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Incidenti stradali, un bollettino di guerra. 3000 morti e 34 miliardi di spesa

Fonti varie

I costi sociali degli incidenti stradali nel nostro Paese? Secondo le ultime ricerche sarebbero addirittura sottostimati.

A rivelarlo è Asaps, la più grande agenzia di sicurezza stradale italiana, che insieme all’Associazione Lorenzo Guarnieri Onlus ha condotto uno studio prendendo in esame i dati ANIA, MIT, WHO e Istat.

Intrecciando le statistiche di incidentalità si scopre che i numeri degli incidenti, dei morti, dei feriti, e quindi dei costi sociali, sono molto più alti di quelli rilevati da ACI-ISTAT.

Si passa quindi da 17 a quasi 34 miliardi di euro annui che gravano sulla comunità e impattano per il 2% del PIL italiano, una cifra doppia rispetto a quella generalmente diramata.

E se il periodo di lockdown ha fatto crollare il numero di incidenti, le riaperture con la fisiologica ripresa del traffico stanno riportando i dati a livelli pre pandemici.

A preoccupare è soprattutto l’insufficiente livello raggiunto dall’Italia in materia di sicurezza stradale passiva, deputata a proteggere gli occupanti delle vetture dalle conseguenze di un incidente.

Conseguenze che spesso si rivelano fatali.

Lo scorso 3 ottobre un uomo ha perso il controllo della sua auto, sulla Provinciale 77, all’altezza dell’uscita di Caccamo, probabilmente a causa del manto stradale scivoloso per pioggia, schiantandosi contro la cuspide stradale.

Fortunatamente a protezione della biforcazione era stato installato un attenuatore d’urto frontale che ha permesso di assorbire la forza cinetica del veicolo, attutendo di fatto l’impatto.

L’auto risulta danneggiata, mentre il conducente non ha riportato nessuna grave conseguenza.

Sulle strade italiane sono presenti numerosi ostacoli fissi che sfortunatamente non sono adeguatamente protetti: cuspidi stradali, alberi, pilastri, muri nelle gallerie, caselli di pedaggio, ingressi delle aree di servizio e in particolar modo le parti terminali dei guardrail, che possono trasformarsi in lame taglientissime o in vere e proprie rampe di lancio che fanno decollare l’auto che vi impatta.

Protezioni efficaci per questo genere di ostacoli esistono eccome, così come le aziende italiane che le realizzano, eppure il problema sembra essere legato soprattutto ad una scarsa sensibilizzazione del problema presso l’opinione pubblica.

Il Codice della Strada prevede che i gestori stradali siano ritenuti responsabili, anche penalmente, per la mancata manutenzione del proprio tratto di competenza, inclusa la rimozione o la messa in sicurezza di questi ostacoli che contribuiscono a generare danni sociali ed economici allo Stato di grande rilievo.

Roberto Impero, esperto di sicurezza stradale e imprenditore a capo di SMA Road Safety, è da sempre schierato in prima linea contro l’inadeguatezza tutta italiana della sicurezza stradale passiva.

La sua azienda, oltre alla produzione di dispositivi di ritenuta frontale (attenuatori) e laterale (barriere laterali) venduti in tutto il mondo, si impegna da anni a sensibilizzare addetti al lavoro e grande pubblico sul tema della protezione degli ostacoli fissi.

Nonostante la loro pericolosità sia sotto gli occhi di tutti – ci ha spiegato Roberto Impero – non è ancora stata presa una misura seria sul piano istituzionale, e gli ostacoli fissi continuano indisturbati a mietere vittime ogni giorno”.

Mentre nel resto d’Europa si è sviluppata negli ultimi anni una grande attenzione a questi aspetti specifici della sicurezza stradale, non si può dire lo stesso per l’Italia, tra le maglie nere in quanto a morti e feriti.

Spiega Impero che “In Italia ogni anno circolano circa cinquanta milioni di veicoli, con una media di centocinquanta mila incidenti stradali che causano duecentomila feriti e tremila i morti. Gli scontri più gravi si registrano nelle strade extraurbane.*. Spesso accade inoltre che i dispositivi installati sulle strade, per proteggere gli automobilisti, diventino essi stessi degli ostacoli pericolosissimi. L’esempio più concreto è rappresentato dalla parte terminale del guardrail che, se non adeguatamente protetta da apposito terminale di sicurezza, in caso di impatto penetra nell’abitacolo con conseguenze molto gravi per conducente e passeggeri. Il 10%* degli incidenti più tragici avviene infatti per sbandamento del veicolo contro ostacoli stradali, non adeguatamente protetti. Siamo tutti coinvolti: automobilisti, gestori stradali, installatori dei dispositivi di sicurezza, produttori di dispositivi di ritenuta, enti pubblici. Tutti possono rischiare la vita sulla strada e, ognuno, può – a suo modo – agire per migliorare la grave situazione attuale, denunciando la presenza di pericoli sulle strade che percorre tutti i giorni e pretendendo che vengano messi in sicurezza.”

 

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