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Emergenza Covid-19 e spostamenti. Cosa si può fare?

Il parere degli avvocati

Dall’inizio dell’emergenza Covid-19, numerosi sono stati i provvedimenti del nostro Governo che hanno avuto l’obiettivo di disciplinare le attività del Paese, prevedendo altresì misure di contenimento, raccomandazioni e obblighi.

Ecco la locandina della POLIZIA DI STATO

In questa sede, ci concentreremo sulle sanzioni penali previste da tali provvedimenti in caso di violazione delle norme “straordinarie” emanate nelle ultime settimane.

In particolare, affronteremo il tema della necessità dell’autocertificazione e, in generale, quello delle situazioni “eccezionali” che giustifichino l’allontanamento dalle proprie case per spostamenti all’interno del proprio Comune o per spostamenti dal comune di residenza ad un altro.

Partiamo da una rapida panoramica degli interventi del Governo avuti sin’ora.

Il Decreto del Presidente del Consiglio (d’ora in poi DPCM) dell’11 marzo 2020 ha disposto la chiusura sul territorio nazionale di tutte le attività commerciali, di vendita al dettaglio, ad eccezione dei negozi di generi alimentari, di prima necessità, delle farmacie e delle parafarmacie, edicole e tabaccai. Le disposizioni hanno effetto dal 12 marzo 2020 e sono efficaci fino al 25 marzo 2020.

I vari provvedimenti del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM del 23 febbraio, 25 febbraio, 1° marzo, 4 marzo, 8 marzo e 9 marzo 2020, incluso l’ultimo) hanno attuato il decreto- legge n. 6 del 23 febbraio 2020 per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, integrato da un successivo decreto – legge del 28 febbraio 2020 che introduce misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse a tale emergenza.

Il decreto-legge n. 6 del 23 febbraio 2020 stabilisce che le autorità competenti sono tenute ad adottare ogni misura di contenimento adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica:

a) nei comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione;

b) nei comuni nei quali vi è un caso non riconducibile ad una persona proveniente da un’area già interessata dal contagio.

Tra le numerose misure di contenimento previste, vi sono il divieto di allontanamento e quello di accesso al Comune o all’area interessata; l’applicazione della quarantena con sorveglianza attiva a chi ha avuto contatti stretti con persone affette dal virus e la previsione dell’obbligo per chi fatto ingresso in Italia da zone a rischio epidemiologico di comunicarlo al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente, per l’adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva; la possibilità che l’accesso ai servizi pubblici essenziali e agli esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità sia condizionato all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale.

Per quanto riguarda, in particolare, gli spostamenti, occorre far riferimento al DPCM dell’8 marzo 2020, il quale prevede quale misura di contenimento del contagio quella di “(…) evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonche’ all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati  da comprovate esigenze lavorative  o  situazioni  di  necessità  ovvero spostamenti per motivi di salute.  È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza” (art. 1, co.1, lett. a).

Il DPCM citato riguardava solo le cd. zone rosse (regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma,  Piacenza,  Reggio  nell'Emilia, Rimini,    Pesaro    e    Urbino,    Alessandria,    Asti,    Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia). 
Con il cd. decreto #iorestoacasa del 9 marzo 2020 non esistono più le cd. zone rosse (istituite con il DPCM del 1° marzo) e le misure di contenimento del contagio, con le relative sanzioni, sono state estese a tutto il territorio nazionale. 

In questi giorni, anche e soprattutto a causa del rapido susseguirsi dei provvedimenti di “emergenza”, sono sorti molti dubbi e domande tra noi cittadini e cittadine su cosa sia lecito fare o non fare in base alla normativa vigente in tema di emergenza Covid-19.

La recente circolare del Ministero dell’Interno del 12 marzo 2020 fornisce precisi chiarimenti.

Si può uscire di casa e spostarsi sia a piedi che in auto, all’interno del proprio Comune di residenza o da un Comune ad un altro, così come far rientro presso la propria abitazione soltanto per andare al lavoro, per ragioni di salute o per altre necessità, quali, l’assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti, adottando nei loro riguardi tutte le precauzioni sanitarie possibili, approvvigionamento alimentare, acquisto farmaci, rifornimento carburante, utilizzo servizi bancari, gestione quotidiana degli animali domestici, attività motoria o sportiva, purchè non in gruppo e rispettando sempre la distanza interpersonale di un metro.

Tale distanza deve essere osservata sempre nei luoghi pubblici e le attività rimaste attualmente operative devono fare in modo che tale distanza venga garantita, giacchè, oltretutto, è vietato qualsiasi tipo di assembramento.

