Salute

COVID19, dalle cellule staminali la possibile cura

CELLULE STAMINALI MESENCHIMALI E COVID-19: I RISULTATI CHE ATTENDEVAMO.

Dalla Spagna i primi risultati della sperimentazione clinica sul trattamento con le cellule staminali mesenchimali contro la COVID-19. Come abbiamo raccontato in due articoli nei mesi scorsi, le cellule staminali mesenchimali, derivanti da diverse fonti ma soprattutto dal cordone ombelicale, hanno avuto un ruolo centrale in Italia e all’estero nel trattamento contro la COVID-19.

 

Perché per le cellule staminali mesenchimali per la COVID-19?

Quando il virus SARS-CoV2 infetta l’uomo si potrebbe sviluppare la polmonite COVID-19. Il trattamento contro questa forma di polmonite, nella forma più grave, porta il paziente in rianimazione. La rianimazione significa ventilazione forzata. Sappiamo, inoltre, che in questa condizione si attiva il sistema coagulativo. Si formano, cioè, dei processi trombotici. Sono questi trombi la concausa dei decessi.

In questi mesi di conoscenza con la malattia, i medici hanno attuato terapie farmacologiche per evitare la rianimazione e le conseguenze più gravi. Alcuni pazienti, tuttavia, non risultano responsivi ad alcuna terapia. In quei pazienti attivare un trattamento con le cellule staminali mesenchimali poteva essere salvifico.

Le cellule staminali mesenchimali, infatti,  hanno un ruolo importante in molti studi clinici.

Il loro ruolo è quello di ridurre l’infiammazione. Ridurre l’infiammazione, in questi casi, significa diminuire tutti quei processi che portano anche l’attivazione del sistema coagulativo. Ridurre l’infiammazione significa far reagire l’organismo verso una risoluzione.

Per tale ragione diversi sono gli studi clinici attivati con le cellule staminali mesenchimali.

 

Risultati dello studio clinico Balmys-19.

Balmys-19 già dal nome nasce con la convinzione di essere una terapia combattiva. “BAttLe against CO
using MesenchYmal Stromal cells”-19 non ha deluso le aspettative. I risultati del progetto guidato dal Dr. Felipe Prosper, dell’ Università di Madrid sono stati pubblicati sulla rivista internazionale EClinical Medicine.

Tredici pazienti avevano ricevuto trattamenti farmacologici con antivirali e anti-infiammatori. Questi trattamenti, tuttavia, non avevano dato risultati. I pazienti, infatti erano in rianimazione con ventilazione forzata.

Per tale motivazione vennero arruolati per lo studio clinico. Dieci pazienti ricevettero due dosi, due pazienti una e un paziente tre. Cellule staminali mesenchimali con una dose media di  980.000 cellule per kg di paziente.

Diversi parametri analizzati hanno mostrato dei miglioramenti e i pazienti non mostravano nessun sintomo avverso dopo la terapia.

Dopo 16 giorni dall’inizio della terapia i risultati sono stati ottimi e promettenti. Nove pazienti, cioè il 70% dei pazienti ha mostrato un miglioramento. Tra questi pazienti 7 sono stati estubati e dimessi dalla terapia intensiva.

Per tutti i pazienti diminuivano i parametri infiammatori. Aumentavano, inoltre, il numero dei leucociti a dimostrazione del fatto che il sistema immunitario reagiva.

I miglioramenti dei pazienti, infine, non erano dipendenti dall’estrazione delle cellule staminali mesenchimali. Sia cellule staminali mesenchimali estratte da tessuto fresco che congelate, davano gli stessi risultati.

Gli autori dello studio predicano prudenza, spiegando che le terapie cellulari, a differenza di altre, sono “farmaci vivi” e devono quindi essere somministrate da personale medico qualificato, sotto la sorveglianza delle autorità sanitarie.

 

 

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