Consumatori

Il nuovo nemico dei consumatori chiamato “Greenwashing”- di F.Luongo

Viviamo in un pianeta che per la crescita spasmodica dei consumi, cui partecipa solo una minoranza della popolazione, è sempre più a rischio e i drastici cambiamenti climatici cui assistiamo impotenti  ne sono l’aspetto più drammatico.

L’ultima edizione del Global Enviromental Outlook delle Nazioni Unite ha lanciato un allarme preciso sull’inquinamento ambientale dell’aria e delle acque in cui ogni anno riversiamo 8 milioni di tonnellate di plastica, ma ha anche chiarito che esistono già oggi  scienza e tecnologie per creare percorsi di sviluppo sostenibili.

È un dato di fatto che la sensibilità verso le tematiche ambientali è finalmente cresciuta grazie all’impegno di molte associazioni ed attivisti, tra cui certamente  la piccola Greta Thunberg ha il merito di aver rinnovato una attenzione mediatica senza precedenti sul tema delle emissioni inquinanti che, se non ridotte di almeno il 15% l’anno, rischiano di rendere il riscaldamento globale irreversibile entro i prossimi 8 anni.

Non è solo la mancanza di una reale volontà della classe politica ad impedire un cambio di paradigma industriale più rispettoso dell’ambiente, ma la superficialità se non la malafede di troppe aziende che preferiscono sfruttare i temi ecologici per meri fini pubblicitari ingannando i clienti sul positivo impatto ambientale connesso all’utilizzo dei propri prodotti.

Negli ultimi anni il nuovo pericoloso nemico dei consumatori è il cosiddetto Greenwashing, ovvero il marketing mirato a costruire una immagine ecofriendly delle imprese distogliendo l’attenzione dagli effetti negativi per gli ecosistemi causati dalle proprie attività o prodotti.

Negli USA la persistenza pubblicità eco-ingannevoli ha portato la Federal Trade Commission già nel 2012 a varare precise linee guida.

Solo grazie alla sensibilità ed all’iniziativa portata avanti con tenacia dal Movimento Difesa del CittadinoLegambiente e la European Federation for Transport and Environment AISBL l’Italia ha avuto a gennaio una prima importante decisione contro il Greenwashing con l’irrogazione di una sanzione di 5 milioni di euro da parte dell’Antitrust a Eni per la promozione pubblicitaria del proprio carburante EniDiesel+.

La diffusione di informazioni ingannevoli e omissive riguardo al positivo impatto ambientale connesso all’utilizzo del carburante presunto “bio”, nonché riguardo alle particolari caratteristiche in termini di risparmio dei consumi e di riduzione delle emissioni gassose sono state ritenute  dal Garante pratiche commerciali scorrete ai sensi degli artt. 21 e 22 del Codice del Consumo, in quanto contrarie alla diligenza professionale e idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore.

Lo  storico provvedimento dell’Autorità rappresenta una prima pietra miliare nella nuova battaglia di civiltà per la tutela ambientale ed uno sviluppo realmente ecosostenibile dei processi industriali che cittadini e associazioni devono portare avanti sollecitando  la politica ed un  mondo finanziario ed industriale ancora troppo rivolti  alla narrazione più che alla concretezza ed alla volontà di salvare questo mondo che lasceremo alle future generazioni.

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