In particolare, l’accesso ai servizi pubblici essenziali e agli
esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità deve essere condizionato all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale o adottando particolari misure di cautela individuate dall’azienda sanitaria competente. In caso di violazione, salva l’applicazione delle sanzioni penali ove il fatto costituisca reato, ai gestori di pubblici esercizi o di attività commerciali viene altresì irrogata la sanzione della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni (art. 15 del decreto-legge 9 marzo 2020, n. 14).

Per assicurare l’esecuzione ed il rispetto delle misure di contenimento, il Ministro dell’Interno si avvale delle Forze di polizia e, ove occorra, delle Forze armate, al cui personale, previo provvedimento del Prefetto competente, è attribuita la qualifica di agente di pubblica sicurezza (art. 3, punto 5, legge 5 marzo 2020, n. 13 di conversione del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6).

Se le forze di polizia o le forze armate ci fermano, sia in auto, che a piedi, nel nostro Comune, o mentre transitiamo verso altro Comune, o al rientro presso la nostra abitazione e ci viene chiesto il motivo del nostro spostamento, siamo tenuti a riferire loro tale motivo in modo veritiero e ciò anche nel compilare modulo di autocertificazione. Ricordiamoci che chi sta dinanzi a noi è un pubblico ufficiale, pertanto se dichiariamo il falso e ciò viene accertato, possiamo essere denunciati per i seguenti reati: art. 76 del DPR n. 445/2000, che richiama i reati di falso, anche commessi ai danni di pubblici ufficiali e art. 495 c.p. recante “Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri”, prevedendo la pena della reclusione da uno a sei anni.

Se ci rifiutiamo di fornire le nostre generalità, ugualmente possiamo essere denunciati per il reato di rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale, punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a duecentosei euro (art 651 codice penale)

Se, poi, il nostro allontanamento da casa avviene per un motivo che non rientra tra quelli legittimi (lavoro, salute, urgenti necessità, attività motoria etc.) possiamo essere denunciati anche per violazione dell’ordine dell’autorità (art. 650 codice penale), reato punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro (art. 3, comma 4, del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, richiamato dall’art. 4, comma 1, DPCM 8 marzo 2020).

L’art. 650 c.p. è una norma penale in bianco a carattere sussidiario, cioè può trovare applicazione solo quando il fatto non sia previsto come reato da una specifica norma del codice.

Il reato si configura solo quando si tratta di provvedimenti urgenti, adottati in relazione a situazioni non previste da alcuna norma specifica. È questo il caso dell’emergenza Covid-19, per la quale il Governo ha dovuto emettere decreti per contenere e impedire il diffondersi del virus.

Tale sanzione si applica anche per la violazione del divieto di assembramento e nel caso di attività motoria o sport praticato in gruppo.

Chi si trova in quarantena o risulti positivo al virus, non può per nessun motivo, uscire da casa. In caso contrario, rischia l’arresto immediato in quanto si viola l’articolo 452 del codice penale, cioè quello che disciplina i reati colposi contro la salute pubblica. La pena in questo caso può arrivare fino ai 12 anni di carcere.

A chi abbia sintomi da infezione respiratoria e febbre superiore a 37,5 gradi viene raccomandato di rimanere a casa, rivolgersi al proprio medico e di limitare al massimo il contatto con altre persone.

Se noi usciamo di casa, a piedi o in auto, sprovvisti del modulo con cui attestiamo, sotto la nostra penale responsabilità, il motivo per cui ci siamo allontanati dalla nostra abitazione, domicilio o residenza, e tale motivo è legittimo (salute, lavoro etc.), ciò di per sé non costituisce reato. Se saremo fermati dagli agenti di pubblica sicurezza, potremo compilare al momento i moduli di autocertificazione prestampati già in loro dotazione. Se lo spostamento avviene a cadenza fissa, può essere specificato nel modulo in questione. Il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, ha sottolineato comunque che è fortemente raccomandato di portare sempre con sé l’autocertificazione,  scaricabile dal sito del Ministero dell’Interno https://www.interno.gov.it/it/notizie/nuovo-modello-autodichiarazioni

e comunque agevolmente reperibile in Rete.

In sintesi, dobbiamo evitare di uscire di casa se non per comprovati motivi di lavoro, salute, estrema necessità ed, in ogni caso, nell’allontanarci dalle nostre abitazioni siamo obbligati a rispettare la distanza interpersonale di un metro ed evitare assembramenti.

Avv.ti Piera Di Stefano e Michele Di Somma – Avvocato del Web®

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