Consumatori

E-commerce, AMAZON è responsabile in caso di difetti. Sentenza storica

Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano, la crescita del mercato online italiano nel 2020 è di +26% rispetto al 2019. Si registra, dunque, l’incremento in valore assoluto più alto di sempre. Un mercato da 22,7 miliardi e 29 milioni di acquirenti.

di Fabrizio Plagenza, resp. Dipartimento Housing di Consumerismo No Profit – la lobby indipendente dei consumatori

Potremmo anche non conoscere il significato di e – commerce ma un dato è innegabile : oggi gli acquisti “su internet” sono alla portata di tutti

Il Covid – 19, poi, ha intensificato gli acquisti on line, nel tentativo di limitare il più possibile i contatti fisici con le persone. La nostra fiducia, dunque, è affidata al messaggio pubblicitario ed alle immagini che i nostri pc, notebook, tablet e smatphone ci trasmettono. Tuttavia, sempre di acquisti si tratta. A fronte di chi sia interessato ad acquistare, vi è chi ha interesse a vendere un determinato bene. Dunque, così come quando ci rechiamo in negozio, anche on line può accadere che il prodotto da noi acquistato si riveli, ad esempio, difettoso.

Nel nostro ordinamento, l’art.1490 c.c. sancisce che “il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendono inidonea all’uso cui è destinata o ne diminuiscono in modo apprezzabile il valore”. L’art. 130 Codice del Consumo (DLgs 206/2005) così recita : “1. Il venditore e’ responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene. 2. In caso di difetto di conformità, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione, a norma dei commi 3, 4, 5 e 6, ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto, conformemente ai commi 7, 8 e 9. 3. Il consumatore può chiedere, a sua scelta, al venditore di riparare il bene o di sostituirlo, senza spese in entrambi i casi, salvo che il rimedio richiesto sia oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all’altro”. E’ altrettanto noto che il cliente finale (il consumatore) deve necessariamente rivolgersi al suo immediato venditore (il venditore finale), suo dante causa. Questi è il soggetto che ha contrattato con lui, ha potuto raccogliere le sue richieste sulla destinazione ad un uso particolare del prodotto e rendersi conto delle sue aspettative.

Analogamente, nel caso di acquisto di pacchetto turistico tutto compreso, il tour operator risponde anche per colpa del vettore (Cassazione civile, sez. III, sentenza 06/07/2018 n° 17724).

Veniamo, adesso, al colosso AMAZON. Amazon.com, Inc. è un’azienda di commercio elettronico statunitense, con sede a Seattle nello stato di Washington. Secondo wikipedia è la più grande Internet company al mondo. È stata tra le prime grandi imprese a vendere merci su Internet.

Il 13 agosto scorso, la California Fourth District Court (corrispondente ad una Corte d’appello italiana) ha stabilito che Amazon può essere ritenuta responsabile per i prodotti difettosi venduti sul suo Marketplace in California (Cal. Ct. App., 4th Dist., No. D075738 – Bolger vs Amazon.com Inc.). La Corte ha così accolto la domanda di una donna che lamentava di aver subito notevoli ustioni a causa di una batteria difettosa del laptop acquistata da un venditore terzo su Amazon, che aveva preso fuoco. La decisione, dunque, rende l’e-commerce più vicino alle nostre necessità, uscendo da schermi spersonalizzati di pc, notebook e quant’altro, configurando una responsabilità diretta.

Di questo passo, dunque, aumenta per il consumatore la possibilità di veder riconosciuto il danno subito a causa dei difetti di un prodotto acquistato su aziende che vendono prodotti on line.

Di contro, è lecito aspettarsi che i venditori come AMAZON, da oggi, si cauteleranno maggiormente con i loro contraenti, dovendosi prevedere l’inserimento di clausole di salvaguardia.

Chissà che, dopo la California, non spetti proprio ad un Giudice italiano pronunciarsi nuovamente.

Avv. Fabrizio PLAGENZA

 

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