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CORONAVIRUS Cosa succede ai contratti?

F.A.Q. CORONAVIRUS – VADEMECUM CONTRATTI Impossibilità sopravvenuta ed eccessiva onerosità della prestazione

A cura del primario studio legale e tributario internazionale

SILAW Tax&Legal

Come incidono le misure adottate dal Governo per limitare la diffusione del coronavirus covid-19 all’interno del territorio nazionale, sui contratti in essere?

Gli effetti della normativa intervenuta sui singoli contratti devono essere ovviamente vagliati con riferimento alla specificità di ogni rapporto. Ciononostante, esistono due istituti generali del nostro ordinamento che potranno essere astrattamente invocati nell’odierna situazione di crisi: l’istituto dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione e l’istituto della eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione.

Quando ricorre un’ipotesi di impossibilità sopravvenuta della prestazione?

L’impossibilità sopravvenuta di una prestazione ricorre in tutte le ipotese in cui il debitore non può – materialmente o giuridicamente – eseguire una prestazione dedotta in contratto. L’impossibilità sopravvenuta è detta definitiva, quando è certo che la prestazione non possa più essere eseguita in assoluto; temporanea, quando la prestazione – pur temporaneamente ineseguibile – è ancora suscettibile, in astratto, di adempimento; totale, quando incide sull’intera prestazione; parziale, quando incide solo su parte della stessa.

Quali sono gli effetti sui contratti in essere dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione?

L’impossibilità sopravvenuta definitiva di una prestazione, nell’ipotesi in cui l’impossibilità non sia imputabile al debitore (si pensi al debitore che ha 1 Mercoledì, 11 marzo 2020 volutamente distrutto il bene che doveva consegnare) comporta l’estinzione dell’obbligazione ai sensi dell’art. 1256 c.c. e la restituzione della controprestazione che sia già stata eseguita secondo le norme sull’indebito (cfr. artt. 1463 e 2033 c.c.). Al contrario, se l’impossibilità sopravvenuta non è definitiva, ma meramente temporanea, l’obbligazione non si estingue (salvo che il creditore non abbia più interesse a conseguirla in ragione del ritardo intercorso) e deve essere adempiuta non appena possibile; tuttavia, in tale ipotesi, il debitore non può essere considerato responsabile del ritardo nell’adempimento e, conseguentemente, non possono ad egli essere imputate conseguenze risarcitorie. Se l’impossibilità (definitiva) della prestazione è solo parziale, il debitore (ove il creditore abbia interesse ad un’esecuzione parziale della prestazione) si libera dall’obbligazione eseguendo la prestazione per la parte che è rimasta possibile e non è più tenuto all’esecuzione della restante parte di prestazione; in detto caso, il creditore potrà domandare la riduzione della propria contro-prestazione (cfr. art. 1464 c.c.).

Possiamo fare qualche esempio con riferimento alle note vicende odierne?

Ho prenotato un viaggio per il fine settimana del 20-22 marzo con la mia famiglia, versando una caparra per la prenotazione, ma, in ragione dei provvedimenti di legge in vigore, mi sarà impossibile partire.

Cosa devo fare?

La prestazione alberghiera promessa, in ragione della normativa emergenziale in vigore, è divenuta impossibile. Ciò mi consente di fare una scelta: se ho ancora interesse ad effettuare il viaggio in futuro, posso chiedere all’albergo di spostare la mia prenotazione (l’albergo non è tuttavia tenuto a farlo); se, al contrario, è venuto meno il mio interesse al viaggio, posso, invocando una causa di impossibilità sopravvenuta definitiva della prestazione, pretendere dall’albergo la restituzione dell’importo pagato come caparra. Per il giorno 2 aprile è previsto lo svolgimento di una convention aziendale, in relazione alla quale la società ha già prenotato sale, catering, servizi media, ecc. In ragione dei provvedimenti di legge in essere tale convention non potrà avere luogo.

Quale è la conseguenza sui contratti già stipulati?

L’impossibilità sopravvenuta della prestazione estingue le reciproche obbligazioni. I fornitori non saranno dunque più tenuti allo svolgimento delle prestazioni contrattualmente dedotte dovranno restituire alla società gli acconti eventualmente già ricevuti. Resta sempre possibile concordare tra le parti che tali acconti siano imputati a future diverse prestazioni.

Quando ricorre un’ipotesi di eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione?

Ricorre un’ipotesi di eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione tutte le volte in cui, nei contratti ad esecuzione periodica o continuata ovvero nei contratti ad esecuzione differita (quei contratti in cui l’esecuzione della prestazione non è istantanea, ma duratura nel tempo), una prestazione contrattuale diviene, in ragione di avvenimenti straordinari o imprevedibili, eccessivamente onerosa.

Si intendono avvenimenti straordinari e imprevedibili, tutti quei fatti che non appartengono al corso ordinario del rapporto giuridico in essere e che non potevano essere ragionevolmente previsti dalle parti al momento della stipula del contratto.

Quali sono gli effetti sui contratti in essere dell’eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione?

Ove ricorra un’ipotesi di eccessiva onerosità della prestazione, la parte che è tenuta ad effettuare la prestazione divenuta eccessivamente onerosa può domandare la risoluzione del contratto che, ai sensi dell’art. 1458 c.c. avrà efficacia solo con riferimento alle prestazioni non ancora eseguite. La parte che riceve la richiesta di risoluzione può evitare tale effetto ove offra di modificare equamente le condizioni contrattuali pattuite, ripristinando la sinallagmaticità e corrispettività propria del rapporto.

Possiamo fare qualche esempio con riferimento alle note vicende odierne?

La mia azienda produce beni utilizzando materie prime provenienti dalla Cina; nonostante il trasporto di merci sia oggi consentito dai decreti in essere, la Cina, in ragione dei noti eventi epidemiologici da cui è stata colpita, non è in grado di fornirmi il quantitativo sufficiente di materia prima per evadere gli ordini ricevuti e sono costretto ad effettuare acquisti negli Stati Uniti, con serio aggravio di spesa.

Questo aggravio di spese rende insostenibile la prestazione contrattuale della mia azienda a fronte del compenso pattuito con i clienti. Cosa posso fare?

Posso invocare l’istituto della eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione e chiedere la risoluzione dei contratti stipulati con i miei clienti; i quali, a loro volta, in riscontro alla mia richiesta di risoluzione, potranno offrire, se di loro interesse, di ricondurre il prezzo ad equità.

***** N.B: fermo tutto quanto precede – che rappresenta solo una preliminare analisi di fattispecie astratte (da approfondire al verificarsi di casi concreti) segnaliamo che, al di fuori delle specifiche ipotesi di legge individuate, non potrà trovare spazio alcun rimedio risolutorio dei contratti in essere nel caso in cui – ad esempio – il debitore si rifiuti di eseguire la prestazione contrattuale adducendo motivazioni di cautela che non siano oggetto di espresso precetto normativo; in detti casi, stante l’assenza di adeguata copertura normativa, il comportamento del debitore potrebbe infatti configurare un vero e proprio inadempimento e come tale esporre quest’ultimo a tutte le responsabilità, anche risarcitorie, previste dal nostro ordinamento.

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