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Colf e badanti: contratto, contributi e TFR per la famiglia

Lettera di assunzione, comunicazione all'INPS, contributi trimestrali e TFR sempre dovuto: gli adempimenti e perché il nero costa più di quanto sembra.

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Una badante per il padre anziano, trovata tramite conoscenti, pagata in contanti, nessun contratto. Funziona per mesi, poi qualcosa si rompe: una malattia, un infortunio in casa, una richiesta di arretrati, una lettera di un avvocato. In quel momento la famiglia scopre di essere un datore di lavoro, con obblighi che non ha adempiuto, e la posizione è molto più debole di quanto immaginava.

Il rapporto di lavoro domestico è disciplinato dalla legge 339/1958 e dal contratto collettivo di settore: richiede una lettera di assunzione firmata da entrambe le parti, la comunicazione all’INPS, il versamento dei contributi trimestrali, la consegna del prospetto paga a ogni pagamento e il trattamento di fine rapporto alla cessazione. Il TFR è sempre dovuto, anche per rapporti brevi, saltuari o di poche ore.

Gli obblighi, in ordine di importanza

La lettera di assunzione, firmata da entrambi, deve indicare la data di inizio e l’eventuale scadenza, la categoria e il livello, la durata della prova, la convivenza totale o parziale, l’orario di lavoro e la sua distribuzione, il riposo settimanale, la retribuzione, il periodo di ferie e, se prevista, la fornitura della divisa. Gli accordi verbali non possono derogare alla legge: quello che non è scritto si prova con difficoltà, e quasi sempre a danno della famiglia.

La comunicazione all’INPS, che per il lavoro domestico sostituisce quella ai centri per l’impiego. Il termine è più stretto di quanto molti immaginano e vale la pena scriverlo in chiaro: la comunicazione va presentata entro le ore 24 del giorno precedente a quello di inizio del rapporto, anche se quel giorno precedente è festivo. Non il giorno stesso, non entro qualche giorno: il giorno prima. È così dal 29 gennaio 2009, e dal 1° aprile 2011 la comunicazione si fa solo per via telematica, dal Cassetto per il lavoro domestico, dall’app dell’Istituto, dal contact center o tramite un intermediario abilitato.

Una volta inviata, la comunicazione vale anche verso i servizi competenti, il Ministero del Lavoro, il Ministero della Salute, l’INAIL e la prefettura: non devi ripeterla altrove. Se hai sbagliato, l’annullamento è possibile entro cinque giorni dalla data indicata come inizio del rapporto; dopo quel momento si può comunicare solo la cessazione.

La comunicazione è obbligatoria qualunque sia la durata del lavoro, compreso il periodo di prova, e anche quando la prestazione è saltuaria o discontinua, quando la persona è già assicurata presso un altro datore o per un’altra attività, quando è di nazionalità straniera e quando è titolare di pensione. Nessuna di queste situazioni esonera la famiglia.

Due casi particolari che fanno inciampare molte famiglie. Fra coniugi la procedura non accetta la comunicazione, salvo il caso del coniuge datore di lavoro con invalidità riconosciuta e indennità di accompagnamento. Fra parenti e affini entro il terzo grado la comunicazione viene accettata ma resta in stato sospeso: la definisce la sede INPS dopo i controlli sulle dichiarazioni rese dal datore sotto la propria responsabilità. Se ti serve che il rapporto sia operativo da una certa data, mettilo in conto.

I contributi trimestrali, che si versano nelle finestre fissate: dal primo al dieci di aprile, luglio, ottobre e gennaio, per il trimestre precedente. L’importo dipende dalla retribuzione e dalle ore, e la base comprende la quota di tredicesima e i valori convenzionali di vitto e alloggio quando previsti. L’obbligo esiste anche se la persona è già pensionata e qualunque sia la durata della prestazione.

Il prospetto paga, da consegnare a ogni pagamento in due copie, una firmata dal datore per il lavoratore e una firmata dal lavoratore per il datore. È l’adempimento più trascurato ed è anche quello che, nelle controversie, protegge di più la famiglia.

