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Ho conosciuto HPC5, il super computer di ENI. Tra i primi 10 al mondo

Il 6 febbraio 2020,

sono stato al Green Data Center di ENI, dove, unico delle associazioni consumatori, ho partecipato all’evento di lancio del nuovo #HPC5.

Moderava l’evento Daniele Manca, vicedirettore ed editorialista del Corriere della Sera, che si è confrontato con l’Amministratore Delegato Eni Claudio Descalzi.

L’apertura dell’evento l’ha fatta #HPC5 in persona. Prima dell’inizio si è manifestato e ha preso forma sul maxi schermo dove con voce molto calda e cordiale, si è presentando salutando il pubblico. In realtà probabilmente era un video pre-montato dalla regia, ma mi piace pensare che sia stato lui.

Probabilmente è già dotato di intelligenza artificiale, e magari attraverso i modelli di machine learning, #HPC5 molto presto potrà offrire la sua intelligenza direttamente dalle pompe di benzina, svolgendo anche servizi per la collettività, come il monitoraggio ambientale dell’area limitrofa alle pompe, l’analisi istantanea della qualità dei carburanti, lo screening delle emissioni dei veicoli o tante altre attività a supporto di una nuova visione di responsabilità sociale, che ENI sembra proprio aver imboccato.

Per il momento il suo ruolo è quello di essere da analista e advisor per ENI, durante la fase di ricerca degli idrocarburi, prima di scavare i pozzi, per evitare costi inutili e ridurre al minimo il rischio.

Mi piace pensare che una delle principali aziende italiane abbia puntato tutto su algoritmi proprietari e big data. #HPC5 con i suoi 52 PetaFlop/s si annovera tra i più potenti al mondo tra quelli industriali e in Italia comunque è il principale super computer privato.

Questo vuole dire(ma non ne avevo dubbi) che anche ENI si sta velocemente aprendo all’innovazione esponenziale che nel decennio 2020/30 cambierà radicalmente il nostro modo di vivere.

Voglio esserci anche quando annuncerà il passaggio da calcolo computazionale tradizionale a quello quantistico. E ci sarò.

La genesi di HPC: una storia in continua evoluzione

A ottobre 2013 Eni inaugura a Ferrera Erbognone il Green Data Center, realizzato per ospitare i sistemi informatici centrali di elaborazione dell’azienda dal punto di vista gestionale che per quanto riguarda la simulazione sismica (High Performance Computing). L’obiettivo è quello di “dare un’energia nuova all’energia” grazie a un prototipo di eccellenza, innovativo e sostenibile. Nel luglio 2014 nasce invece HPC2, il secondo sistema di High Performance Computing dell’azienda. Un nuovo supercomputer che utilizza un approccio innovativo basato sull’uso di acceleratori di calcolo operanti insieme ai tradizionali processori, la cosiddetta “hybrid cluster architecture”. 1500 nodi di calcolo, con più di 30.000 core complessivi, ai quali si affiancano 3000 acceleratori NVIDIA Tesla GPU collegati da una interconnessione InfiniBand ad alta velocità.

Nel 2017 nasce HPC3, che insieme al suo predecessore arriva a fornire a Eni una potenza di calcolo totale effettiva di 5,8 PetaFlop/s, con una potenza di picco di 8,4 PetaFlop/s. Un nuovo cluster basato su architetture di tipo ibrido, che utilizzano schede grafiche come acceleratori di calcolo operanti insieme ai normali processori. Nel gennaio 2018 è il turno poi di HPC4, che debutta come la più potente infrastruttura al mondo a livello industriale, con una performance di picco pari a 18,6 PetaFlop/s che, associata a quella del sistema di supercalcolo già operativo (HPC3), porta l’intera infrastruttura a raggiungere una disponibilità di potenza di picco pari 22,4 PetaFlop/s, vale a dire 22,4 milioni di miliardi di operazioni matematiche svolte in un secondo. È così che arriviamo a oggi, alla realizzazione di HPC5 e del suo enorme potenziale.

La tecnologia

HPC5 è una batteria di unità di calcolo parallelo in grado di sviluppare una potenza di elaborazione pari a 51,7 Petaflop/s di picco. Associata al sistema di supercalcolo che era già operativo dal 2018 (HPC4), l’infrastruttura raggiunge una potenza di picco di 70 Petaflop/s: vale a dire 70 milioni di miliardi di operazioni matematiche svolte in un secondo. Il suo nome completo è High Performance Computing – layer 5: è l’ultima generazione dei nostri supercomputer, uno fra i dieci supercomputer più potenti al mondo, e il primo in assoluto fra i computer non governativi. Ma è anche fra i primi supercomputer più green del mondo, cioè con il minor consumo di energia elettrica per Petaflop/s . Se poi trascuriamo i computer sperimentali prendendo in considerazione solo i veri sistemi di supercalcolo, diventa il primo computer al mondo per risparmio energetico. Un solo Watt di elettricità gli permette di calcolare quasi venti miliardi di operazioni al secondo. Le sue prestazioni ci permettono di utilizzare algoritmi di elaborazione dei dati provenienti dal sottosuolo molto sofisticati, anch’essi sviluppati internamente. Le informazioni geofisiche e sismiche che raccogliamo in tutto il mondo vengono inviate ad HPC5 per essere processate. Da esse, il sistema elabora modelli del sottosuolo molto approfonditi, da cui riusciamo a individuare cosa si nasconde diversi km sotto la superficie: è così che abbiamo trovato Zohr, il più grande giacimento a gas mai scoperto nel Mediterraneo.

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