Consumatori

Obsolescenza| Pezzi di ricambio almeno per 7 anni

Dichiarazione di Luigi Gabriele esperto in tutela del consumatore e editor di consumerismo.it- “In un ODG(ordine del giorno) presentato alla Camera il 1 ottobre dagli On.li Baldelli , Battilocchio ed altri, è stata recepita anche in Italia la normativa europea che prevede che per contrastare l’obsolescenza programmata, i pezzi di ricambio siano disponibili almeno per 7 anni dopo l’uscita in produzione di un elettrodomestico.”

Devo confermare che ancora una volta, l’impegno che l’On.le Baldelli si era preso con i rappresentanti dei consumatori di voler contrastare questo fenomeno, è stato rispettato.

“Sono molto contento per l’accoglimento da parte del governo dell’ordine del giorno di Forza Italia sul tema della obsolescenza programmata”. Lo afferma il vicepresidente del gruppo Forza Italia alla Camera Simone Baldelli. L’odg impegna l’esecutivo a intervenire nella fase ascendente in sostegno alla normativa europea che riguarda i prodotti elettrici ed elettronici, prevedendo che dal 2021 siano disponibili per 7 anni i pezzi di ricambio per le apparecchiature fuori produzione. “Con questa iniziativa – aggiunge – Forza Italia ha voluto impegnare il governo su un tema che ha grande impatto sull’ambiente, perché allunga la vita dei prodotti elettronici, sull’economia circolare e sui diritti dei consumatori”

ORDINE DEL GIORNO

AC 1201-B

Legge di delegazione europea 2018

premesso che:

la legge di delegazione europea 2018 contiene importanti disposizioni in materia ambientale, in attuazione di talune direttive europee, con particolare riguardo agli articoli 14 e 15;

in particolare, l’art. 14 concerne l’attuazione della direttiva (UE) 2018/849 relativa ai veicoli fuori uso, della direttiva 2006/66/CE, relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e della direttiva 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), con l’obiettivo di migliorare la gestione del ciclo dei rifiuti e, in tale contesto, la qualità del flusso informativo dagli Stati membri alle autorità europee in ordine all’efficacia e ai livelli di tutela ambientale della gestione del ciclo dei rifiuti, realizzando altresì un sistema unico di gestione;

l’art. 15 prevede il recepimento della direttiva (UE) 2018/850 relativa alle discariche di rifiuti, nel cui ambito rileva la delega al governo al fine di procedere a una complessiva riforma della disciplina circa la tracciabilità e la qualifica di rifiuto (end of waste), in adeguamento a quanto previsto dalla normativa europea, secondo la quale “un rifiuto cessa di essere tale quando è stato sottoposto a un’azione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo”. Tale adeguamento è finalizzato a favorire una completa economia circolare;

costruire un sistema efficiente per lo smaltimento, il recupero e il riciclo dei rifiuti, con particolare riguardo ai prodotti elettrici ed elettronici, è un obiettivo decisivo, nell’ambito della strategia che l’Unione europea è chiamata ad operare nei prossimi anni, improntata al contrasto degli effetti dei cambiamenti climatici e allo sviluppo della c.d. green economy;

i rifiuti elettronici (RAEE) sono in costante aumento: ogni anno vengono prodotti 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, ma solo il 20% viene riciclato, mentre risulta che nell’Unione Europea soltanto il 35% di tutti i prodotti elettronici viene smaltito correttamente;

su tali tematiche si sta facendo strada la consapevolezza e l’esigenza di intervenire con un sistema di regole europee rinnovate, al fine di impedire che, a fronte di un vertiginoso aumento di apparecchiature elettroniche (computer, smartphone, lavatrici, aspirapolveri, ecc) immesse sul mercato, solo una piccola parte di esse venga riparata, mentre la maggior parte viene interamente sostituita e rientra in quel fenomeno che va sotto il nome di “obsolescenza programmata” (con fine vita e non riparabile); allungarne il ciclo di vita, favorendo la riparazione e il riuso, nell’ambito di una funzionante economia circolare, ridurrebbe di molto la forte incidenza del loro impatto sull’ambiente;  

secondo un recente studio del New York Times, allungando anche solo di un anno la vita media dei cellulari si risparmierebbero 2,1 milioni di tonnellate di CO2; per un solo anno in più di vita di computer portatili, si risparmierebbero 1,6 milioni di tonnellate di CO2; per un solo anno in più di vita delle lavatrici si risparmierebbero 0,25 milioni di tonnellate di CO2 (con maggiori risparmi a fronte di un maggiore allungamento degli anni rispetto all’obsolescenza programmata);

in tale direzione, in sede europea è iniziato un percorso di riforma legislativa che punta a estendere la vita dei prodotti elettrici ed elettronici, soprattutto dei grandi elettrodomestici, tramite l’aggiornamento della direttiva Ecodesign (che definisce le etichette di efficienza energetica). È in corso di esame una nuova proposta, su cui lo scorso dicembre la Commissione Europea si è espressa favorevolmente, per estendere la vita di frigoriferi e lavatrici, includendo già lampadine, schermi elettronici (sopra i 100 centimetri quadrati) e lavastoviglie. La nuova normativa Ue, in via di definizione, prevede che, a partire dal 2021, i pezzi di ricambio (che permettono di poter riparare, di riusare e riciclare) debbano restare disponibili per 7 anni da quando un modello elettronico va fuori produzione (e 10 anni per le lavatrici), prevedendo altresì che tali prodotti siano progettati in modo da consentire il ricambio agevole di diverse parti rotte o consumate (right to repair) e regole semplici per lo smontaggio; un primo passo importante, anche se al momento gli smartphone sono esclusi dall’ambito di applicazione.

Impegna il governo

Ad appoggiare nelle compenti sedi europee la nuova proposta normativa europea, in via di definizione in fase ascendente, che prevede interventi innovativi in funzione antispreco, in materia di riciclo e riuso, con particolare riferimento ai prodotti elettrici ed elettronici  (RAEE) e ad alto valore tecnologico, al fine di facilitarne la riparazione e allungarne la vita, incentivando misure che in tal modo permetterebbero di ridurne l’impatto ambientale e di incoraggiare  lo sviluppo dell’economia circolare.

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