Orari, riposi, ferie

Per il personale convivente l’orario massimo è di cinquantaquattro ore settimanali, per i non conviventi di quaranta.

I conviventi hanno diritto a undici ore consecutive di riposo giornaliero e a un riposo settimanale di una giornata, normalmente la domenica, o di due mezze giornate.

Le ferie vanno garantite ogni anno, nel periodo concordato all’assunzione, e quelle non godute si pagano alla cessazione. Malattia, infortunio e festività nazionali non si conteggiano come ferie.

Un punto da conoscere: chi lavora meno di quattro ore al giorno non rientra nell’ambito della legge del 1958, e si applicano le regole generali del codice civile. Questo non elimina gli obblighi contributivi né il TFR.

Il trattamento di fine rapporto

È sempre dovuto alla cessazione, anche per rapporti brevi, saltuari, di poche ore o interrotti in prova.

La base di calcolo comprende la retribuzione, la quota di tredicesima e, per chi consuma i pasti e dorme in casa, l’indennità sostitutiva di vitto e alloggio.

È la voce che genera più contestazioni alla fine del rapporto, perché nei rapporti non regolarizzati nessuno l’ha accantonata: conviene calcolarla e metterla da parte durante il rapporto, non scoprirla dopo.

Perché il nero conviene molto meno di quanto sembra

La famiglia che non regolarizza risparmia i contributi e perde tre cose.

La prima: la detrazione o la deduzione fiscale prevista per i contributi del lavoro domestico, che riduce il costo reale della regolarizzazione.

La seconda: la copertura assicurativa e previdenziale, che in caso di infortunio in casa sposta sulla famiglia conseguenze che altrimenti non sarebbero sue.

La terza: la posizione nella controversia. Per le prestazioni tipiche del lavoro domestico la giurisprudenza riconosce una presunzione di onerosità, che si supera solo con una prova rigorosa di un diverso rapporto: significa che in giudizio la tesi dell’aiuto gratuito fra conoscenti regge poco, e la famiglia si trova a pagare retribuzioni, contributi e TFR arretrati senza alcuno dei documenti che li quantifichino a suo favore.

Quando l’alternativa legale esiste: il Libretto famiglia

Molte famiglie finiscono nel nero perché hanno bisogno di poche ore saltuarie e il contratto sembra sproporzionato. Per quelle situazioni esiste una strada regolare: il lavoro occasionale tramite Libretto famiglia, che non richiede la comunicazione di assunzione descritta sopra.

Lo possono usare solo le persone fisiche e solo per piccoli lavori domestici, compresi giardinaggio, pulizia e manutenzione, per l’assistenza domiciliare a bambini, , malati o persone con disabilità, e per l’insegnamento privato supplementare. Il libretto è nominativo e prefinanziato, composto da titoli da dieci euro che compensano prestazioni non superiori a un’ora.

I limiti economici sono tre, riferiti all’anno civile: cinquemila euro per ciascun prestatore considerando tutti gli utilizzatori, diecimila euro per ciascun utilizzatore considerando tutti i prestatori, e duemilacinquecento euro per le prestazioni che una stessa persona rende alla stessa famiglia. Oltre quei limiti non si può restare nel lavoro occasionale: serve il contratto. Sia la famiglia sia il lavoratore devono registrarsi sulla piattaforma, direttamente, dal contact center o tramite un patronato con delega.

Che cosa fare se il rapporto è già iniziato senza contratto

Regolarizzare conviene sempre, e prima si fa meno costa. La sequenza è: lettera di assunzione, comunicazione all’INPS, apertura della posizione contributiva, prospetti paga dalla prima mensilità successiva.

Sul periodo pregresso serve una valutazione, perché emergono questioni contributive e fiscali e la soluzione dipende dalla durata e dalla situazione: è il caso in cui farsi assistere costa meno che improvvisare.

Se invece il rapporto è finito ed è arrivata una richiesta di arretrati, la prima cosa da fare è ricostruire la cronologia reale con tutti gli elementi disponibili, bonifici, messaggi, testimoni, perché la quantificazione si gioca su orari e periodi e non sul principio.

