CATEGORIA: Banche, credito e finanziamenti

Hai firmato una fideiussione: puoi ancora tirartene fuori?

Tre clausole dei moduli bancari sono nulle, e una fa rivivere un termine di sei mesi che spesso non è stato rispettato: come si verifica e come si recede.

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Hai firmato per un figlio che apriva un’attività, per un fratello, per la società in cui lavoravi. Sono passati anni, di quel debito non sapevi più nulla, e oggi arriva a te un decreto ingiuntivo per l’intero importo, interessi compresi. La fideiussione è l’impegno che si firma con più leggerezza e che produce le conseguenze più pesanti. Ma non tutto quello che è scritto in quei moduli è valido, e ci sono termini che giocano a favore del garante.

Con la fideiussione rispondi con tutto il tuo patrimonio del debito di un altro, e la banca può chiedere a te l’intero senza prima escutere il debitore, se hai rinunciato al beneficio. Ma nelle fideiussioni che riproducono lo schema bancario diffuso alcune clausole sono nulle, e una di queste fa rivivere un termine di decadenza di sei mesi che spesso non è stato rispettato.

Che cosa si firma davvero

Con la fideiussione garantisci l’adempimento di un’obbligazione altrui. Se il debitore non paga, il creditore si rivolge a te, e la tua responsabilità è illimitata: non riguarda solo un bene, riguarda tutto quello che hai.

Due clausole, quasi sempre presenti, peggiorano ulteriormente la posizione. La rinuncia al beneficio della preventiva escussione, che consente alla banca di chiedere a te prima ancora di aver tentato con il debitore. E la solidarietà fra più garanti, per cui ciascuno può essere chiamato per l’intero, salvo poi rivalersi sugli altri.

C’è poi la distinzione fra fideiussione specifica, che garantisce un’operazione determinata, e fideiussione omnibus, che garantisce tutte le obbligazioni presenti e future del debitore verso la banca. Quest’ultima è la più insidiosa, perché copre anche quello che verrà dopo la tua firma, ed è il motivo per cui la legge impone che vi sia indicato un importo massimo garantito: se manca, per i debiti futuri la garanzia non regge.

Le clausole nulle, e perché contano

Per anni le banche hanno usato moduli conformi a uno schema predisposto dall’associazione di categoria, che l’autorità di vigilanza aveva censurato come intesa restrittiva della concorrenza. Nel 2021 le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno stabilito che tre clausole di quello schema sono nulle, e che la nullità è parziale: cade la singola clausola, il resto della garanzia resta.

Le tre sono queste. La clausola di reviviscenza, che obbligava il garante a restituire alla banca le somme che questa avesse dovuto a sua volta restituire, per esempio in caso di revoca di pagamenti nel fallimento del debitore: caduta quella, il rischio resta sulla banca. La clausola di sopravvivenza, che manteneva in piedi la garanzia anche se l’obbligazione principale era invalida: caduta quella, torna a valere il principio per cui la garanzia segue il debito garantito. E la deroga al termine previsto dal Codice civile, che è quella che produce gli effetti più concreti.

I sei mesi che possono liberarti

La regola generale è che il fideiussore resta obbligato dopo la scadenza dell’obbligazione principale solo se il creditore ha proposto le sue istanze contro il debitore entro sei mesi e le ha proseguite con diligenza. Lo schema bancario derogava a questa regola, togliendo il termine. Dichiarata nulla quella deroga, il termine torna a valere.

La conseguenza pratica è rilevante: se dopo la scadenza del debito la banca ha solo sollecitato, magari con lettere e comunicazioni, senza avviare un’iniziativa giudiziale nei sei mesi, la garanzia può essersi estinta. Le lettere di messa in mora non bastano: serve un’azione davanti al giudice.

Questa eccezione si fa valere nel giudizio, tipicamente nell’opposizione al decreto ingiuntivo, che va proposta entro quaranta giorni dalla notifica. È un termine breve e perentorio, ed è il motivo per cui un decreto ingiuntivo non va mai messo da parte.

Come si esce da una fideiussione

Dalla fideiussione omnibus si può recedere, ma il vale per il futuro: ti libera dalle obbligazioni che sorgeranno dopo, non da quelle già esistenti. Va comunicato per iscritto alla banca, con mezzo tracciabile, e la data di ricezione è ciò che delimita le due aree. È la prima cosa da fare quando il rapporto con il debitore si interrompe, per esempio quando esci da una società o quando un’attività familiare cambia assetto.

