione unilaterale di ridurre da 30 a 28 giorni il periodo di fatturazione, incassando in questo modo indebitamente la tredicesima mensilità, Codici inviò a tempo debito una lettera aperta alle aziende chiedendo di fare autonomamente un passo indietro.

Non ebbe luogo l’immediato ripristino del periodo di fatturazione ordinario e delle condizioni contrattuali previgenti. Decisero di ignorare la Delibera dell’Agcom che lo prevedeva e siamo andati avanti, procedendo per via legislativa, ottenendo il ripristino della fatturazione su base mensile per la telefonia mobile, per la quale a partire dal 5 dicembre 2017 è stato stabilito che le compagnie telefoniche hanno 120 giorni per allinearsi. Quindi entro Aprile 2018.

Nel frattempo però, per quanto riguarda la telefonia fissa, ed oramai la maggior parte degli abbonamenti internet, le Telco hanno continuato a stipulare contratti a 28 giorni.

Pertanto l’AGCOM, con la delibera N. 499/17/CONS del 19 dicembre 2017, ha sanzionatoFastweb, Tim H3G-WIND e Vodafone che hanno continuato a perpetrare questo comportamento scorretto e non si sono uniformate alla precedente Delibera N. 121/17/CONS che già lo imponeva.

Le sanzioni amministrative pecuniarie inflitte dal’’AGCOM sono significative: parliamo di più di 1 milione di euro ad azienda.

Codici quindi, attraverso la “Campagna contro i 28 giorni”, aiuterà tutti i consumatori che abbiano stipulato dei contratti per rete fissa e internet, a partire dal 23 giugno 2017, ad ottenere il rimborso.

Contattateci quindi all’indirizzo e-mail segreteria.sportello@codici.org oppure al numero 06.5571996 al quale vi verranno fornite tutte le indicazioni del caso su modulistica e documentazione da fornire.

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Vodafone risarcisce cinquemila euro a un utente per servizi mai resi

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L’iniziativa risarcitoria, proposta tramite l’associazione Codici Lecce, muoveva dalla mancata esecuzione di un contratto “super adsl” da parte della Vodafone Italia, chiesto nel marzo 2015 da un utente salentino e avente ad oggetto una linea telefonica fissa, adsl e la spedizione della “Vodafone Station” presso la Sua dimora in Lecce.

Dopo aver atteso invano per alcuni mesi, l’utente inoltrava numerosi solleciti nei confronti al gestore, tramite il rivenditore autorizzato e il servizio clienti, senza ottenere mai alcun riscontro e, così, senza poter utilizzare il servizio telefonico e la linea adsl.

Come se non bastasse, alcuni mesi dopo la sottoscrizione del contratto, il cliente riceveva alcune fatture di pagamento per servizi mai attivati e, dopo aver ottenuto il relativo storno, veniva contattato da un’agenzia di recupero crediti che gli intimava, con ripetute telefonate dai toni bruschi e minacciosi e, successivamente, anche con missive, il pagamento immediato dell’importo di Euro 446,45 per fantomatiche morosità legate al contratto.

Esasperato dalla paradossale e stressante situazione e non riuscendo a ottenere chiarimenti neanche dal servizio clienti del gestore, l’interessato si rivolgeva a Codici Lecce che, in persona del segretario, avv. Stefano Gallotta, e dell’avv. Giovanni De Donno, dapprima costituiva in mora e, conseguentemente, citava in giudizio la società di telefonia presso il Giudice di Pace di Lecce, chiedendo lo storno di ogni addebito e il risarcimento di Euro 5.000,00 a titolo di indennizzo contrattuale.

Con sentenza n. 104/2018, pubblicata il 12.01.2018 e non passata in giudicato, il Giudice di Pace, dott.ssa Angela De Simone, ha accolto integralmente le richieste avanzate dai legali dell’attore e, dichiarato l’inadempimento contrattuale del gestore, lo ha condannato al pagamento di Euro 5.000,00 oltre interessi e spese legali.

Evidenzia l’Avv. Stefano Gallotta che spesso i gestori di telefonia pongono in essere comportamenti che, oltre ad essere contrari alla normativa nazionale ed europea, violano quegli stessi principi di qualità e trasparenza, stabiliti dalle Direttive dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ai quali gli stessi dichiarano espressamente di ispirarsi. A fronte dell’inerzia delle compagnie telefoniche nei termini convenuti (in questo caso, a far data dal 21° giorno dopo la stipula del contratto), sono previsti indennizzi applicabili a ogni utenza, privata e aziendale, oltre al risarcimento per i disagi patiti dal cliente”.

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