Che cosa fa lo Sportello +Tutela

Lo Sportello +Tutela di Consumerismo si rivolge alle famiglie che si trovano nella posizione di datore di lavoro domestico senza averla scelta, e parte dai documenti: che cosa è stato scritto, che cosa è stato pagato e come, che cosa risulta all’INPS. Indica gli adempimenti da mettere in ordine e la sequenza per regolarizzare un rapporto già iniziato. Verifica il calcolo del TFR, delle ferie non godute e della tredicesima, che sono le voci su cui nascono le controversie. Davanti a una richiesta di arretrati ricostruisce orari e periodi con gli elementi disponibili, perché è lì che si decide l’importo. E dice con franchezza quando conviene definire bonariamente invece di resistere. La verifica iniziale della posizione è gratuita. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.

Quali documenti servono

La lettera di assunzione se esiste, le ricevute o i bonifici dei pagamenti, i prospetti paga consegnati, le ricevute dei versamenti contributivi, la comunicazione all’INPS, i messaggi e le comunicazioni con la persona impiegata e, in caso di richiesta di arretrati, tutto quello che documenta orari e periodi effettivi.

Tempi realistici e possibili esiti

La regolarizzazione di un rapporto in corso si completa in tempi brevi, e il costo reale è ridotto dai benefici fiscali previsti per i contributi del lavoro domestico. Le richieste di arretrati si definiscono quasi sempre in via bonaria, perché in giudizio la posizione della famiglia senza documenti è debole: la differenza la fa la ricostruzione di orari e periodi. Le questioni contributive sul periodo pregresso richiedono una valutazione caso per caso. Lo Sportello mette in ordine gli adempimenti e verifica i conteggi, senza garantire l’esito.

Per approfondire: legge 339/1958 · INPS · scheda sul lavoro domestico di Wikilabour

Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.

Domande frequenti

Pago in contanti una badante poche ore a settimana: devo fare un contratto?

Sì. Gli obblighi non dipendono dalla durata della prestazione: lettera di assunzione, comunicazione all’INPS, contributi trimestrali, prospetto paga e TFR valgono anche per rapporti brevi o di poche ore. Chi lavora meno di quattro ore al giorno esce dall’ambito della legge del 1958, ma non dagli obblighi contributivi.

Quando si versano i contributi?

Nelle quattro finestre trimestrali: dal primo al dieci di aprile, luglio, ottobre e gennaio, per il trimestre precedente. L’importo dipende dalla retribuzione e dalle ore, e la base comprende la quota di tredicesima e i valori convenzionali di vitto e alloggio quando previsti.

Devo il TFR anche per un rapporto di pochi mesi?

Sì: il trattamento di fine rapporto è sempre dovuto alla cessazione, anche per rapporti brevi, saltuari o interrotti durante la prova. La base di calcolo comprende la retribuzione, la tredicesima e, per chi dorme e mangia in casa, l’indennità sostitutiva di vitto e alloggio: conviene accantonarlo durante il rapporto.

Mi è arrivata una richiesta di arretrati dopo la fine del rapporto.

Non discutere il principio ma ricostruisci i fatti: orari effettivi, periodi, pagamenti eseguiti, con bonifici, messaggi e testimoni. Per le prestazioni domestiche la giurisprudenza presume l’onerosità, quindi la tesi dell’aiuto gratuito regge poco, e l’importo si decide sulla quantificazione di orari e periodi.

Conviene regolarizzare un rapporto iniziato mesi fa?

Sì, e prima si fa meno costa. La sequenza è lettera di assunzione, comunicazione all’INPS, apertura della posizione contributiva e prospetti paga dalla mensilità successiva. Sul periodo pregresso serve una valutazione, perché emergono profili contributivi e fiscali che dipendono dalla durata.

Quante ore può lavorare una persona convivente?

Il limite è di cinquantaquattro ore settimanali per i conviventi e quaranta per i non conviventi, con undici ore consecutive di riposo giornaliero per chi convive e un riposo settimanale di una giornata, normalmente la domenica, o di due mezze giornate.

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