News

Si può vivere in un mondo senza plastica?


Da VISIONARI Weekly 24/01/2020 
Guardiamoci intorno: ogni cosa che compriamo ha un involucro di plastica. Certo, esistono materiali alternativi, biodegradabili e a minore impatto ambientale. Tuttavia, non sono facilmente implementabili per i prodotti di consumo.  
 🌱🌱 La plastica fa bene all’ambiente
 Nel XIX secolo nasceva l’elettricità, l’automobile, l’industria. Queste tecnologie dipendevano da manodopera e risorse naturali. Un’auto era in ferro, legno, particolari in avorio – l’industria utilizzava tante risorse umane, bruciava carbone – e le lampade consumavano grandi quantità di shellac come isolante.  La produzione industriale stava per incepparsi: presto le risorse naturali sarebbero finite.  Cosa avremmo fatto quando l’ultimo elefante sarebbe morto per il suo avorio? 

Urgeva una soluzione che preservava l’ambiente: si organizzarono Grand Challenges con premi in denaro per chi avesse trovato una soluzione efficace e a basso impatto ambientale. Dire nel 2020 che la plastica faccia bene all’ambiente suona assurdo. Ma nel 1900, quando è nata la bakelite, non lo era affatto.
Si potevano produrre oggetti di consumo durevoli, isolare elettricamente le lampade, proteggere cibo e vivande – senza intaccare risorse naturali come carta, legno e avorio.  
  🤔🤔​Cosa faremmo senza plastica? La plastica ci ha aiutato molto. Non solo ha dato lavoro a milioni di persone, ma ci ha permesso di creare una moltitudine di oggetti diversi, partendo da materiali sintetici. Il valore della plastica sta nella scalabilità e nella facilità di produzione. Oggi, con un investimento di 30.000 Euro, un’azienda può costruire uno stampo ad iniezione a multipla uscita – ovvero può produrre più di un particolare alla volta – e stampare in poco tempo milioni di oggetti tutti uguali. Esistono diversi tipi di plastica: dal PET delle nostre bottiglie d’acqua al policarbonato, materiale super resistente all’impatto e allo stress meccanico. Ci sono anche plastiche nascoste, che non vediamo immediatamente: la resina acrilica è all’interno dei nostri vestiti e utilizzata nelle vernici delle nostra mura. Ha permesso il trasporto di oggetti in tutto il mondo, sia per gli imballaggi, sia perchè gli oggetti, non essendo di origine naturale, sono più durevoli. 
 Siamo sicuri che il nemico di oggi è la plastica?  
 ♻️♻️From Trash to Treasure  Una delle nuove frontiere è il materiale biodegradabile. Chi lavora o studia nel campo dei materiali, spesso sente richieste come:

“Vorrei un materiale che sia resistente agli UV, con alta resistenza all’impatto, trasparente, resistente ad ogni detergente chimico, che non si graffi e naturalmente, che sia biodegradible”. Materiali del genere ad oggi non esistono. E la domanda che dovremmo porci è: serve davvero creare un nuovo materiale, se possiamo riciclare? Per fare un esempio: nelle discariche e negli oceani ci sono 6,3 miliardi di tonnellate di rifiuti plastici ed ogni anno si producono 300 milioni di tonnellate di plastica. Ciò vorrebbe dire, che in giro per il Mondo ci sono 20 anni di produzione mondiale di plastica. Inutilizzati. Di media, produrre un oggetto in plastica riciclata consuma il 66% di energia in meno, rispetto alla produzione con plastica vergine. Esiste una strada praticabile per recuperare la plastica da discariche e oceani? Sì e no.
Progetti come The Ocean Cleanup stanno già pulendo la plastica dall’oceano. Ci sono voluti parecchi milioni di Euro, tra investimenti privati e crowdfunding per riadattare le navi alla raccolta di rifiuti. Partire dal proprio garage, non è semplice. Trovare uno scopo alla spazzatura è molto importante oggi. La filosofia del “from trash to treasure” ruota intorno a questo: scomporre la spazzatura nei suoi componenti chimici base e rimodellarli.  Una delle applicazioni che unisce questa filosofia al biodegradabile è il KartaPack (foto qui sotto). Un materiale ricavato da magliette e pezzi di tessuto di scarto. Viene compresso e diventa molto rigido: ciò apre la strada per imballi usa e getta, tenendo presente che è un materiale biodegradabile. Ad oggi, ci manca la prima vera applicazione commerciale e su larga scala di prodotti di riciclo. Ma qui, in Italia, abbiamo alcuni grandi vantaggi: abbiamo dato i natali a Giulio Natta, inventore del polipropilene; abbiamo una grande industria di lavorazione di materie plastiche; abbiamo una rete diffusa di Università.  Saremo in grado di trovare metodi migliori per rendere preziosa la spazzatura?   
 VISIONARI ETS-APS
Back to top button