Tre anni dall'apertura, il reddito per vivere che resta tuo e l'esdebitazione alla fine: che cosa entra nella liquidazione e che cosa no.
Non tutte le situazioni si risolvono con un piano: quando il reddito disponibile non consente pagamenti significativi, o quando esiste un patrimonio che i creditori hanno diritto di vedere liquidato, la strada è la liquidazione controllata. È la procedura che spaventa di più, e proprio per questo va capita nei dettagli: quello che viene liquidato non è tutto, quello che resta è più di quanto si teme, e alla fine c’è una data.
La liquidazione controllata mette il patrimonio a disposizione dei creditori, gestita da un liquidatore nominato dal tribunale. Restano fuori i crediti impignorabili, i beni che la legge dichiara non pignorabili e la parte di stipendio o pensione necessaria al mantenimento tuo e della tua famiglia, nei limiti che indica il giudice. La procedura resta aperta fino alla fine delle operazioni e in ogni caso per tre anni dall’apertura, al termine dei quali arriva l’esdebitazione.
Quando non esistono le condizioni per un piano sostenibile: il reddito disponibile è troppo basso per una proposta credibile, oppure c’è un patrimonio che rende il piano meno conveniente della liquidazione per i creditori.
La puoi chiedere tu, ma può chiederla anche un creditore, se sei in stato di insolvenza, pure in pendenza di procedure esecutive individuali. Con due limiti che è utile conoscere: la liquidazione non si apre se i debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti sono inferiori a 50.000 euro, e, quando il creditore agisce contro una persona fisica, non si apre se l’organismo di composizione della crisi attesta, su tua richiesta, che non è possibile acquisire alcun attivo da distribuire, nemmeno con azioni giudiziarie.
Chi si muove per primo, con un organismo, conserva margini di scelta sulla procedura e sui tempi che chi la subisce non ha.
Il Codice della crisi indica con precisione quello che non entra nella liquidazione, e sono quattro categorie.
I crediti impignorabili secondo le regole del codice di procedura civile. I crediti alimentari e di mantenimento, gli stipendi, le pensioni, i salari e quanto guadagni con la tua attività, nei limiti stabiliti dal giudice per il mantenimento tuo e della tua famiglia. I frutti dell’usufrutto legale sui beni dei figli e i beni costituiti in fondo patrimoniale con i loro frutti, salvo quanto previsto dal codice civile per i debiti contratti per i bisogni della famiglia. E le cose che la legge dichiara non pignorabili.
La seconda categoria è quella che conta nella vita quotidiana: il giudice fissa in concreto quanto serve al tuo mantenimento, e solo l’eccedenza va alla procedura. Significa che continui a vivere con quella parte. Ed è anche la ragione per cui è utile documentare bene le spese familiari: quella cifra non è una formula astratta, si costruisce sui tuoi numeri.
Aperta la procedura, il tribunale nomina un liquidatore, che redige l’inventario, esamina le domande dei creditori e forma lo stato passivo, liquida i beni secondo un programma e distribuisce il ricavato rispettando le cause di prelazione. I creditori e i terzi hanno un termine per presentare le domande di ammissione al passivo, di restituzione o di rivendicazione.
Tu hai obblighi di collaborazione e di informazione: consegnare la documentazione, comunicare le variazioni, non compiere atti in pregiudizio dei creditori. La violazione di questi obblighi è ciò che mette a rischio l’esdebitazione finale, ed è l’errore da evitare, perché arriva dopo anni di procedura e vanifica tutto il percorso.
La procedura resta aperta fino alla completa esecuzione delle operazioni di liquidazione e, in ogni caso, per tre anni dalla data di apertura: lo prevede il Codice della crisi nel testo modificato dal correttivo del 2024. Decorso il triennio, se l’esdebitazione viene concessa, non possono più essere acquisite alla procedura quote di reddito o beni sopravvenuti.
È il dato che cambia la percezione della procedura: non è un tempo indefinito, è un periodo delimitato, dopo il quale quello che guadagni è tuo.
Alla fine il debitore persona fisica è liberato dai debiti residui non soddisfatti, che diventano inesigibili. L’esdebitazione arriva con provvedimento del tribunale, su cui i creditori possono proporre reclamo.
