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Sicurezza e protezione dati, il GDPR e gli altri strumenti per proteggere la privacy dei consumatori

La maggior parte degli italiani crede che le singole azioni compiute ogni giorno sul web, online e offline, vengano monitorate dalle varie aziende con una certa regolarità. Si tratta, in verità, di una sensazione così comune che, secondo uno studio recente, circa il sessanta per cento della popolazione del Bel Paese afferma di non pensare che sia possibile oggi “passare” sulla rete senza lasciare una traccia che viene raccolta successivamente da terzi. Gli italiani, dunque, credono di avere uno scarso controllo sui dati che, nelle comuni azioni che si svolgono quotidianamente sulla rete, vengono trasmessi alle varie aziende o anche ai siti istituzionali.

A pochi anni dalla sua entrata in vigore secondo la normativa promulgata dalla Comunità Europea, il GDPR (acronimo per General Data Protection Regulation, ovvero Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati), lo strumento voluto dalla UE per la protezione dei dati personali dei suoi cittadini residenti, ha senza dubbio innalzato il livello di guardia della maggior parte delle aziende verso il cosiddetto data breach, favorendo così maggiore protezione e sicurezza nella gestione dei processi finalizzati al contrasto della violazione dei dati. Tuttavia, fino allo scorso anno, meno di una azienda su tre in Italia aveva adempiuto alle nuove normative europee in materia di protezione dei dati.

Inizialmente anche colossi del campo dei social network come Tumblr hanno riscontrato non poche difficoltà (tuttavia superate egregiamente) per adeguarsi ai nuovi standard voluti dalla UE. Per altri versi, invece, alcune realtà che operano nel settore dei servizi informatici alle aziende, come nel caso del gruppo TeamSystem, hanno provveduto a implementare i parametri del GDPR direttamente ai propri clienti attraverso una massiccia campagna di aggiornamento software. Anche nel campo del divertimento digitale, come per il marchio PokerStars Casino, molte aziende di rilievo internazionale si sono immediatamente mosse per venire incontro alle richieste della comunità europea in materia di data breaching.

Ma quanto è stato efficace, sinora, questo strumento? Sostanzialmente, l’abitudine a consumare velocemente e voracemente i prodotti della rete (siano questi le notizie del giorno o qualsiasi altro tipo di attività che viene svolta su internet nell’arco della giornata) ha di fatto reso vana l’applicazione delle normative europee in materia di protezione dei dati. Questo perché soltanto un italiano su cinque afferma di aver letto (fino alla fine) almeno una volta la dicitura che viene accompagnata all’autorizzazione del trattamento dei dati personali. Più in generale, manca una certa comprensione delle normative in materia di privacy sulla rete da parte del grande pubblico dei consumatori.

Questi dati indicano una generale diffidenza dei cittadini sullo stato della privacy su internet ai giorni nostri. Nasce così l’esigenza di proteggere ulteriormente i dati che vengono messi in circolazione da ciascuno sulla rete. Ogni sito internet, ad esempio, potenzialmente potrebbe tenere traccia del nostro indirizzo IP (e dunque rilevare la nostra posizione geografica) oppure registrare la nostra attività (come le pagine aperte e il tempo passato sulle stesse).

Esistono alcune piccole soluzioni da mettere in atto per ovviare a questo. Come, ad esempio, adottare un VPN, ovvero camuffare il proprio indirizzo IP per mezzo di un server esterno. In questo modo, i nostri dati vengono letti soltanto dai diretti interessati, di fatto impedendo agli altri di sfruttare le nostre informazioni per fini commerciali. Navigare sulla rete in maniera anonima, o meglio, senza lasciare traccia del proprio passaggio è possibile anche utilizzando alcuni browser particolari come Tor. Si tratta, in sostanza, di un programma per navigare su internet, molto simile ai più famosi Chrome o Firefox; la differenza è che con Tor si viaggia su una rete alternativa, i cui server vengono gestiti da volontari del progetto Tor. Come questo sistema, la privacy dei propri dati è praticamente garantita anche se, l’utilizzo di questo browser, essendo a bassa latenza, va a incidere sulla velocità di navigazione (che risulta molto più lenta) essendo la rete di Tor costellata da più nodi attraverso i quali fanno spola dati e informazioni.

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