Esiste poi uno strumento verso il debitore, previsto dal Codice civile, che consente al garante di chiedere di essere liberato quando ricorrono determinate condizioni, fra cui il peggioramento delle condizioni patrimoniali del debitore.

E c’è la via del e poi del ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario, percorribile quando la contestazione riguarda il rapporto con la banca e non è già pendente un giudizio.

Prima di firmare

Chiedi l’importo massimo garantito e verifica che sia indicato. Chiedi che cosa stai garantendo esattamente: una singola operazione o tutto il rapporto. Chiedi quali clausole riguardano la rinuncia alla preventiva escussione e i termini. E fatti dare copia del modulo firmato: è il documento che, anni dopo, consentirà di verificare se contiene le clausole nulle.

Che cosa fa lo Sportello +Tutela

Lo Sportello +Tutela di Consumerismo esamina il testo della fideiussione e verifica se riproduce le clausole dichiarate nulle, che è il primo elemento da cui dipende la difesa. Ricostruisce le date, scadenza dell’obbligazione garantita e iniziative della banca, per valutare se il termine di sei mesi è stato rispettato. Prepara la comunicazione di recesso quando serve a fermare l’estensione della garanzia e ti indirizza all’assistenza legale per l’opposizione, che ha termini brevi. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.

Quali documenti servono

Il testo integrale della fideiussione firmata, il contratto principale garantito, le comunicazioni ricevute dalla banca con le date, il decreto ingiuntivo o l’atto notificato con la data di notifica, la documentazione delle iniziative assunte dalla banca dopo la scadenza del debito e l’eventuale comunicazione di recesso con la prova di ricezione.

Tempi realistici e possibili esiti

L’opposizione al decreto ingiuntivo va proposta entro quaranta giorni dalla notifica: è il termine su cui si perdono più posizioni. L’esame del testo della fideiussione richiede pochi giorni e dice subito se ci sono clausole nulle da far valere. I giudizi hanno tempi di mesi o anni, ma l’eccezione sul termine di sei mesi, quando i fatti la sostengono, è fra quelle che producono gli effetti più netti. Lo Sportello verifica il testo e le date e prepara la documentazione, senza garantire l’esito.

Per approfondire: Codice civile

Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.

Domande frequenti

La banca può chiedere a me senza aver prima escusso il debitore?

Sì, se nel contratto hai rinunciato al beneficio della preventiva escussione, come accade quasi sempre nei moduli bancari. E se i garanti sono più di uno con vincolo di solidarietà, ciascuno può essere chiamato per l’intero importo, salvo poi rivalersi sugli altri per la rispettiva quota.

Che cosa sono le clausole nulle della fideiussione?

Sono tre clausole dello schema bancario diffuso, dichiarate nulle dalle Sezioni Unite nel 2021: quella di reviviscenza, quella di sopravvivenza e la deroga al termine di sei mesi. La nullità è parziale: cadono le clausole, il resto della garanzia resta valido. La più utile da far valere è la terza.

Che cosa sono i sei mesi di cui si parla?

Dopo la scadenza dell’obbligazione garantita, il fideiussore resta obbligato solo se il creditore ha proposto le proprie istanze contro il debitore entro sei mesi e le ha proseguite con diligenza. Caduta la deroga contenuta nei moduli bancari, quel termine torna a valere, e le sole lettere di sollecito non bastano a rispettarlo.

Posso uscire da una fideiussione che ho firmato anni fa?

Dalla fideiussione omnibus puoi recedere, ma il recesso vale per il futuro: ti libera dalle obbligazioni che sorgeranno dopo la comunicazione, non da quelle già esistenti. Comunicalo per iscritto con mezzo tracciabile, perché è la data di ricezione a separare le due aree.

Mi è arrivato un decreto ingiuntivo: quanto tempo ho?

Quaranta giorni dalla notifica per proporre opposizione. È un termine breve e perentorio, ed è quello su cui si perdono più difese: un decreto ingiuntivo non va mai messo da parte in attesa di capire. Nel frattempo recupera il testo della fideiussione e ricostruisci le date delle iniziative della banca.

Nel modulo non c’era l’importo massimo garantito.

È un elemento rilevante. Per le fideiussioni che garantiscono tutte le obbligazioni presenti e future la legge impone l’indicazione di un importo massimo: in assenza, per i debiti futuri la garanzia non regge. Conserva il modulo firmato, perché è lì che si verifica.

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