Restano esclusi dalla liberazione, perché la legge lo dice espressamente, gli obblighi di mantenimento e quelli alimentari, e i debiti da risarcimento di danni da fatto illecito extracontrattuale insieme alle sanzioni penali e amministrative pecuniarie, salvo che siano accessorie a debiti estinti.
E c’è un punto che va detto con chiarezza a chi ha coinvolto la famiglia: l’esdebitazione non pregiudica i diritti dei creditori verso i tuoi coobbligati e i tuoi fideiussori, che restano tenuti. Se qualcuno ha firmato per te, la sua posizione va affrontata a parte.
Lo Sportello +Tutela di Consumerismo ricostruisce con te reddito, spese familiari e patrimonio, perché da quei numeri dipende la cifra che il giudice ti lascerà per vivere: documentarli bene è il modo più concreto di incidere sulla procedura. Verifica se fra i debiti ce ne sono di prescritti, già pagati o contestabili, e quali rientrano fra quelli che l’esdebitazione non cancella, perché è un’informazione da avere prima e non dopo. Controlla la posizione di eventuali garanti e coobbligati, che la procedura non libera. Ti orienta poi verso un Organismo di composizione della crisi iscritto nel registro ministeriale e ti segue durante il percorso. La verifica iniziale della posizione è gratuita. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.
L’elenco completo dei creditori e dei debiti, l’inventario del patrimonio con la documentazione dei beni, la documentazione del reddito e delle spese familiari dettagliate, lo stato di famiglia, gli atti giudiziari ed esecutivi ricevuti, la documentazione delle cause dell’indebitamento, gli atti di disposizione compiuti negli anni precedenti e i contratti in cui compaiono coobbligati o garanti.
La procedura dura almeno tre anni dall’apertura, e più a lungo se la liquidazione dei beni non è conclusa. Le azioni individuali dei creditori confluiscono nel concorso. L’esdebitazione arriva al termine, con le esclusioni di legge e subordinata al rispetto degli obblighi di collaborazione: è la ragione per cui gli adempimenti durante la procedura non sono formalità. Lo Sportello verifica se la liquidazione è la strada e ti orienta all’organismo, senza promettere l’esdebitazione, che spetta al tribunale.
Per approfondire: Codice della crisi
Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.
No. Restano fuori i crediti impignorabili, i beni che la legge dichiara non pignorabili, i frutti dell’usufrutto legale sui beni dei figli e, soprattutto, la parte di stipendio o pensione necessaria al mantenimento tuo e della tua famiglia, nei limiti che il giudice fissa sui tuoi numeri. Solo l’eccedenza va alla procedura.
Sì, se sei in stato di insolvenza, anche in pendenza di esecuzioni individuali. Con due limiti: non si apre se i debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti sono inferiori a 50.000 euro, e, contro una persona fisica, non si apre se l’organismo attesta che non è possibile acquisire alcun attivo da distribuire.
Resta aperta fino alla fine delle operazioni di liquidazione e in ogni caso per tre anni dall’apertura, nel testo modificato dal correttivo del 2024. Decorso il triennio, se l’esdebitazione è concessa, non possono più essere acquisite alla procedura quote di reddito o beni sopravvenuti.
I debiti residui non soddisfatti diventano inesigibili, con provvedimento del tribunale. Restano fuori, per legge, gli obblighi di mantenimento e alimentari e i debiti da risarcimento per fatto illecito extracontrattuale con le sanzioni penali e amministrative pecuniarie non accessorie a debiti estinti.
No. L’esdebitazione non pregiudica i diritti dei creditori verso coobbligati e fideiussori, che restano tenuti verso il creditore. È uno degli aspetti che le famiglie scoprono tardi: la posizione di chi ha garantito per te va affrontata a parte e per tempo.
Il piano destina ai creditori una quota sostenibile del reddito per alcuni anni, di regola senza liquidare il patrimonio e spesso proseguendo il mutuo sulla casa. La liquidazione mette il patrimonio a disposizione e si chiude con l’esdebitazione dopo almeno tre anni. Si scelgono in base a reddito disponibile, patrimonio e obiettivi.
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