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Authority, sulle nomine altolà al governo

Fonte: Ilsole24ore.it

di Laura Serafini

 

Le trattative per dare vita a un esecutivo che possa contare su un’adeguata maggioranza parlamentare segnano il passo. Ma gli schieramenti premiati dalle consultazioni politiche stanno cominciando a lavorare alle nomine. Spinti a trovare una forma di intesa su uno dei dossier più urgenti: la scadenza del collegio dell’Autorità per l’energia, che dal prossimo 11 aprile non potrà più adottare alcuna decisione, tra cui l’aggiornamento trimestrale delle bollette di gas e luce. È anche per questo motivo che in queste ore è arrivato un altolà al governo uscente , quello guidato da Paolo Gentiloni, da M5S e Lega perchè si astenga dal decidere nomine.

«È inaccettabile il fatto che il governo uscente continui a decidere nomine – sbotta il senatore Armando Siri, il “guru” economico della Lega-. Sul rinnovo del vertice di Saipem stanno procedendo senza consultare nessuno degli schieramenti politici che si sono affermati». Il caso della controllata dell’Eni (le liste vanno presentate entro il 9 aprile, Francesco Caio è in lizza per la presidenza) brucia ancora di più della nomina deliberata dal Consiglio dei ministri del 21 marzo, l’ultimo prima delle dimissioni dell’esecutivo: Mariangela Zappia, consigliere diplomatico a palazzo Chigi, è stata nominata ambasciatore all’Onu. Una scelta accelerata che ha provocato un piccolo terremoto alla Farnesina, con le dimissioni per protesta del dg per gli Affari politici, Luca Giansanti.

Il ministro “in pectore” dell’Economia dei Cinque Stelle, Andrea Roventini, è sulla stessa lunghezza d’onda. «Un governo dimissionario, la cui maggioranza è stata così pesantemente ridimensionata dagli elettori, non può decidere da solo», ha scritto sul blog. «Nei casi in cui la nomina dei vertici non possa attendere la nascita del nuovo governo – ha proseguito -, come nel caso di Saipem, sarà necessario procedere con intese di carattere generale». Forse è per questo motivo che sul nome del nuovo ad di Saipem ancora non sono circolate indiscrezioni.

Dal governo di scopo alle larghe intese le opzioni per il nuovo esecutivo

La strada indicata da Roventini è quella che si sta imboccando per l’Autorità. Il dialogo tra Pentastellati, centro destra e Pd è in corso: lo schema prevede due posti ai primi, due al secondo schieramento e un posto alla sinistra. Il negoziato sarebbe, però, in stallo anche per la necessità di rispettare le quote di genere: due donne su cinque componenti. Per Forza Italia, su indicazione di Mariastella Gelmini, sarebbe in lizza Stefano Saglia (esperto di energia con trascorsi in An). La Lega pensa a una figura maschile (che ha ricoperto cariche importanti nello Stato) sulla quale mantiene il riserbo. Il Pd potrebbe calare la carta di Sara Romano, dirigente del ministero per lo Sviluppo Economico, ma c’è chi preferirebbe Stefano Beccarello, responsabile per l’energia di Confindustria. I 5Stelle per ora raccolgono candidature, ma potrebbero sbloccare l’impasse proponendo una donna. Se poi accogliessero le richieste giunte da più parti per portare un rappresentate dei consumatori nel collegio, potrebbe funzionare la figura di Luigi Gabriele, responsabile dei rapporti istituzionali del Centro per i diritti del cittadino. In questa fase di incertezza, per la presidenza potrebbe prevalere un figura tecnica: non dispiace il nome di Raffaele Tiscar, già vicesegretario a palazzo Chigi con il governo Renzi, seppure il suo “core business” sono le tlc. A seconda della velocità con al quale può maturare il consenso su una rosa di nomi, il governo Gentiloni dovrebbe valutare la necessità di procedere intanto a una proroga (che darebbe due mesi di tempo in più)dell’Autorità con un dl che poi non sarà convertito.

Le partite su Cdp, la cui assemblea è stata spostata a giugno, e Rai (agosto), sono ancora lontane. Anche se sulla prima Roventini ha dichiarato che «purtroppo negli anni la Cdp non ha contribuito come avrebbe potuto» a obiettivi quali «divenire veicolo d’innovazione e crescita del paese, per mancanza di un chiaro indirizzo da parte del potere esecutivo». Tra le società strategiche con i vertici in scadenza ha citato anche Sogei. In realtà, tra società direttamente e indirettamente controllate dallo Stato, le nomine riguardano ben 350 aziende. Tra le quali anche il Gse, gestore dei servizi energetici.

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